
La Turchia non è nella lista “dei cattivi” stilata da Putin. Sebbene faccia parte della Nato, la “Sublime Porta” è riuscita a mantenere un profilo basso, senza inutili dichiarazioni di fuoco, che magari altri fanno per salvare la faccia. Erdogan dicono che sia stato duro con Putin, negli abboccamenti telefonici. Ha condannato, certamente, l’invasione dell’Ucraina, ma ha lasciato più di una porta aperta. Così oggi, il suo Ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, durante una conferenza stampa, ha potuto annunciare che giovedì prossimo ad Antalya si terrà un “faccia a faccia” tra i capi delle diplomazie russa e ucraina, Sergei Lavrov e Dmytro Kuleba.
La notizia, data in anteprima e con grande dovizia di particolari da “Hurryet” a “Milliyet” a “DailySabah”, è stata confermata dalla portavoce del Ministro Lavrov, Marya Zakharova. Parlando di giornalisti, Cavusoglu ha rivendicato tutti gli sforzi, fatti dalla diplomazia turca per risolvere la crisi ucraina. Ha tenuto anche una sorta di contabilità di questi tentativi: dalle 19 telefonate di Erdogan ai “protagonisti”, alle 40 dello stesso Cavusoglu. Il Ministro ha anche detto di avere personalmente partecipato a una decina di incontri “di alto livello”. Dal canto suo, l’ucraino Dmytro Kuleba aveva sostenuto, sabato scorso, di essere pronto a un incontro “produttivo”. Recep Tayyip Erdogan, allora, non ha perso tempo e ieri ha chiamato direttamente Vladimir Putin, che ha dato via libera all’iniziativa.
Cavusoglu ha poi definito i dettagli, risentendo Lavrov e Kuleba. Nel corso della sua conferenza-stampa, il Ministro degli Esteri turco ha affrontato nei dettagli i “danni collaterali” del conflitto. Soffermandosi, in particolare, sulle sofferenze della popolazione civile e sul dramma dei rifugiati. Per questo, ha detto, la pace a qualsiasi costo dev’essere il nostro primo obiettivo. Gli analisti turchi, soddisfatti del buon esito (almeno fino a questo punto) dell’operazione, hanno sottolineato che l’equilibrato atteggiamento diplomatico di Ankara è stato fondamentale, per ottenere la disponibilità di entrambe le parti. “DailySabah” scrive che Erdogan si è saputo destreggiare egregiamente, tra i suoi obblighi derivanti dall’essere membro della Nato e gli interessi, notevoli, economici e di sicurezza, con la Russia.
Da un lato, la Turchia ha deciso di chiudere gli stretti, Bosforo e Dardanelli, alle navi da guerra di Putin. Ma dall’altro, si è rifiutata di adottare le sanzioni contro Mosca, per questo, dicono i giornali di Istanbul “ha dosato con cura la sua retorica, evitando di offendere la Russia, con la quale ha solidi legami energetici, di difesa e turistici”.