Guerra in Ucraina: l’impressione più immediata è che l’Europa stia andando all’attacco su tutta la linea, quasi a testa bassa, contro Putin e la Russia. Mentre l’America, al di là delle prese di posizione e delle dichiarazioni “d’ordinanza”, nelle segrete stanze sembra meno “barricadera”. Come mai?

Il momento per Joe Biden è terribile. Al centro di una specie di “tempesta perfetta”(iperinflazione da shock pandemico, invasione russa dell’Ucraina e fratture multiple all’interno del suo stesso partito) il Presidente Usa sta cercando di tenere la barca a galla. Complicato. Il suo discorso sullo Stato dell’Unione, secondo molti analisti, voleva essere un capolavoro di equilibrismo. Ma ha lasciato diversi dubbi. In fondo, quando vuoi accontentare tutti, finisci per non accontentare nessuno.
Con uno strabismo politico evidente, un occhio all’inflazione e l’altro all’Ucraina, Biden ha cercato di fare il “duro” con Putin, ma fino a un certo punto. Premere troppo sull’acceleratore delle sanzioni economiche, infatti, per gli Usa può essere un boomerang difficilmente quantificabile. Certo, non al livello dei contraccolpi economici che dovrebbe subire l’Europa, ma comunque da tenere nella dovuta considerazione. Specie se, in autunno, devi passare sulla tagliola delle elezioni di “Medio termine” e i sondaggi incominciano a crocifiggerti. Per carità, il Presidente ha detto quello che doveva dire in simili circostanze. Ma, forse non è solo ciò che dice a fare la differenza, ma anche il “come”. Insomma, non ha carisma e non convince. Manco i giornali che tradizionalmente sono a lui più vicini.
Il New York Times, oggi, ha dedicato il suo editoriale al nemico pubblico numero uno: che non è Putin, ma è l’inflazione. E così, più o meno, hanno finito per fare molti altri quotidiani, tv o siti web, che rappresentano la crema dei “pensatoi” Usa, come “Politico” o “Slate”. In ogni caso, lo ribadiamo, le riflessioni dei commentatori americani sulla crisi ucraina appaiano più realistiche, quasi disincantate, rispetto a quelle spesso emotive che leggiamo in Europa. Ovviamente, la durissima condanna per la catastrofica azione di Putin è unanime. Tuttavia, ci si preoccupa di più degli scenari di medio-lungo periodo.
Non una parola sull’aumento delle spese per la sicurezza. Non una parola per un sostegno d’emergenza ai combustibili fossili e non una parola su un’altra spinosa questione: quella della spesa pubblica che ha fatto esplodere l’inflazione. Per finire, Christian Whiton, su “Substack”, scrive che il Presidente “sapeva”, ma che Putin l’ha raggirato, facendogli credere che in Ucraina, forse, avrebbe fatto solo una piccola azione dimostrativa.
“Biden voleva fare come Kennedy a Cuba. Spaventare i russi e farli scappare solo con le minacce. Ma lui non è Kennedy”. Ce ne siamo accorti.