
Asse Parigi-Berlino (Roma esteri ha altri problemi). A Berlino il cancelliere Olaf Scholz, ha ricevuto ieri i tre capi di governo dei paesi baltici, Estonia, Lettonia, e Lituania, per rassicurarli sull’andamento dei colloqui con la Russia. Il gruppo ha dato il via libera ai rinforzi della Nato sul cosiddetto “fianco orientale”, rinforzi che la Germania sosterrà nei prossimi giorni con 350 uomini pronti a partire per la vicina Lituania. Tanto per rassicurare e tenere lontano Washington e l’improvvido Johnson.
Ieri anche a un altro vertice con gli sherpa (i vertici tecnici dei misteri), del ‘formato Normandia’ (Francia, Russia e Ucraina). Sul tavolo gli accordi di Minsk firmati nel 2015. «Per quelli passa l’iniziativa che il cancelliere sta conducendo con il presidente francese, Emmanuel Macron», sottolinea Luigi De Biase. Gli accordi prevedono uno status speciale per le due regioni ribelli di Donetsk e di Lugansk, nell’est dell’Ucraina. Il governo di Kiev è chiamato a promuovere una riforma costituzionale. Di questo Macron ha discusso martedì con il presidente ucraino Zelensky.
Intento in Bielorussia, sono cominciate esercitazioni militari con trentamila soldati russi. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha ironizzato con la collega britannica, Lizz Truss, mirando a Boris Johnson: «Vi svelo l’epilogo di tutto questo dramma che l’occidente recitando cerca di farne una tragedia, anche se a me sembra sempre più una commedia. Fra un po’ scoprirete che le esercitazioni sono finite e ce ne siamo tornati a casa nostra. Tutti faranno un gran baccano rivendicando il merito della cosa. Venderanno fumo, perché tutti sapevano che sarebbe andata così».
Per Lavrov quello con Truss è stato «come un dibattito fra un muto e un sordo, in cui nessuno conosce la lingua dei segni». A confronto anche il breve colloquio telefonico, sempre ieri, con Luigi Di Maio, sembra un successo, nonostante sia terminato con generici appelli alla distensione, annota il manifesto.
Sull’ipotesi invasione insiste ancora il premier britannico, Boris Johnson, che ieri in Polonia è tornato a parlare di «bagno di sangue» in caso di guerra. «Nei fatti l’emergenza Ucraina sta lentamente rientrando. Ed emerge di nuovo la vera questione. La Russia vuole dall’Europa un nuovo accordo che regoli truppe e armamenti», sottolinea De Biase.
«Sono convinto – disse allora Puin – che dobbiamo ripensare seriamente l’architettura della sicurezza globale cercando un ragionevole equilibrio tra gli interessi di tutti i partecipanti al dialogo. Soprattutto perché il panorama internazionale è così vario e cambia così rapidamente…Penso che sia ovvio che l’espansione della Nato non ha alcun rapporto con la modernizzazione dell’Alleanza stessa, o con la garanzia della sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiederci: contro chi è destinata questa espansione? E che fine hanno fatto le rassicurazioni dei nostri partner occidentali dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia? Dove sono oggi quelle dichiarazioni? Nessuno le ricorda». Il discorso di Monaco è fondamentale per i russi.
Sulla crisi Ucraina e del gas ormai il bluff è generalizzato, afferma Alberto Negri. «Il bluff è accompagnato dal sospetto che a minacciare davvero l’Europa non sia Putin quanto Biden, che sulla questione dei rifornimenti energetici da Mosca non ha purtroppo una posizione diversa da quella di Donald Trump. Grazie alla sprovveduta Ue gli Usa si propongono, con l’”invasione russa” – che non c’è – come i fornitori dell’Europa. Ma è un bluff: per i costi, la logistica surreale e i danni ecologici».
«La verità che è che gli americani vogliono far saltare il gasdotto Russia-Germania, il Nord Stream 2, dove nel consiglio è entrato anche l’ex cancelliere Schroeder. La sua caratteristica principale, quella che non piace agli americani, è di bypassare completamente gli Stati Baltici, quelli di Visegrad, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via così qualsiasi eventuale pretesa da parte di questi Paesi di fare pressione su Mosca. Questi Paesi, tranne ovviamente la Bielorussia, pedina manovrata da Mosca, sono in gran parte pedine manovrate, attraverso la Nato, dagli Usa».