Attacco alla capitale. L’Ucraina chiede alla Cina di mediare con la Russia

I russi bombardano la torre della televisione e colpiscono il memoriale dell’Olocausto di Kiev. Kharkiv, la seconda grande messa città a ferro e fuoco. Le truppe di Mosca vicino alla conquista  della città. L’Ucraina chiede alla Cina di mediare con la Russia. Appello di Zelensky e il Parlamento Ue concede lo status di Paese candidato all’adesione. In forse il secondo round di negoziati previsti per oggi.

Attacco a Kiev

«L’attacco scatta un paio d’ore prima del coprifuoco, quando la gente è ancora in strada. Chi per scappare, chi per approvvigionare i rifugi di acqua e cibo. La gigantesca colonna di blindati e cingolati russi che minaccia la cinta di Kiev non è ancora arrivata. La vediamo sopraggiungere facendosi annunciare dalle vistose torri di fuoco e fumo». La testimonianza di Nello Scavo, inviato di Avvenire da Kiev. Senza enfasi e senza aggettivi rispetto all’orrore.

La torre della tv

Altro classico militare l’attacco alla tv. Nei golpe la occupi, nella aggressioni la bombardi. Ieri Mosca aveva chiesto ai civili di stare alla larga dalle torri delle comunicazioni. «In serata colonne di fumo sono salite dalla torre della televisione di Kiev; nell’attacco sono morti 5 civili» (come le bombe Nato sulla tv di Belgrado). «L’area è quella in cui sorge il memoriale di Babin Yar, dove si commemora l’uccisione di 13 mila ebrei durante l’occupazione nazista del 1941».

I colloqui, l’Europarlamento, la Cina

Pe roggi è annunciato il secondo round dei colloqui russo-ucraini (lo riferisce la Tass che cita i media ucraini), ma le notizie a questo proposito si contraddicono. Zelensky all’Europarlamento: «Questa mattina è stata tragica per noi. Due missili hanno colpito la città di Kharkiv che si trova alla frontiera con la federazione russa», ha detto il presidente ucraino. Poi arriva la presa di posizione della Cina sull’invasione russa. Pechino «deplora lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia ed è estremamente preoccupata per i danni ai civili».

Pechino ora usa la parola ‘guerra’

Per la prima volta Pechino usa la parola «guerra», sottolinea Simone Pieranni. «La telefonata di ieri tra il ministro degli esteri cinese e la sua controparte ucraina segna un momento rilevante nelle vicende diplomatiche collegate alla guerra», finalmente chiamata col suo nome. Altra sottolineatura sul manifesto: «la telefonata è stata riportata in modo identico da Cina e Ucraina», (di solito, le due versioni divergono, perché ciascun governo sceglie di segnalare focus diversi, il più vantaggiosi per i propri interessi).

Cina mediatrice in campo

«La Cina invita la Russia e l’Ucraina a ricorrere alla negoziazione e sostiene tutti gli sforzi internazionali costruttivi che favoriscano una soluzione politica della questione. La situazione in Ucraina è cambiata drasticamente e la Cina deplora il conflitto tra Mosca e Kiev» sottolineando che Pechino sostiene sempre «il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti i Paesi», ma anche che «la sicurezza di un Paese non può essere raggiunta a scapito della sicurezza altrui, così come la sicurezza regionale non può essere ottenuta espandendo blocchi militari». Per questo «la massima priorità è mitigare il più possibile la situazione ed evitare che il conflitto vada fuori controllo».

Cina sempre anti Usa ma ‘Putin fermati’

Nonostante la propaganda di Pechino continui a indirizzare a senso unico, anti Usa, ma i segnali cinesi vanno colti e interpretati. Le parole dei consiglieri ucraini trasmessi dalla televisione di Stato, il messaggio contro la guerra dell’ambasciatore a Kiev, l’appello degli accademici sfuggito per un attimo alla censura e la più generale impostazione proprio del ministro Wang che ha sempre sottolineato la necessità di risolvere la crisi con il ritorno agli accordi di Minsk prima e poi, una volta scoppiata la guerra, con la necessità di sedersi a un tavolo negoziale. Quesito chiave posto da Pieranni.

Se mai la Cina intercederà davvero, Putin ascolterà i consigli degli «amici» cinesi?

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