
‘Houston abbiamo un problema’: l’inflazione nel mondo, negli Usa, in Europa e in Italia sembra essere impazzita come il clima. E come c’è la temperatura reale, quella oggettiva misurata dalla colonnina del mercurio del termometro, c’è anche la temperatura percepita soggettivamente: due dati che spesso non coincidono. Anzi, divergono, Lo stesso processo divergente sembra colpire anche l’inflazione che torna in Italia ad accelerare a maggio, dopo il rallentamento di aprile.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo, registra un aumento dello 0,9% su base mensile e del 6,9% su base annua. A maggio i prezzi del cosiddetto ‘carrello della spesa’ accelerano a livelli che non si vedevano da 36 anni, spiega l’Istat. Problema grave condiviso per la tenuta della coesione sociale in Europa dove la nuova fiammata inflazionistica in Germania ha toccato il 7,9% in maggio, ai massimi dal 1973 mentre in Spagna ha toccato l’8.7%.
Il quotidiano della City, Financial Times, ha scritto della stretta monetaria più ampia da 20 anni a questa parte con oltre 60 rialzi dei tassi in tutto il mondo negli ultimi tre mesi. Negli Usa l’inflazione ad aprile ha toccato l’8.3%, annuo. Insomma c’è poco da dire: mal comune mezzo gaudio. Sono tutti preoccupati. Olivier Blanchard, economista del Peterson Institute, ex chief economist del Fmi e docente ad Harvard e al Mit, intervistato da Eugenio Occorsio su Repubblica propone un nuovo grande patto tra aziende, lavoratori e governi per dividersi gli oneri da inflazione. Funzionerà? Sono in molti a vedere all’orizzonte il fantasma della nuova scala mobile.
Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco ha ammonito nelle considerazioni finali ad evitare «una vana rincorsa fra prezzi e salari» di fronte all’aumento dell’inflazione. Per Visco invece di una generale crescita delle retribuzioni agganciandole ai prezzi di alcuni beni, sarebbero opportuni «interventi di bilancio di natura temporanea e calibrati con attenzione alle finanze pubbliche per contenere i rincari delle bollette energetiche e sostenere il reddito delle famiglie.
Funzionerà? Al momento, nota Visco, segnali di «trasmissione delle pressioni dai prezzi alle retribuzioni non si sono finora registrati». Al momento: ma fino a quando?
“L’aumento dei prezzi delle materie prime importate è una tassa ineludibile per il Paese”. Nelle Considerazioni finali Visco ha precisato che “l’azione pubblica può ridistribuirne gli effetti tra famiglie, fattori di produzione, generazioni presenti e future; non può annullarne l’impatto d’insieme. Per quanto riguarda le famiglie, gli interventi calibrati in funzione della loro condizione economica complessiva anziché dei redditi individuali risultano più efficaci nel contrastare le ripercussioni dell’inflazione sulla disuguaglianza”.
La domanda di fondo è la seguente: ci saranno però margini nel bilancio pubblico per queste manovre di sollievo contro l’aumento dei prezzi che in Europa è determinato soprattutto dall’import di energia e alimentari con i prezzi al galoppo? Senza contare che a luglio e a settembre la Bce di Christine Lagarde potrebbe aumentare di 0,25% per volta l’incremento dei tassi di interesse, una mossa che farà aumentare il costo del debito. Sperando almeno che la manovra monetaria restrittiva faccia aumentare il valore dell’euro rispetto al dollaro e con questo faccia da barriera alla cosiddetta inflazione importata.