
Volendo essere ironici, si potrebbe dire che, questa volta, ostinandosi a parlare a braccio, il Presidente si è fatto prendere la mano. Joe Biden era già famoso, negli Stati Uniti, per essere un politico dal carattere molto “diretto”. Cosa che spesso va bene e in qualche altra occasione proprio no. Beh, sabato, si è verificata giusto una di quelle circostanze nelle quali avrebbe fatto meglio a mordersi la lingua. Parlando a Varsavia, davanti a tutto il governo polacco, l’attempato Presidente, dopo avere elencato tutte le nefandezze commesse dai russi in Ucraina, ha detto che uno come Putin “non può rimanere al potere”. In precedenza, incontrando i profughi, tanto per non farsi mancare niente, Biden aveva definito Putin “un macellaio”. Insomma, altro che ricerca della pace. Tutti hanno avuto la stessa impressione: l’inquilino della Casa Bianca ha gettato altro combustibile sul fuoco della crisi.
Di fatto, un assist insperato per la diplomazia russa, che era decisamente in affanno. Così, per Mosca, è stato un gioco da ragazzi replicare, facendo intravedere, sopra le righe, possibili complotti anti-Putin, studiati a tavolino. Dimitri Peskov, portavoce del Cremlino, ha risposto che “spetta ai russi scegliere chi li governa”. Gli “sherpa” che accompagnavano il Presidente Usa, resisi conto dei “danni collaterali” da lui provocati, hanno cercato, goffamente, di dare un’interpretazione diversa da quello che tutti avevano già capito. Cioè, che Biden “parlava del potere di Putin in Ucraina”. Naturalmente, la pezza è stata peggiore del buco. Perché non ci ha creduto nessuno. E, infatti, mentre i russi gongolavano sfregandosi le mani, a Washington è partita la resa dei conti. Cominciamo da quella che, a nostro giudizio, è la critica più pesante dal punto di vista diplomatico-professionale.
Richard Haas, direttore del “Council on Foreign Relations”, il vero pensatoio della politica estera americana, è stato durissimo con Biden: “Ha reso più difficile una situazione già difficile, e più pericolosa una situazione già pericolosa. È ovvio. Meno ovvio è come annullare il danno. Suggerisco ai suoi principali aiutanti, di raggiungere le loro controparti e chiarire che gli Stati Uniti sono pronti a trattare con questo governo russo”. Capito al volo che aria tirava, il Segretario di Stato, Antony Blinken, ha voluto tornare sull’argomento anche durante il suo viaggio in Israele, precisando che “gli Stati Uniti non cercano nessun cambio di regime”. Troppo tardi. Il “Global Times”, versione internazionale del “Quotidiano del Popolo” cinese, aveva già attaccato gli Usa a testa bassa, in prima pagina: “Il vero scopo di Washington, smascherato – scrive l’organo del Partito comunista – è far cadere la Russia, rovesciando il governo per mantenere l’egemonia degli Stati Uniti”.
Bacchettate, anche dal Presidente francese Macron, che ha messo tutti in guardia “dall’utilizzo di un linguaggio incendiario per descrivere l’invasione russa dell’Ucraina”. Parlando con l’emittente “France 3”, Macron ha sostenuto che bisogna raggiungere prima un cessate il fuoco e poi il ritiro totale delle truppe russe, con mezzi diplomatici. “Se vogliamo farlo – ha concluso – non possiamo alzare i toni, né con le parole e né con i fatti”. “La scelta da chi essere governato, spetta al popolo russo”, ha detto, da parte sua, il Segretario all’Istruzione britannico Nadhim Zahawi, mentre la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, sottolinea quello che succede “quando il Presidente Biden si discosta dal testo scritto”.
La riflessione più impietosa, però, arriva dagli Stati Uniti, dove i sondaggi già da un pezzo penalizzano la Casa Bianca. James Freeman, sul “Wall Street Journal”, esorta il presidente “a non parlare in pubblico”. E aggiunge, impietoso: “Alcune questioni sono semplicemente troppo importanti, per essere lasciate a un Joe Biden senza copione. Questa rubrica non offrirà una diagnosi a distanza della salute mentale del Presidente. Ma questi sono tempi pericolosi e noi saremmo molto più sicuri se Biden facesse dichiarazioni già preparate, su argomenti come, ad esempio, le armi di distruzione di massa. Lui non sembra essere all’altezza del compito, per cui, durante una crisi internazionale, dovrebbe cercare di parlare il meno possibile”. Insomma, quasi un epitaffio.
Il destino del pianeta, in questo momento, è nelle mani di un autocrate furioso e di un quasi ottuagenario che, a quanto pare, comincia ad avere problemi cognitivi. Come dire: dalle cannonate di Putin, alle “sparate” di Biden.