Duello finale per l’Eliseo ma ancora sul fronte video

Stasera, Emanuel Macron e Marine Le Pen – ci ricorda Massimo Nava attraverso il Corrierone-, si affronteranno per la seconda volta (la prima fu nel 2017) nella sfida televisiva per l’Eliseo. «Centocinquanta minuti, pubblicità compresa, per convincere i francesi ancora incerti». Un po’ di storia con molte curiosità.

Sangue e arena

«Entrambi utilizzeranno tutte le armi possibili e impossibili, compresa qualche battuta al vetriolo tenuta in serbo per demolire l’avversario. La storia insegna che una buona prova televisiva può effettivamente spostare di qualche punto le percentuali, soprattutto quando la vittoria è in bilico. Del resto, i francesi sembrano appassionarsi più allo show televisivo che ai comizi o alle promesse elettorali. Stasera saranno milioni davanti alla TV. E si sono appassionati sempre, fin dal primo storico duello fra Giscard d’Estaing e François Mitterrand, nel 1974». Ma lasciamo il racconto a Massimo Nava direttamente.

La guerra delle tifoserie

Ci sono battute e momenti di altissima tensione che sono rimasti davvero nella storia e che ripercorriamo brevemente, ricordando che, pur senza duellare, il primo a comprendere il “valore aggiunto” del piccolo schermo fu Charles de Gaulle. Del resto, già il suo primo discorso alla nazione, dalla BBC di Londra, fu un capolavoro di comunicazione. De Gaulle, che non era amato dalla stampa, considerava la televisione un efficace strumento di potere. “La televisione è mia”, diceva, forse non immaginando che qualcuno molti anni dopo lo avrebbe preso in parola, comprandosela.

Il fard prima di Berlusoni

Come ha ricordato Riccardo Brizzi – “L’uomo dello schermo” (Il Mulino, pgg 358) – De Gaulle ricorreva al truccatore di Brigitte Bardot e Jean Paul Belmondo, ingaggiato segretamente dall’Eliseo. Si faceva consigliare da attori. Si rassegnava al trucco – lui così sobrio –, su insistenza della moglie.
Il fenomeno si era sviluppa in modo straordinario negli Stati Uniti (basti ricordare il confronto televisivo Nixon-Kennedy del ’62). In Francia, de Gaulle diventa un’apparizione ricorrente nelle case dei francesi. I servizi del telegiornale lo vedono protagonista. Usa regolarmente la conferenza stampa e per 76 volte l’arma dell’allocuzione diretta.

Altri precedenti storici

Il primo duello tra due candidati fu organizzato nel 1974. Il formato – tempi di parola, domande dei giornalisti, presenza di pubblico – fu continuamente modificato fino alla formula attuale.
Il 10 maggio, Valéry Giscard d’Estaing e François Mitterrand si scontrarono sulla giustizia sociale. Mitterrand disse : “È una questione di intelligenza, ed è anche una questione di cuore”. La replica di Giscard d’Estaing gli valse probabilmente la vittoria di un soffio : “Lei non ha il monopolio del cuore, signor Mitterrand”. La frase era in realtà più articolata : “Trovo scioccante e offensivo arrogarsi il monopolio del cuore. Ho un cuore che batte al suo stesso ritmo”.
I due si ritrovarono di fronte il 5 maggio del 1981 e questa volta fu Mitterrand a sferrare la battuta decisiva, in risposta a Giscard che tendeva a dipingerlo come un uomo del passato. “E’ piuttosto drammatico che nel frattempo lei sia diventato l’uomo del passivo”.

Colpi di fioretto

Diventa invece un duello a colpi di fioretto la sfida fra Mitterrand, presidente uscente, contro il suo primo ministro, Jacques Chirac, esponente gollista e capo del governo secondo l’alleanza politica della “coabitazione”. E’ il 28 aprile 1988. Mitterrand si rivolge a Chirac secondo la formula abituale, “signor primo ministro“. Ma Chirac replica: “Stasera, lei non è il presidente della Repubblica, siamo due candidati uguali (…), quindi mi permetterà di chiamarla signor Mitterrand“. Controreplica di Mitterrand : “Ha assolutamente ragione, signor primo ministro“.
Colpi di fioretto anche il 2 maggio 1995, quando Chirac affronta il candidato socialista Lionel Jospin, sostenitore della riduzione del mandato presidenziale a cinque anni. Dice: “È meglio 5 anni con Jospin che 7 anni con Chirac”. E Chirac sorrise.

La non sfida con Le Pen padre

Cinque anni dopo, la sfida non ebbe luogo. Chirac avrebbe dovuto affrontare Jean Marie Le Pen, leader del Front National che per la prima volta sconquassava il quadro politico francese. Chirac si rifiutò di dibattere con un avversario che considerava estraneo ai valori della Repubblica e della democrazia. Jean Marie Le Pen lo accusò di comportamento disonorevole e antidemocratico.
Nel 2007 arrivano in finale Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal. I sondaggi sono favorevoli al nuovo campione della destra, ma la Royal ha il vantaggio della sorpresa, come prima candidata donna alla massima carica. Incredibilmente, Sarkozy, di solito agitato, si mantiene calmo, addirittura sarcastico, mentre la Royal si lancia in un’ invettiva un po’ sterile.
Si calmi, e non mi punti il dito”, le dice Sarkozy. “No, non mi calmo”, replica la Royal. “Per essere presidenti la calma è importante”, ribatte Sarkozy. E la Royal : “Non si può essere calmi, quando c’è ingiustizia”.

Hollande, ‘Moi president’

Il 2 maggio del 2012, il socialista François Hollande ripete quindici volte l’espressione “Moi, president”, come se si fosse già calato nel ruolo. E spiega a Sarkozy come vorrà esserlo, con un’ implicita critica a come è stato il suo avversario. “Un presidente che non vuole essere presidente di tutto, leader di tutto e, alla fine, responsabile di niente….Come presidente della Repubblica, non tratterò il mio primo ministro come un collaboratore”.
A differenza di Jacques Chirac nel 2002, Emmanuel Macron, nel 2017, accettò il confronto con la rappresentante del Fronte Nazionale, Marine Le Pen. Non ci sono battute memorabili, ma uno scontro tutto politico, in cui Macron riesce a mettere in luce i limiti di fattibilità del programma economico e la deriva populista della sua avversaria. Ma il dibattito è aspro, astioso, infarcito di invettive e di accuse reciproche nel tentativo di delegittimare i rispettivi programmi. “Ciò che lei propone – dice Macron – è fumo negli occhi!” (“Poudre de perlimpinpin”, intraducibile modo di dire che i francesi scoprono quella sera).

Perlimpinpin

Marine punta il dito sul presidente della globalizzazione e delle élite. Macron denuncia l’incompetenza e l’approssimazione della leader dell’estrema destra sui dossier più importanti, Europa, moneta unica, immigrazione. La vittoria di Macron era scontata, fu più larga per la maldestra prova di Marine. Questa sera sarà più agguerrita e preparata.

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