
La fragilità dei governi è un problema endemico dell’Occidente? La situazione nella maggior parte dei Paesi del blocco euro-atlantico direbbe proprio questo. Stallo degli esecutivi con motivazioni formali molto diverse tra loro, ma con alla base la mancata risposta ai problemi reali o alle paure della gente tra il dopo pandemia e la crisi economica aiuta adesso anche dalla guerra ucraina.
Le dimissioni di Boris Johnson nel Regno Unito erano state le ultime, clamorose, evoluzioni di un Paese che era considerato la culla del costituzionalismo, come sottolinea Lorenzo Vita si InsideOver. Prima ancora la Francia decisionista, ‘monarchia repubblicana’ senza una maggioranza stabile e politicamente omogenea. E non va meglio a Olaf Scholz, cancelliere che già sconta il fatto di arrivare dopo Angela Merkel, Infine la Spagna, che a questo punto ha uno degli esecutivi più longevi d’Europa, anche se perennemente traballante. Infine il turno dell’Italia, già nella condizione anomala di un esecutivo nato dall’emergenza.
«Le cose non vanno bene nemmeno per uno dei maggiori alleati del blocco euro-atlantico in Medio Oriente, Israele, che addirittura si avvicina a nuove elezioni con il rischio di essere ormai in uno stato di perenne crisi di governi e campagne elettorali». Cinque elezioni politiche in meno di quattro anni, record imbattibile. Sempre in quell’area tralasciamo il Libano il frantumi, la Palestina che non esiste, la Libia che le elezioni proprio non riesce a farle o la Tunisia (o Egitto, o Marocco e Algeria) che di problemi di tenuta sociale uno ne hanno e altri ne inventano. Dello Sri Lanka abbiam o già detto, e lasciamo per ora da parte il caso endemico Argentina e di un bel pezzo di America Latina.
In molti pensano che il problema siano i leader, chi troppo populista chi troppo moderato o poco carismatico, o troppo politico o troppo tecnico. Ma le crisi diffuse rendono improbabile sia solo un problema di leadership il nodo da sciogliere, e già il porsi la questione suscita paura. Autoritarismi in prospettiva per supplire alla inadeguatezze decisionali delle democrazie? Qualcuno, in maniera più o meno apertamente lo sostiene e peggio, lo persegue. Stati Uniti, l’ultra destra suprematista, evangelica e trumpiana, da far paura, tra uno Xi e un Putin che hanno alla spalle regimo assolutisti, ma anche un bel po’ il più di storia e cultura.
Donald Trump era accusato il peggiore della storia americana. Joe Biden, l’esatto opposto, le cui sbandate sulla guerra ucraina fanno quasi più paura della rozzezza del predecessore. Paradossi a inseguirsi. Governi del blocco occidentale ritenuti tendenzialmente stabili dall’Europa orientale, più atlantisti che europeisti: ‘democrazie illiberali’. E nuovi protagonismo planetari da Paesi estranei al blocco occidentale o che ne rimangono ai confini. «Paesi come l’India, la Turchia, la stessa Russia, la Cina e altri Stati mediorientali e nordafricani sono considerati interlocutori privilegiati del sistema occidentale, chi anche come membro (la Turchia), chi come rivale. In ogni caso tutti protagonisti assoluti della politica mondiale».
Robert Kagan, autore citato in parlamento proprio da Draghi non a caso: «L’ordine mondiale liberale in cui viviamo dal 1945 […] non sta tanto bene».