L’economia guida americana e l’incubo dei mutui casa che ritorna

In America l’incubo mutui-casa, segnali da paura per tutto l’Occidente. «Algoritmo della sventura globale», lo chiama impietoso Piero Orteca: «Ciò che sta capitando ora nell’economia americana, potrebbe ripetersi presto nei sistemi europei». Anzi, accade sempre così, ma purtroppo la situazione nella nostra piccola Europa è economicamente più fragile e quindi minacciata. Ma andiamo prima a conoscere meglio le disgrazie altrui.

L’algoritmo della sventura globale

Ormai l’algoritmo della sventura globale lo conoscete: ciò che sta capitando ora nell’economia americana, potrebbe ripetersi presto nei sistemi europei. Tutti messi peggio di quelli Usa, per la verità. Ergo, guarda a Washington e pensa a come prepararti a un atterraggio di emergenza, senza carrello, nel Vecchio continente. Con la speranza di riuscire a non romperti tutte le ossa. Ecco perché parliamo sempre dei sussulti che stanno segnando questo momento storico della Presidenza Biden. Oggi, analizziamo un’altra potentissima discriminante che, per gli elettori americani, spesso è la spia, magari un po’ troppo “immediata”, del successo amministrativo, oltre al prezzo della benzina: i mutui-casa.

Usa economia guida e i mutui casa

Le cifre sono impietose e c’è poco da girarci intorno. L’anno scorso i tassi a 30 anni erano sotto il 2%, ma adesso viaggiano su quote stratosferiche: 5,78%. Naturalmente, c’è un range di analisi diverse sulla complessità del fenomeno inflazionistico, che è alla base dell’esplosione dei tassi d’interesse. Molti pensano che i “superestimoli” trilionari di Biden abbiano inondato il mercato di dollari. L’aumento (abnorme) della massa monetaria, i “colli di bottiglia” nella catena degli approvvigionamenti post-pandemici (i costi di energia, materie prime e semilavorati) e la mazzata dell’invasione russa dell’Ucraina, hanno poi fatto il resto. Così, un’inflazione galoppante ha chiuso il cerchio.

Memoria del ‘crash and panicking’ 2008

La Federal Reserve si è mossa tardi e male, alzando i tassi in più riprese e, ovviamente, generando “aspettative” non proprio ottimistiche. L’inflazione ha rotto tutti gli argini, arrivando all’8’6%, mentre la benzina ha frantumato la barriera psicologica dei cinque dollari al gallone, facendo sprofondare il “job approval” di Biden nei sondaggi. Adesso, però, si apre anche il fronte caldissimo dei mutui-casa, un tema spinoso, quasi tabù in certe congiunture, per colpa del quale molti Presidenti hanno perso penne e piume. Un capitolo già al centro dell’ormai famigerato “crash and panicking” del 2008. La casa è sacra, per gli americani. E se non li metti in condizione di poterne usufruire, in qualche modo te la fanno pagare.

Mutui casa record dal 1987

Secondo il Financial Times, era dal 1987 che i mutui per la casa non erano così cari negli Stati Uniti. Ma quello che fa più paura ai consumatori, secondo gli esperti di mercato, è la straordinaria velocità degli aumenti. Che è legata, aggiungiamo noi, all’incapacità della Federal Reserve di cominciare a domare l’inflazione, nonostante i ripetuti interventi che (quello si) taglieranno la crescita. Il FT scrive di americani “sbalorditi” per la volatilità dei mercati finanziari, che alimenta pericolose aspettative di incertezza.

Tra Financial Times e Wall Street Journal

Ma se la prospettiva espressa dal quotidiano finanziario britannico è pessimistica, ancora più nera è quella che arriva dal “casalingo” Wall Street Journal. “Più del 60% dei massimi dirigenti aziendali americani – scrive il WSJ – si aspetta una recessione nella propria regione geografica, nei prossimi 12-18 mesi”. La percezione della crisi è drammaticamente mutata, insomma, dal momento che, nel 2021, solo il 22% degli intervistati manifestava preoccupazioni per un possibile calo della crescita produttiva. Gli analisti hanno voluto sottolineare anche il peso avuto dal blocco dell’export cinese, a causa della politica “zero covid”. Una scelta che ha congelato un volume considerevole di materie prime e semilavorati, improvvisamente mancato all’industria mondiale.

Pessimismo sul fronte energia

Molti operatori si sono detti pessimisti sulla possibilità di controllare i prezzi alla produzione. Specie per quanto riguarda il costo dell’energia. Altri analisti hanno poi sottolineato le alterazioni della catena di distribuzione dei prodotti e i corrispettivi aumenti nel costo dei trasporti. Aumenti che si scaricano, in maniera significativa, sul prezzo finale dei beni. Ovviamente, si tratta di fenomeni globali, ma che stanno colpendo in maniera particolare la bilancia commerciale americana, perché i prodotti cinesi costano di meno.

Il ritorno americano della Cina

Trump li aveva subissati di dazi doganali, per frenarne l’importazione e alleviare il “rosso cronico” del commercio Usa. Ma l’inflazione e il rischio concreto di perdere le elezioni di Medio termine, in autunno, stanno facendo il miracolo. Infischiandosene di tutti i deficit e pensando invece alla campagna elettorale, Biden ha fatto sapere che “sdoganerà” centinaia e centinaia di prodotti cinesi. Toglierà, insomma, i dazi, abbassando magicamente i prezzi al supermercato.

Si guadagnerà così la gratitudine di Xi Jinping (per quanto gli interessi), l’approvazione dei consumatori in bolletta e, soprattutto, qualche milione di voti in più, a novembre, per le esauste urne del Partito democratico.

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