
Gerhard Schröder, 77 anni, ex cancelliere tedesco (1998-2005), allarga il suo abbraccio con Mosca, con un nuovo incarico da lobbista nel settore del gas russo. Entrerà a far parte del Consiglio di sorveglianza del colosso Gazprom. Lo rende noto la stessa azienda: la sua nomina ufficiale il 30 giugno a San Pietroburgo. L’ex leader socialdemocratico prenderà il posto di Timur Kulibayev, genero dell’ex presidente kazako Nursultan Nazarbayev, estromesso in seguito ai disordini di gennaio. La notizia arriva nel pieno degli sforzi diplomatici che la Germania sta compiendo per convincere Putin ad una mediazione sull’Ucraina, e crea nuovi imbarazzi nel suo partito, l’Spd, a pochi giorni da un incontro del leader tedesco Scholz con il presidente russo.
Proprio a Gazprom è assegnata la parte principale del mega accordo cinese, che si basa sulle riserve di gas dei giacimenti yakuti “Chayanda” e “Kovykta”.
Proprio a Gazprom è assegnata la parte principale del mega accordo cinese, che si basa sulle riserve di gas dei giacimenti yakuti “Chayanda” e “Kovykta”. Schroeder ha diretto negli anni passati il consorzio che ha costruito il primo braccio del gasdotto Nord Stream e ha presieduto il colosso petrolifero Rosneft. Ora lo hanno designato per sostituire alla sala comandi di Gazprom Timur Kulibayev, che sin qui ha rappresentava la società kazaca Kazenergy. Promozione di doppio sapore politico. In casa occidentale, a rimarcare il conflitto di interessi energetico con la politica degli Stati Uniti su fronte Ucraino. Secondo, la rottura anche simbolica di Mosca con l’ex padre padrone del Kazakistan Nazarbayev. Schroeder va a prendere il posto di Timur Kulibayev, uno degli uomini più ricchi e più potenti del Kazakhstan, nonché genero dell’ex leader assoluto, maritato con Dinara Nazarbayeva.
«Insomma, nel board della società, in cima a interessi miliardari fra l’Europa e l’estremo oriente, si vedono i segnali della politica estera che Putin intende seguire nei prossimi anni», rileva Luigi De Biase, segnali legati anche alle tensioni con gli Stati Uniti sulla sicurezza in Europa. Ed è su questo fronte che l’alta componente tedesca nell’Ue, la presidente Ursula von der Leyen, invece minaccia. «La Russia sta esercitando pressioni militari sull’Ucraina e utilizza le forniture di gas come leva su di noi, ecco perché il gasdotto Nord Stream 2 non può essere escluso dall’elenco delle sanzioni». L’economia russa è bisogno dei nostri nostri beni e dei nostri soldi, ed il ricatto è rovesciato. Una sorta di folle gara a chi andrebbe a perdere di più.
Ieri il commissario all’Energia Ue, Kadri Simson, ha incontrato a Baku il presidente azero, Ilham Aliyev, per un possibile aumento delle forniture attraverso il cosiddetto “corridoio meridionale”, che attraversa anche l’Italia. Negli stesi giorni nella capitale americana è prevista anche la visita del cancelliere tedesco, Olaf Scholz. Le agende dei due incontri sono incrociate. Di fronte al capo della Casa Bianca, Joe Biden, Scholz cercherà di difendere Nord Stream 2, al quale sono legate le prospettive di ripresa dell’industria tedesca. Mentre per Biden, il Nord Stream 2, «andrà fermato, in un modo o nell’altro», -nel caso di un attacco russo all’Ucraina-, poi precisa, sperando sia davvero solo così.