Gli ‘effetti collaterali’ della guerra sull’economia Usa

L’Opinione pubblica ormai formata più dai social che dai grandi mezzi di informazione schierati politicamente, la pancia che prevale sulla testa. E la folle pensata di un Ministero della Verità. Ma la stessa CNN, vicina ai democratici, avverte che il 66% degli americani ritiene che Biden abbia danneggiato l’economia e addirittura l’80% crede che il suo governo non stia facendo abbastanza per combattere l’inflazione.
La Borsa traballa e i titoli tecnologici crollano. E mentre il Presidente chiede 33 miliardi di dollari, per la guerra in Ucraina, nel 1º trimestre dell’anno il Pil Usa, a sorpresa, va in recessione.
E Biden aveva detto: tranquilli, 17 Premi Nobel hanno scritto che grazie alla mia politica l’America non soffrirà per l’inflazione.

Boomerang sanzioni andata e ritorno

Non gira granché bene per Biden e per i Democratici. L’economia americana è salita sull’ottovolante dell’incertezza e da quelle parti gli elettori non fanno sconti: ci stanno poco a cambiare umore. A novembre si vota per le elezioni di “Midterm” e, visti i chiari di luna dei sondaggi, il Presidente e il suo partito rischiano l’osso del collo. Perdere il controllo del Congresso significherebbe, per Biden, restare all’acqua e al vento di perturbazioni politiche che si annunciano tempestose. I grandi giornali “amici” e anche i network televisivi “simpatizzanti” ormai non bastano più a coprire le magagne.

La politica via Social

Negli Stati Uniti il “politically correct” o “pensiero unico”, chiamatelo pure come vi pare, non funziona. C’è un tale fiorire di giornali, specie on line, che diventa impossibile discriminare le voci “dissidenti”. Che, però, paradossalmente, spesso rappresentano la maggioranza silenziosa dei cittadini. Ma se gli orientamenti delle mille testate sono, bene o male, conosciute e (giocoforza) tollerate, diversa è la questione per i “social”. Quelli sono politicamente incontrollabili e, dunque, pericolosi. Perché spostano consensi a valanga.

Il Ministero della Verità

E se detieni il potere e temi che lo spostino contro di te, allora metti le mani avanti, dicendo che possono comunicare “fake news” e il popolo-bue va “protetto”. Per cui vanno “monitorati” (ed eventualmente chiusi) da un Ministero per la Verità, che deciderà quali siano le notizie reali e quali, invece, siano quelle false. E’ il mostro costituzionale che si è inventato Biden, assassinando il Primo emendamento e creando, di fatto, la “censura per difendere la democrazia”. Che, detta così, sembra una battuta, un ossimoro politico poco spiritoso.

La CNN costretta a reagire

E anche la CNN ha deciso di aprire il fuoco sulla Casa Bianca. Succede, quando non si può più difendere l’indifendibile. “Il Presidente e la sua Amministrazione sembrano pericolosamente vicini – sostiene il prestigioso network televisivo – a una rottura irreversibile della fiducia del pubblico nella loro capacità di fornire prosperità e sicurezza finanziaria, mentre rigide sfide economiche si trasformano in enormi responsabilità politiche”.

La sfiducia americana

Un sondaggio, commissionato dalla stessa CNN, una settimana fa, dice che il 66% degli americani ritiene che Biden abbia danneggiato l’economia e addirittura l’80% crede che il suo governo non stia facendo abbastanza per combattere l’inflazione. I nodi vengono al pettine, la Borsa traballa e i titoli tecnologici crollano. E mentre il Presidente chiede 33 miliardi di dollari, tra annessi e connessi, per la guerra in Ucraina, nel 1º trimestre dell’anno il Pil Usa, a sorpresa, va in recessione. Complicando il lavoro della Federal Reserve, costretta ad alzare i tassi di “soli” 50 punti base. Sufficienti, però, a togliere ossigeno al mercato azionario.

Se l’America fa acqua l’Europa affoga

Occhio, perché più si ingarbuglia la situazione in America e più si prospetta nera come la pece quella in Europa, dove i margini di manovra della BCE, per frenare l’inflazione, sono strettissimi. Nel Vecchio continente, alcuni Paesi sono già in piena stagflazione e rischiano turbolenze sociali. Appesi al gancio, al di là dei proclami retorici, fasulli e di facciata, non possono permettersi, per ora, di estendere le sanzioni economiche al petrolio e al gas russi. Punto. Se no l’avrebbero già fatto, inutile girarci intorno.

Parliamo finalmente chiaro

Chiamiamo le cose per nome e cognome: ancora per diverso tempo (almeno un anno), Putin avrà il coltello dalla parte del manico. In America, però, quella che Biden chiama “inflazione di Putin”, forse dovremmo chiamarla “inflazione da post-Covid”, perché è cominciata molto tempo prima (6-8 mesi) dell’invasione dell’Ucraina.

Nobel ed economia

Un gruppo di “pensatori” liberal, forse pensando di fare un favore a Biden, pubblicò, nel novembre del 2021, una ponderosissima lettera-aperta, ripresa dal “Washington Post”, primo firmatario: Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia. Seguivano, onuste di glorie e di allori, le firme di altri 16 Premi Nobel. L’accademica missiva aveva lo scopo di rassicurare tutti, dagli investitori più raffinati agli speculatori in doppio petto, dai risparmiatori bancofobici al popolaccio schiumoso e lobotomizzato dai social. Che dicevano i grandi sacerdoti dell’economia? Beh, che questa storia dell’inflazione era una “fake new”. Ma chi l’ha vista? Se la sognano i reazionari. Faticherà ad andare sopra l’uno per cento… Gli investimenti “stratrilionari” di Biden, poi, non faranno alzare i prezzi di un centesimo… e via farneticando di questo passo. Beh, per ora siamo quasi al 9%.

Per fortuna, non ancora il Ministero della Verità

Il “Washington Post”, che aveva titolato “Biden dice che i Premi Nobel sono sicuri che il suo piano ridurrà l’inflazione”, oggi parla di tutto, meno che delle rogne economiche del Paese. Insomma, Biden aveva dato una “fake new” sull’inflazione. Buon per lui che ancora non si era inventato il Ministero per la Verità. Se no gli avrebbero chiuso pure l’ufficio stampa della Casa Bianca.

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