
«In soli sette giorni abbiamo assistito all’esodo di un milione di profughi dall’Ucraina verso i Paesi vicini. Per molti altri milioni di persone, deve essere fornita assistenza umanitaria vitale subito», la denuncia appello del Commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi.
La città di Kherson, centro strategico nell’Ucraina meridionale, è stata conquistata dalle forze russe. Lo hanno confermato al New York Times il sindaco, Igor Kolykhaev, e un alto funzionario del governo ucraino.
Ieri le truppe russe hanno aumentato l’intensità delle operazioni con l’accerchiamento di tre città considerate fondamentali da un punto di vista strategico, Kherson poi caduta, Kharkiv e Mariupol.
Il pubblico ministero della Corte penale internazionale ha aperto un’indagine sulla situazione in Ucraina per indagare su presunti crimini di guerra commessi dalla Russia. Lo si apprende da un comunicato della Corte.
La Banca Mondiale ha annunciato la sospensione di tutti i programmi di aiuto in Russia e Bielorussia in risposta all’invasione dell’Ucraina e alle ostilità nei confronti del popolo ucraino.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che condanna, anzi, ‘deplora’ l’invasione russa dell’Ucraina, con 141 Paesi che hanno votato a favore, cinque contrari e 35 astenuti. I cinque Paesi che hanno votato contro la risoluzione dell’assemblea generale dell’Onu sull’invasione russa dell’Ucraina sono, oltre alla Russia, la Bielorussia, la Corea del Nord, la Siria e l’Eritrea. La Cina e l’India tra i 35 astenuti.
Il voto non è vincolante ma è una testimonianza dell’isolamento di Mosca, e scontata l’astensione della Cina seppur scontata, non indicano più un sostegno convinto alla Russia.
Da stamane nella foresta di Bialowieza, al confine tra Bielorussia e Polonia la speranza di una qualche forma di accordo. Russia e Ucraina si stanno incontrando nella tenuta in Bielorussia dove l’8 dicembre 1991 fu decretata la fine dell’Urss. In quel complesso a 8 chilometri dal confine con la Polonia, fu firmato da Boris Eltsin per la Russia, Leonid Kravcuk per l’Ucraina e Stanislav Suskevic per la Bielorussia, l’Accordo di Bialowieza, che sancì la fine dell’Unione sovietica e la nascita della Csi, la Comunità di Stati indipendenti. Per lo spostamento, l’esercito russo ha fornito un corridoio di sicurezza alla delegazione ucraina, scrive la Tass. Sul tavolo l’ipotesi e la speranza di un cessate il fuoco urgente, per fermare quello che appare sempre più come un’operazione devastante per i civili e viatico per eventuali negoziati futuri sull’assetto dell’Ucraina.
Perché l’enorme convoglio di mezzi militari russi fermo da tre giorni a trenta chilometri dalla capitale, e l’artiglieria russa che tace, gli aerei che non demoliscono bersagli e il fatto che i treni si muovano ancora avanti e indietro da Kyiv (si è mai viaggiato in zona di guerra a bordo di un treno?), si chiede Giuseppe Raineri sul Foglio.
«Tutto questo vuol dire che ci sono negoziati sottobanco, magari mediati da Israele, come dicono alcune fonti diplomatiche, oppure dal Vaticano o da altri ancora o da tutti assieme».