UE: stop petrolio dalla Russia, ma ‘gradualmente’. E il gas non si tocca

Da oggi le nuove intenzioni dell’Unione europea contro la Russia. Il sesto pacchetto di sanzioni proposto al parlamento europeo da Ursula von der Leyen. Blocco graduale delle importazioni di petrolio dalla Russia, che al momento è uno dei principali fornitori dell’Europa. E nessun accenno a quello vitale per l’economia di molti paesi, del Gas che continueremo a ricevere dalla Russia e a pagare. Persino in rubli.

Molta gradualità e infinita prudenza

Quello di oggi è il secondo gruppo di sanzioni nel delicatissimo settore dell’energia, dopo quello che vietava le importazioni di carbone russo approvato a inizio aprile. Ora su procede col petrolio, ma solo quello greggio, ancora da raffinare, minima cosa e comunque con prudente gradualità. Petrolio trasformato in benzina soltanto dopo, e soprattutto del gas che alimenta cucine, riscaldamenti e soprattutto industrie, non si parla proprio. Per entrare in vigore, le nuove sanzioni dovranno essere approvate dai rappresentanti permanenti dei 27 stati membri dell’Unione Europea.

Misure generiche a da definire

«Nel suo discorso Von der Leyen ha parlato in termini piuttosto generici delle principali misure previste», rileva il Post, «questo perché qualche dettaglio potrebbe cambiare, soprattutto per quanto riguarda il blocco delle importazioni di petrolio». Annunciato un blocco ‘totale’ delle importazioni del petrolio greggio, cioè non raffinato, entro sei mesi dall’entrata in vigore delle nuove sanzioni. Entro nove mesi –sempre la proposta Ue- bloccate le importazioni di prodotti raffinati come la benzina. Sino ad oggi poco più di un quarto di tutto il petrolio importato nell’Unione Europea arrivava dalla Russia.

Ritardi europei ed esenzioni

Negoziati sulle nuove sanzioni difficili e prolungati, in ritardo di due settimane. Il problema è che alcuni stati sono «totalmente dipendenti dal petrolio russo», ha ricordato la stessa Von der Leyen nel suo discorso. «Diversi di questi paesi hanno cercato e probabilmente cercheranno fino all’ultimo di ottenere delle esenzioni», avverte il Post. Euractiv scrive che Ungheria e Slovacchia avrebbero ottenuto un periodo di transizione più lungo di quello previsto per tutti gli altri, mentre Bulgaria e Repubblica Ceca potrebbero chiedere una simile esenzione.

Il danno proporzionato al sacrificio

Ursula Von der Leyen ha citato più volte la necessità di assicurare un danno alla Russia con un contraccolpo «gestibile per i paesi dell’Unione», molti dei quali stanno cercando da settimane fonti alternative con cui sostituire il petrolio russo, fra molte difficoltà. E spesso anche bugie, aggiungiamo noi. La Germania, che fino a poco tempo fa importava dalla Russia circa un quarto del petrolio proveniente dall’esterno dell’Unione Europea, aveva annunciato che un blocco del petrolio russo era di fatto «sostenibile». Idem per l’Italia, ma senza dire niente.

Poi la sanzioni bancarie

Fra le altre misure annunciate da Von der Leyen ci sono anche sanzioni sulla principale banca russa, la Sberbank, che sarà sganciata dallo SWIFT, il principale sistema che permette i pagamenti internazionali tra banche, e su tre canali televisivi russi – di cui però Von der Leyen non ha fatto il nome – la cui trasmissione sarà vietata nell’Unione Europea. Cose di bandiera.

La grazia a Kirill, forse

Ursula Von der Leyen invece non ha citato alcuna sanzione individuale per il capo della Chiesa ortodossa russa, il patriarca Kirill, ritenuto vicinissimo al presidente russo Vladimir Putin, che secondo alcune indiscrezioni raccolte dal blog Usa ‘Politico’ nei giorni scorsi, potrebbe finire nella lista delle sanzioni individuali che finora hanno colpito decine fra funzionari, imprenditori e politici russi ritenuti vicini al governo. L’elenco completo delle misure sarà ufficializzato dopo la riunione dei rappresentanti permanenti dei 27 paesi dell’Unione. Vedremo.

AGI avverte, l’UE sulle sanzioni traballa

«Finora l’unità dei ventisette Stati Ue nelle sanzioni contro la Russia ha retto, ma più le sanzioni si fanno pressanti, e dure per l’economia europea, più l’Unione traballa», avverte AGI, l’agenzia Italia. A guidare la linea dura ci sono i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) ma anche Irlanda, Polonia e Bulgaria. Spagna, Francia e Italia apparentemente aperti a ogni ipotesi. In una posizione difficile Germania e l’Austria. Totalmente contraria, al punto da prendere minacciare il veto, è invece l’Ungheria seguita dalla Slovacchia.

Sanzioni soft, gradualità ed esenzioni, per salvare almeno la faccia in attesa di decisioni politico diplomatiche altrui.

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