In Ucraina si muore, in Europa si trema, e l’America guarda alla Cina

La Cina adesso accusa gli Usa di scaricare “la spazzatura Nato della Guerra Fredda” nell’Indo-Pacifico. Mentre la guerra ucraina continua a calamitare l’attenzione di tutta l’Europa, gli Stati Uniti giocano la loro partita globale su altri scacchieri. In particolare, su quello indo-pacifico, in testa alle loro priorità strategiche.

La prima potenza economica planetaria

Alla Casa Bianca, in questi giorni, si parla di Putin, ma si pensa sempre alla Cina. Il colosso asiatico è ormai in guerra aperta con Washington, per ora solo dal punto di vista commerciale. A Pechino, per il 2030, hanno fissato un appuntamento che gli americani vogliono evitare a tutti i costi: diventare la prima potenza economica planetaria. Con tutti gli annessi e connessi conseguenti. Perché, Xi Jinping ha radicalmente capovolto la “filosofia” di Von Clausevitz, e oggi è l’economia “la continuazione della politica con altri mezzi”. Ma da Max Weber a Francis Fukuyama, l’etica del capitalismo ancora resiste, e gli Stati Uniti sono pronti a tutto, pur di conservare il mondo “unipolare” al quale si sono affezionati.

Iper armamenti da molta paura

Per questo la loro presenza militare è praticamente globale, e per questo Joe Biden ha chiesto di portare il bilancio della Difesa all’astronomica cifra di 850 miliardi di dollari all’anno. Per molti analisti, dopo le palesi difficoltà mostrate dall’esercito russo in Ucraina, questa spesa si può giustificare solo guardando anche ad altre potenziali minacce. È ovvio che parliamo della Cina e della macro-area di crisi potenzialmente più pericolosa del pianeta: il Mar cinese meridionale e Taiwan. I sinologi sanno che la leadership di Pechino parla poco e in modo misurato, ma i messaggi più duri li lancia attraverso la stampa e gli organi ufficiali del Partito comunista.

Taci e fai dire

In questi giorni, il “Quotidiano del Popolo” e il “Global Times” sono pieni di attacchi violenti contro Washington e la Nato, a proposito della guerra in Ucraina. Il leit-motiv è sempre lo stesso e reitera l’accusa di ingerirsi costantemente negli affari degli altri. Gli Stati Uniti, insomma, non rinunciano al loro ruolo, che si sono autoassegnati, di poliziotti del mondo. Un esempio? La lingua batte dove il dente duole, così il giornale dell’establishment cinese dedica un grande articolo alle massicce esercitazioni militari congiunte tra Usa e Filippine. E cita il generale Jai Bargeron, comandante della 3ª divisione marines, che sottolinea la capacità degli alleati “di rispondere alle sfide del mondo reale”.

Marines e Pechino

Che secondo i media occidentali, chiarisce il “Global Times”, vengono dalla Cina. L’esercitazione, si sostiene nell’editoriale del giornale di Pechino, ha più un significato politico che una valenza militare. In sostanza, è un’applicazione della dottrina elaborata da Kurt Campbell, coordinatore del Consiglio per la sicurezza nazionale americano, il quale sostiene che gli Stati Uniti manterranno la loro attenzione sull’Indo-Pacifico, nonostante la crisi ucraina. Concetto ribadito martedì da Biden, durante l’incontro col premier di Singapore, Lee Hsien Loong.

La geografia americana

I cinesi sono convinti che, dopo la Presidenza Obama, gli scenari strategici alla Casa Bianca siano profondamente mutati. “Considerano il sud-est asiatico un posto dove giocare alla geopolitica- affermano gli editorialisti – e non capiscono le pressanti esigenze di sviluppo sociale ed economico dei Paesi Asean” (I 10 Paesi dell’ Associazione delle nazioni del sud-est asiatico, dalle Filippine al Vietnam). Dunque, gratta gratta, sotto la vernice dell’emergenza europea, spuntano contrapposizioni in aree di crisi che si reggono su equilibri precari.

La diplomazia cinese

E tanto per ricordare come le cose possano cambiare all’improvviso, i cinesi hanno annunciato che il loro Ministro degli Esteri, Wang Yi, nell’arco di tre giorni vedrà le rispettive controparti di Thailandia, Filippine, Indonesia e Myanmar.

‘Guerrafondai di Washington in Europa’

Mentre, per ora, il vertice Usa-Asean è stato rimandato a data da destinarsi. Secondo Pechino, è il segno che qualcosa si muove e che i Paesi dell’Asia “non sono disposti a subire i guai fatti dai guerrafondai di Washington in Europa”. Le parole finali dell’articolo del “Global Times”, sono anche quelle che compaiono nel titolo. Con l’avvertenza che un “editoriale” senza firma, è come se fosse firmato da Xi Jinping in persona:

“Gli Stati Uniti non dovrebbero scaricare spazzatura della Guerra fredda nell’oceano, cercando di creare una versione indo-pacifica della Nato”. Con tanti saluti all’appeasement.

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