
Il dubbio chiave da oltre un mese: dove vuole arrivare la Russia di Putin? L’Ucraina aggredita enfatizza presunte minacce russe a mezzo mondo parlando dei cosacchi a Berlino, ma è richiesta di maggiori aiuti. Nato e Biden fingono di stare loro dietro, inseguendo Putin nella folla minaccia dei guerra nucleare, preventiva o a seguire. Quasi facesse differenza trasformarci in una nuvola di gas per una bomba russa o americana. Ma ora qualche timido segnale nel massacro in corso.
Ieri la Russia, evento trascurato da molta stampa, ha dichiarato che la prima fase della ‘operazione militare’ in Ucraina è per lo più completata e che ora si concentrerà sulla «liberazione completa della regione del Donbass, nell’Ucraina orientale». Secondo il ministero della Difesa russo, i separatisti sostenuti dalla Russia ora controllano il 93% della regione ucraina di Lugansk e il 54% della regione di Donetsk.
«Il potenziale di combattimento delle forze armate ucraine è stato considerevolmente ridotto, il che consente di concentrare i nostri sforzi principali sul raggiungimento dell’obiettivo principale, la liberazione del Donbass», sostiene Sergei Rudskoi, dello stato maggiore russo.
Secondo Sky News, «i soldati avrebbero ricevuto indicazione della fine del conflitto previsto per il 9 maggio, anniversario della vittoria contro i nazisti nella seconda guerra mondiale».
Ma non solo. Michael Kofman esperto di Russia presso la Center for Naval Analyses, ha spiegato su Twitter che il Donbass potrebbe essere l’obiettivo minimo, diventato fondamentale a seguito della non esaltante invasione russa.
Ancora: «Mariupol e il Donbass potrebbero diventare un ottimo obiettivo per confermare quello che era l’obiettivo di Mosca, ovvero «denazificare» il paese considerato che proprio a Mariupol era situato il grosso del battaglione neonazista Azov. Il 9 maggio tutto tornerebbe».
Altro mese di guerra per debolezza politica, il dubbio di Simone Pieranni sul Manifesto.
Le vittime tra gli aggressori. Lo stesso Rudskoi, stato maggiore russo, parta adesso dei suoi morti. «Ad oggi – ha detto, sono morti 1.351 soldati e 3.825 sono stati feriti», ma la Nato, fonti del Wall Street Journal, i soldati russi uccisi in Ucraina sarebbero molti di più, fra i 7.000 e i 15.000. Con i feriti, i prigionieri e i dispersi, arriverebbero a 40mila. Una tragedia che sarà difficile spiegare in casa.
Le vittime dell’aggredito. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite parla di un totale di almeno 1.081 civili uccisi e 1.707 feriti. La Bbc ha inoltre dato conto delle denunce ucraine su persone scomparse o torturate. L’ha confermato al medio britannico l’Onu a proposito di almeno 36 casi di detenzioni di civili.
Per quanto riguarda i colloqui di pace tra Russia e Ucraina, starebbero proseguendo, ma secondo un membro della delegazione russa ci sarebbero stati pochi progressi sulle principali questioni politiche. Mentre dalla Turchia, riferisce il Corriere, si parla di una possibile bozza di accordo su alcuni punti: dichiarazione di neutralità di Kiev, smilitarizzazione dell’Ucraina e revoca delle restrizioni sull’utilizzo della lingua russa in Ucraina.
Lo scrittore bulgaro Georgi Gospodinov, il più tradotto e più premiato a livello internazionale, nato nel blocco sovietico, intervistato da Tommaso Di Francesco.
«Putin senza rendersene del tutto conto in realtà ha aggredito la Russia. In qualsiasi modo finisca la guerra, la Russia l’ha già persa, dal punto di vista economico e simbolico. Ha perso la memoria che rimarrà di questa guerra. Non potrà raccontarla, per quanta propaganda possa mettere in campo, così come raccontava se stessa come vittima e vincitrice della Seconda guerra mondiale. Questa memoria e queste storie saranno ormai ben diverse… Nel suo accecamento, Putin si raffigura davvero chiaramente come nella frase che noi conosciamo da Taras Bulba di Gogol: «Io ti ho creato e io ti ammazzo». Solo che non la ha creata lui. E non può ammazzarla, la ferirà solo gravemente e la Russia continuerà a sanguinare, letteralmente e simbolicamente, per decenni dopo questa guerra».