
È senza dubbio di grande significato la visita congiunta a Kiev dei leader dei tre maggiori Paesi europei. Il messaggio che Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz portano, mano nella mano, all’Ucraina, è di forte solidarietà europea e sostegno concreto alla coraggiosa resistenza di un popolo all’invasione russa. Ma il passaggio dagli atti di solidarietà effettiva, che già ci sono in termini economici e militari, a una road map per la soluzione del conflitto e per il futuro dell’Ucraina è ancora tutto da scrivere. Mentre la posizione di Draghi su questo punto è netta (spetta all’Ucraina decidere i termini delle trattative), quelle di Macron e Scholz restano più sfumate e prudenti, tanto da suscitare qualche irritazione a Kiev.
Nei giorni scorsi, il colloquio all’Eliseo fra Draghi e Macron è durato due ore più del previsto, segno che qualche casella doveva essere sistemata. La Germania ha rovesciato in poche settimane la propria politica militare, ha deciso enormi investimenti nella difesa, manda aiuti e armi a Kiev, ma lo fa con il contagocce. L’Ucraina lancia ogni giorno disperati appelli perché le armi arrivino in grande quantità e siano tecnologicamente attrezzate per affrontare il nemico, ma ogni ora che passa il differenziale delle forze in campo allontana le prospettive di vittoria.
I colloqui a Kiev, proprio per la presenza contemporanea dei tre leader, saranno decisivi per comprendere a quali condizioni si possa immaginare una soluzione del conflitto. Continuando a sostenere genericamente la resistenza ucraina o cominciando a convincere Kiev che qualche concessione territoriale, per quanto ingiusta e dolorosa, sia l’unica via d’uscita?
Macron ha lasciato la Francia pochi giorni prima del secondo turno delle elezioni legislative per visitare diversi Paesi dell’Europa orientale. L’Economist sottolinea come sia giunto il momento che il presidente francese faccia chiarezza nei confronti dei partner europei. «Sembra che il presidente abbia compreso in ritardo fino a che punto la sua posizione sulla guerra in Ucraina stia causando confusione, per non dire diffidenza, ai margini orientali dell’Europa», ha commentato il settimanale britannico.
L’Economist rileva tuttavia che «la Francia sta dando un forte contributo alla deterrenza collettiva europea contro l’aggressione russa e alla difesa del fianco orientale dell’Alleanza». E più in generale, «si presenta come il garante della sicurezza dell’Unione europea», aggiunge la Tribune de Genève.
Ma se questo contributo è evidente, le iniziative diplomatiche di Emmanuel Macron non hanno certo suscitato l’unanimità. L’Economist ricorda in particolare le ore di negoziati trascorse al telefono o di persona dal presidente francese con Vladimir Putin dall’inizio dell’anno; o il suo invito a non umiliare la Russia, che è apparso ambiguo a molti in Europa. Ha fatto soprattutto discutere anche il «timing» della marcia di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa: «Ci vorranno vent’anni». Macron ha immaginato un cerchio di Paesi in anticamera, una condivisione di valori e obiettivi, senza un ingresso organico di nuovi membri.
«Alcuni vedono nella sua posizione un rozzo tentativo di costringere l’Ucraina a cedere parte del territorio occupato dalla Russia per porre fine alla guerra. Ciò ha provocato in Ucraina sgomento e indignazione. Per coloro che già dubitavano degli obiettivi di Macron in questa guerra, i suoi commenti hanno solo confermato i sospetti che il suo sostegno all’Ucraina sia tiepido e che stia cercando un modo per permettere a Putin di salvare la faccia».
In questo contesto, la visita a Kiev servirebbe a dissipare i dubbi. Soprattutto perché le ambiguità del discorso presidenziale possono far dimenticare che, in realtà, la Francia è molto impegnata a fianco dell’Ucraina, sia a livello diplomatico, spingendo per le sanzioni contro la Russia, sia consegnando armi offensive a Kiev.
Per quanto riguarda gli europei, la loro posizione nei confronti della guerra è ora divisa. Secondo un sondaggio dello European Council on Foreign Relations (Ecfr) di Berlino, l’opinione pubblica comincia a divergere sulla necessità o meno di continuare a sostenere Kiev, osserva il Times di Londra, e l’Europa è divisa tra «colombe» e «falchi».
Hanno fatto il giro del mondo, in questo contesto, le ultime parole del Papa, in una lunga intervista da cui emerge un invito ad analizzare il conflitto sotto altri punti di vista, più complessi. In sintesi, una verità scomoda: al di là delle oggettive e pesanti responsabilità della Russia di Putin, secondo Francesco è anche giusto dire che questa guerra è stata provocata e poteva essere evitata.
Nel frattempo, gli ambasciatori dell’Ue hanno iniziato a discutere la proposta francese di una «comunità politica europea», presentata da Macron a Strasburgo il 9 maggio.
Il sito Politico, che ha avuto accesso al documento di lavoro, riferisce che, secondo la proposta francese, una candidatura formale all’adesione all’Ue «non fornisce attualmente il quadro necessario per rispondere alle emergenze geopolitiche e storiche derivanti dalla guerra contro l’Ucraina».