Alleati? Sicuro, almeno sulla carta. E affettuosamente vicini, per quanto riguarda i comuni ideali di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani. Sempre sulla carta, è ovvio. Però, quando dal “deinde philosophari”, si passa sul terreno del “primum vivere”, beh, allora i rapporti tra America ed Europa sono governati da altre variabili

Nel caso della crisi ucraina, diciamo che il blocco occidentale, per cercare di arginare l’invasione russa, ha stabilito di adottare, contro Mosca, sanzioni mai viste, con l’obiettivo di mettere in ginocchio l’economia di tutto quel sistema-Paese. Molti analisti hanno, però, avvertito: attenzione, perché le sanzioni, colpendo il commercio internazionale, potrebbero avere un effetto boomerang sull’Occidente. Cosa che già sta avvenendo. E che si somma alle distorsioni del ciclo economico, indotte dalla pandemia e dalla cosiddetta “interruzione della catena di approvvigionamento”. Queste tre “perturbazioni” hanno creato una “tempesta perfetta”, formando un vortice che si chiama inflazione. Cioè, un rincaro generalizzato del costo della vita, che colpisce soprattutto le classi sociali più povere.
A questo punto, bisogna capire quanto di questa inflazione sia addebitabile al delirio di onnipotenza di Putin. Perché è sì indispensabile danneggiare la sua economia, ma senza che ciò abbia effetti devastanti sulla nostra. La risposta è nella copertina dell’Economist di questa settimana: un Beniamino Franklin, stampato sulla banconota da cento dollari, che si copre il volto, sormontato dal titolo “La Fed che ha fallito. Come l’inflazione ha umiliato la Banca centrale americana”. Nel suo editoriale, “the Bible” attacca la Federal Reserve all’arma bianca e dice che proprio lei, che è il punto di riferimento di tutte le banche centrali del mondo, ha combinato un pastrocchio. Di più. Ha perso quella credibilità che si era faticosamente guadagnata, non riequilibrando la circolazione monetaria, mentre Biden spendeva e spandeva a casaccio. Quasi 2 trilioni di dollari (25% del Pil) nel marzo 2021, per la pandemia.
È incredibile, sostiene la prestigiosa rivista britannica, che si sia agito (e si stia agendo) con colpevole lentezza nell’alzare i tassi, mentre la disoccupazione è bassa e il Pil cresce, facendo arrivare l’inflazione all’8,5%.
Si tratta di una tassa “di sguincio”, che molti governi fanno pagare ai cittadini indifesi. Anziché aumentare le tasse, lasciano alzare il costo della vita. Il che è pure peggio. E ce n’è, come abbiamo visto, pure per Biden, “colpevole”, in piena esplosione inflattiva, di avere pensato a piani di spesa pubblica mostruosi, per trilioni di dollari e di tutti i tipi. L’Economist, quindi, fatti i conti e tirate le somme, calcola che Putin, nell’inflazione Usa, c’entri solo per un quarto. Per il resto, pare di capire, sono solo medaglie al collo per Biden e per il Presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. Mentre gli Stati Uniti non hanno problemi di import energetico, l’Europa deve invece combattere quotidianamente con questa emergenza. Ecco, per il Vecchio continente ha più senso parlare della “inflazione di Putin”.
Purtroppo, però, l’Europa è quasi tutta prossima alla recessione. Che vuol dire? Che la BCE non può alzare i tassi subito, se no mummifica l’economia dell’Unione, la disoccupazione schizza in alto (come i prezzi) e tensioni socieli molto probabili. La Lagarde ha già fatto sapere che il primo ritocco dei tassi, al rialzo, lo avremo a luglio. E se continua la guerra, per quella data potremmo avere un’inflazione fuori controllo. Inutile azzardare lotterie, perché l’Europa non ha molte armi per difendersi. L’America, invece, a parte Biden, la FED e l’inflazione, su molti altri indicatori di fondo della sua economia è più serena. Questo vuol dire che può permettersi di fare scelte di politica estera, come le “sanzioni di distruzione di massa”, che l’Europa semplicemente, non si può permettere fino alle estreme conseguenze. Perché i fondamentali delle due economie sono radicalmente diversi.
Questo non significa che non dobbiamo sanzionare la Russia. Bisogna però avere l’onestà di spiegare, ai nostri cittadini, che il prezzo che dovremo pagare è molto, molto, molto più alto di quello che ci hanno detto finora. E comunque, in ogni caso, per gli europei sarà un prezzo sempre più salato di quello che pagheranno gli americani. Mettiamocelo in testa.