
Quella in corso in Ucraina è una aggressione di Stato. Guerra nella ferocia più classica degli eserciti in campo con tutte le loro micidiali attrezzature. Ma non solo. Soprattutto prima dell’intervento ufficiale di Putin e in decine e decine di guerre minori in corso nel mondo. La privatizzazione della guerra, analizzano con Michela Gabanelli, Francesco Battistini, e Andrea Nicastro. Con una premessa fondamentale: «il vantaggio della privatizzazione è soprattutto nella nebbia. Pochi controlli pubblici e contratti senza appalto. I soldati a noleggio sono i co.co.co. della guerra».
Chi sono, come si arruolano e dove sparano i mercenari italiani.
«Un fenomeno antico quanto il mondo quello dei combattenti mercenari, ma in via di rapida e poco nota evoluzione. La versione più nobile, ammortizzata dall’uso delle lingua inglese, diventa ‘Contractor’, soldato privato a contratto la cui professione negli Stati Uniti è riconosciuta con tanto di patentino. Non esattamente una nostra ‘guardia giurata’ o vigilantes che lo si voglia chiamare, con distacco e spesso supponenza».
«Ad offrire l’addestramento sono agenzie specializzate in Russia, Israele e Stati Uniti, con costi che vanno dai 2mila ai 4mila euro, per una decina di giorni di allenamento». Per iniziare devi prima sborsare. “Quanto e come si possa essere effettivamente abili e arruolabili al termine di cicli del genere non è dato sapere”. Una scommessa letteralmente sulla pelle di chi la gioca. Ma a stupire noi ingenui, la notizia che anche dall’Italia, i civili pronti ad imbracciare le armi sono centinaia da tutto il Paese».
«Il Donbass si è trasformato in tempi recenti nella meta preferita degli aspiranti miliziani. Su entrambi i fronti». Approfondimenti mediatici dedicati più ai ribelli filo-russi, ma è malizia politica a scegliere tra buoni e cattivi di convenienza o per arruolamento. Va detto che dal 2014 ad oggi, volontari italiani, e in abbondanza, sono comparsi anche tra l’esercito di Kiev. È il caso di Francesco Saverio Fontana, che nel 2015 si arruolò nel controverso Battaglione neonazista Azov, un cruento gruppo paramilitare della Guardia Nazionale Ucraina, dicendo di essere stato “sedotto dalle barricate di Kiev”, che gli ricordarono la giovinezza».
Putin ha a disposizione gli uomini della Wagner, società di sicurezza. Ucraina, Siria, Sahel e ora Mali sono i teatri più attivi. Per la Wagner lavorano russi ed ex sovietici delle repubbliche dell’Asia Centrale. Ma anche italiani, nonostante il Codice penale vieti di combattere all’estero per soldi. Contraddizioni ideologiche le più disparate.
A metà dicembre dello scorso anno, contro i mercenari russi del super armato Gruppo Wagner la guerra Ue a colpi di sanzioni. ‘Attività di destabilizzazione e violazione dei diritti umani in Libia, Mali, Siria e Ucraina’, dice l’Ue. Wagner (dalla passione musicale del fondatore), finanziata dall’oligarca da Evgheny Prigozhin, detto ‘il cuoco di Putin’ per la sua amicizia col presidente.
Il gruppo Wagner, arcinoto, e i nuovi capi di imputazione europei. «Militari operativi privati, cioè mercenari o contractors, operativi in zone di conflitto nel mondo», e fin qui fatti noti. Valutazioni successive molto più pesanti: «Militari privati per rinfocolare la violenza, saccheggiare risorse naturali e intimidire i civili in violazione del diritto internazionale, inclusa la legislazione sui diritti umani».
Il presidente russo Vladimir Putin nel 2019, rispondendo a una domanda sulla presenza del gruppo Wagner in Libia, ha affermato che se ci sono russi lì, «non rappresentano gli interessi dello stato russo e non ricevono denaro da esso». Il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, ha dichiarato lo scorso luglio che «‘de jure’ in Russia non esiste una PMC».
Da quando può disporre di una base militare a Gibuti, la Cina riversa in Africa materiale bellico, ma anche personale para-militare, denunciano molti osservatori internazionali. Oggi, secondo l’Istituto sulla pace di Stoccolma, il Sipri, le società di sicurezza cinesi sono più di 5mila e impiegano quasi 4,3 milioni di persone con “parcelle” ben più contenute rispetto ai concorrenti occidentali.
Stati Uniti, l’esercito più potente nel mondo con il maggior numero di ‘Militari privati’. Lo decise il ministero della difesa statunitense nel 1985. Dal 1994, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha stipulato 3601 contratti, per un valore di 300 miliardi di dollari, con CMP americane. Dal 1999, diciassette fra le più importanti CMP USA hanno ‘donato’ 12,4 milioni di dollari nelle campagne elettorali per il Congresso degli Stati Uniti o per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti. Prima fra tutte la nota Blackwter, ora Accademi.
Negli Stati Uniti risultano operative a livello federale 41 compagnie, otto di loro operative principalmente o esclusivamente all’estero. Insegue la Gran Bretagna di antiche tradizioni coloniali imperiali, con ben 17 company di contractors e ‘servizi assortiti’. Una sola società CMP in Canada. Politicamente più significative le tre compagnie di militari privare in Israele e quattro in Sudafrica. Dati pubblici dietro cui di nasconde certamente molto di più.
Le «società di sicurezza» armate, i moderni ‘contractors’, in realtà sono nate negli Stati Uniti, spesso registrate all’estero, Gran Bretagna, Australia, Usa e Sud Africa, ma il cliente geopolitico resta Washington. «In Nord Carolina c’è un poligono di addestramento per soldati di ventura da 28 chilometri quadrati con 20 aerei, blindati, trasposta truppe, lanciarazzi, artiglieria. È la base della Academi, ex Blackwater. I bilanci arrivano a essere miliardari, ma neppure il Congresso Usa rilascia le cifre di quanto gli costano».
Utilizzati in Afghanistan e soprattutto in Iraq, dove durante l’occupazione tre compagnie di mercenari sono arrivate ad avere più di 250 mila dipendenti non iracheni nel Paese e offrivano servizi ai soldati regolari, dalla pulizie allo scontro armato.
Nei momenti più caldi in Iraq, morivano in combattimento più mercenari che soldati regolari, l’ultima segnalazione del Corriere. «Nel 2003 in Iraq c’era 1 mercenario ogni 10 soldati; a fine missione nel 2017, il rapporto era invertito: 3 a 1. Gli Stati Uniti hanno ‘esternalizzato’ molti compiti per non aumentare gli arruolamenti. Ogni 5 dollari spesi in Iraq per l’occupazione uno andava alle compagnie di sicurezza, ogni 4 militari Usa uccisi uno era di ventura».