
In definitiva, Putin ha sbagliato molti conti e, probabilmente, si illudeva di cavarsela con un “wargame” di facciata. Si è ritrovato, invece, in una specie di “Vietnam sarmatico”, con gli ucraini decisi a difendere con le unghie e con i denti la loro terra. Il prezzo che sta pagando è alto, molto alto. Sia in termini tattici che strategici. Le perdite sul campo di battaglia sono pesanti e quelle politiche ed economiche, per la Russia, nel lungo periodo, lo saranno ancora di più. Deve uscire da questo girone infernale, che ha scatenato, senza perdere la faccia. E il potere.
Dall’altro lato c’è Joe Biden, la cui zigzagante politica estera diventa un altro elemento fondante dell’attuale confusione diplomatica. Diversi analisti hanno avuto l’impressione che la Casa Bianca potesse fare di più, per evitare questa guerra. Anzi, qualcuno (Niall Ferguson), è arrivato persino a ipotizzare che, in fondo, la crisi ucraina possa essere servita “a far dissanguare la Russia e a lanciare un avvertimento alla Cina”. Per non farsi venire strane idee su Taiwan.
Ma cosa pensano gli americani del lavoro fin qui fatto dall’Amministrazione Biden? Si tratta di una riflessione importante, perché una grande democrazia vive degli umori e degli indirizzi che vengono dalla base. E in questo senso, il gradimento o il dissenso sono dei termometri insostituibili, per modellare le future politiche di governance. Anche, è ovvio, nello spinoso campo delle relazioni internazionali. Ma non si tratta solo di accademia. Il prossimo novembre si voterà per le elezioni di Mid Term e i Repubblicani cercheranno di riprendere il controllo del Congresso.
Tutto quello che succede ora, in America, e già campagna elettorale, dunque. E tutto passa sotto le forche caudine dei sondaggi. Questo può spiegare, anche, alcune delle correzioni in corsa fatte da Biden alla sua politica. Nonostante ciò, il Presidente è in affanno. La sfilza di “polls” proposta domenica da “NBC News” non promette nulla di buono. Il giudizio che riguarda la sua condotta sulla guerra in Ucraina è severo: il 71% degli intervistati lo giudica “incapace o scarsamente capace di gestire la crisi”. Inoltre, l’83% teme che possa causare un aumento dei prezzi, l’82% è terrorizzato da un possibile conflitto nucleare e il 74% non vuole che vengano mandate truppe in combattimento.
In generale, il “job approval” del Presidente è crollato, in un anno, dal 53% al 40%. Su questo pesa, naturalmente, anche l’economia e, in particolare, il boom dell’inflazione, schizzata oltre l’8%, come non si registrava da quarant’anni. Logico che una situazione di questo tipo si ripercuota, come detto, anche sulle prossime elezioni congressuali. Bene, per la NBC i Repubblicani hanno sorpassato i Democratici di due punti. Forbice che si allarga a 6 punti se si prende in esame il sondaggio di “Harvard-Harris”. Distanza che, la scorsa settimana, era di ben 11 punti per Rasmussen. Il “poll” NBC è stato condotto in modo bipartisan.
Il Repubblicano Bill McInturff ha sostenuto che le elezioni di Mid term “per Biden saranno catastrofiche”. Mentre il Democratico Jeff Horwitt ha detto che, finora, dietro il Presidente, non c’è stata quella raccolta di consensi che avrebbe dovuto arrivare per l’aiuto dato all’Ucraina. “Potrebbe accadere -ha concluso Horwitt – se l’America fosse più coinvolta”. Noi, ovviamente, speriamo di no. In fondo, si possono vincere le elezioni (anzi, forse si vincono meglio) facendo la pace.
A Washington gira la storia che Putin fa il bullo perché Biden è una figura evanescente. Joe Concha, su “The Hill”, ricorda il ritratto che ne fa nel suo libro Robert Gates: “Penso che si sia sbagliato su tutte le principali questioni di politica estera e di sicurezza nazionale, negli ultimi quattro decenni”.
Chi è Gates? Era il Segretario alla Difesa, quando Biden era il vicepresidente degli Stati Uniti. Lo conosce bene.