
I russi sostengono che la rivolta di Maidan del 2014 sia stata un “colpo di stato fascista” e che l’Ucraina sia uno stato nazista. Per anni questa tesi è stata utilizzata da Putin e dai suoi sostenitori come giustificazione dell’occupazione della Crimea e dell’appoggio fornito da Mosca ai separatisti russofoni nella parte orientale del paese. L’autore britannico smentisce le accuse di Mosca ma denuncia una ‘correzione eccessiva’.
Lo stato ucraino, fin dal 2014, ha assicurato finanziamenti, armi e altre forme di sostegno alle milizie di estrema destra, di cui alcune dichiaratamente neonaziste. I migliori resoconti a proposito dei gruppi di estrema destra in Ucraina sono stati pubblicati dal sito open-source Bellingcat, non certo famoso per essere vicino alla propaganda russa. «L’eccellente copertura di questo fenomeno spesso trascurato garantita da Bellingcat negli ultimi anni si è concentrata soprattutto sul movimento Azov, la più potente organizzazione di estrema destra in Ucraina e tra i principali beneficiari del sostegno statale».
Il movimento Azov è stato fondato nel 2014 da Andriy Biletskyj (ex leader del gruppo neonazista ucraino Patrioti d’Ucraina) durante la battaglia per il controllo di piazza dell’Indipendenza, a Kiev, e la rivolta chiamata Maidan contro il presidente eletto Viktor Janukovič, vicino alla Russia. Nel 2010 Biletskyj ha dichiarato che un giorno sarebbe toccato all’Ucraina “guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale contro gli untermenschen (subumani) capeggiati dai semiti”.
«Nel 2014 il movimento Azov ha svolto un ruolo esterno ai combattimenti contro le forze di sicurezza ucraine che hanno provocato 121 morti e hanno sancito il successo della rivolta». Dopo aver ottenuto dal ministero della difesa l’uso di un grande edificio nei pressi di piazza dell’Indipendenza, Azov ha trasformato la struttura (ribattezzata Casa Cosacca) nella sua sede di Kiev e in un centro di reclutamento. «Insieme alle aule per le attività formative finanziate dallo stato, la Casa Cosacca ospita la casa editrice Plomin, dove giovani hipster e alla moda organizzano seminari di estrema destra, circondati dai ritratti di luminari fascisti come Yukio Mishima, Corneliu Codreanu e Julius Evola».
Azov ha potuto contare sul sostegno di Arsen Avakov, potente oligarca e ministro dell’interno ucraino tra il 2014 e il 2019. «L’Ucraina non è uno stato nazista, ma il sostegno da parte dello stato alle organizzazioni neonaziste o vicine al nazismo rende il paese un’eccezione nel panorama europeo. Solo in Ucraina queste organizzazioni posseggono carri armati e unità di artiglieria grazie all’appoggio dello stato». In passato questo rapporto stretto tra uno stato liberaldemocratico alleato dell’occidente e un gruppo di uomini armati che rappresenta un’ideologia profondamente diversa ha creato un imbarazzo in alcuni alleati occidentali dell’Ucraina.
Nel 2019 alcuni parlamentari democratici Usa hanno chiesto che Azov fosse inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche a livello globale. In questo senso la guerra attuale ha sicuramente favorito Azov.
Ma l’invasione russa sembra aver invertito la spirale discendente successiva alle dimissioni di Avakov a causa delle pressioni internazionali. «Fino a poche settimane fa l’occidente continuava a sforzarsi di non armare direttamente Azov, ma ora il movimento sembra essere diventato uno dei principali destinatari delle munizioni e delle attività di addestramento offerti dall’occidente: queste immagini pubblicate su Twitter dal gruppo di opposizione bielorusso Nexta mostrano i combattenti di Azov addestrati nell’uso delle munizioni anticarro britanniche Nlaw da istruttori il cui volto è stato nascosto».
Fino all’invasione russa i governi e i mezzi d’informazione occidentali denunciavano pericoli che i neonazisti occidentali e i suprematisti bianchi facessero esperienza di combattimento al fianco di Azov e delle altre fazioni neonaziste. Al momento, però, queste preoccupazioni sembrano essere svanite: una fotografia recente dei volontari occidentali appena sbarcati in a Kiev (tra cui alcuni britannici) ritraeva Olena Semenyaka sorridente sullo sfondo, insieme all’ex cecchino di Azov Mikael Skillt, neonazista svedese.
All’estero si registra una certa reticenza a parlare apertamente del ruolo dell’estrema destra in Ucraina, anche per paura di fare il gioco della propaganda russa. Timore infondato: «i gruppi come Azov sono saliti alla ribalta proprio grazie all’intervento russo in Ucraina. Anziché denazificare il paese, infatti, l’aggressione russa ha contribuito a solidificare il ruolo e la presenza delle fazioni di estrema destra all’interno dell’esercito ucraino, rinvigorendo una forza politica in difficoltà che era stata bocciata dalla maggioranza degli ucraini».
Un’Europa che ritengono dominata da liberali, omosessuali e immigrati, sostengono i vertici politici neo nazi. Anche se le ambizioni continentali dell’organizzazione appaiono poco realistiche, «un’Ucraina devastata e impoverita con grandi aree fuori del controllo del governo offrirebbe sicuramente un terreno fertile per una forma di militanza di estrema destra che in Europa non si vede da decenni».
«Al momento l’Ucraina e Zelenskyj hanno bisogno delle capacità militari e dello zelo ideologico delle milizie nazionaliste e di estrema destra per vincere la battaglia per la sopravvivenza nazionale. Ma quando sarà finita la guerra, sia Zelenskyj sia i suoi alleati occidentali dovranno assicurarsi di non aver rafforzato troppo organizzazioni il cui obiettivo è in conflitto con le norme liberaldemocratiche».
Ammettere con onestà che in Ucraina stanno combattendo estremisti di destra non significa favorire Putin. Al contrario, solo monitorando attentamente queste attività (e magari limitandole) sarà possibile garantire che queste organizzazioni non peggiorino la situazione dell’Ucraina nei prossimi anni. In passato i commentatori occidentali liberali si sono lamentati a lungo del fatto che lo stato ucraino ignorasse le fazioni dell’estrema destra.
Il fatto che oggi quegli stessi commentatori si stiano comportando nello stesso modo non porterà niente di buono.