La guerra promessa e chi gioca col fuoco. La Nato schiera navi e jet, truppe Usa in allerta

Ucraina, 8.500 soldati Usa in stato di allerta. Nato invia navi e aerei in Europa dell’Est. Uk e Usa ritirano diplomatici e familiari da Kiev. Il dipartimento di Stato sconsiglia ai cittadini americani di recarsi in Ucraina. Allarme politico in Europa con la Francia che frena sui bellicismi Usa. Le Borse temono la guerra, crollano i listini globali.

Biden cerca alleati

Il presidente Usa, Joe Biden, chiama al telefono alcuni tra gli alleati europei ma non è chiaro se sia un preallarme su minacce reali o allarmismo strumentale. La eventuale guerra discussa per telefono con Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, la Commissione e il Consiglio Ue. Pressing Usa a tutti i livelli, con forzature sospette. Il segretario di stato Usa, Antony Blinken, ha partecipato in video al vertice dei ministri degli Esteri della Ue, ieri a Bruxelles, per informare i 27 sulla crisi che viene gestita sopra la testa degli europei. Venerdì a Ginevra ha discusso con il ministro Lavrov, senza risultati.

Sanzioni ma non soltanto

La questione delle sanzioni alla Russia, in caso di attacco, ma non soltanto. Ormai gli Usa premono per un’accresciuta presenza militare nella parte orientale dell’Alleanza. Ieri ha Nato ha annunciato rinforzi sul fronte est: e alcuni tra gli europei –un po’ per timori reale, un po’ per compiacere il potente alleato – suggeriscono ai loro cittadini di evitare viaggi «non essenziali» in Ucraina. Prudenza ma senza esagerare: per ora gli europei non ritirano le famiglie dei diplomatici, come Usa e Gran Bretagna, e il capo della politica estera Ue, Josep Borrell suggerisce di «non drammatizzare».

Ma la Nato a comando Usa spinge

Il segretario della Nato, Jean Stoltenberg, ha elencato i nuovi rinforzi europei, dopo le armi dirette all’Ucraina già inviate dagli Stati Baltici e dalla Gran Bretagna. La Danimarca manda una fregata nel Baltico, più 4 caccia F-16 in Lituania. La Spagna prevede di inviare navi per unirsi alle forze navali Nato e aerei da combattimento in Bulgaria, con problemi politici interni. L’Olanda ad aprile invierà 2 caccia F-35, una nave e metterà unità terrestri a disposizione della Nato. Anche la Francia, il paese che più insiste per una Europa meno americana, valuta l’invio di truppe in Romania sotto comando Nato. Valuta.

Chi ferma l’asse Biden-Blinken

Di fronte al Parlamento europeo, la scorsa settimana Macron ha insistito sulla necessità di un dialogo con la Russia. «Un nuovo ordine di sicurezza in Europa costruito tra europei, per poi proporlo al negoziato con la Russia». Ma i paesi dell’est che hanno pagato il dominio sovietico non condividono questo approccio. Secondo alcune letture politiche, Putin privilegia i rapporti diretti con gli Usa proprio per «dividere gli europei». Domani riunione «Formato Normandia», inventato nel 2014, dopo la Crimea, per favorire il dialogo con Usa-Russia, Francia e Germania, che ha portato agli accordi di Minsk nel 2015.

Asse Parigi-Berlino e problemi tedeschi

Oggi, Macron è a Berlino, per incontrare Scholz. La Germania finora non ha approvato l’invio di armi all’Ucraina. Addirittura, rileva Anna Maria Merlo sul manifesto, «la Gran Bretagna, in prima linea nell’escalation, non ha sorvolato la Germania nei voli che dal 17 gennaio riforniscono l’Ucraina di armi, per timore di un veto». Il cancelliere Scholz cerca di seguire la linea Merkel: «mandare armi e militari contro la Russia sarebbe un grande imbarazzo storico per la Germania». Conti con la storia e l’ombra dell’interesse commerciale del gasdotto Nord Stream 2. Che è anche interesse europeo.

Germania geograficamente nel mezzo

Schiacciata tra Ovest ed Est, come negli Anni Cinquanta, prima linea nell’escalation temuta, rileva Sebastiano Canetta. «La Germania ha davvero paura di ritrovarsi catapultata sul fronte ucraino nonostante il governo Scholz si sforzi di mantenersi in equilibrio fra i due blocchi opposti». Ma con prudenza. Il vice ammiraglio Kay-Achim Schoenbach, capo di stato maggiore della marina, costretto alle dimissioni per avere definito «un nonsense» l’invasione russa dell’Ucraina. Il timore del generale Kujat che, essendo in congedo, non teme destituzioni. Ma la nuova guerra fredda non ammette scarti dalla linea tracciata da Washington.

Gli altri prezzi da pagare

Torniamo per un attino all’Ucraina che campava sull’attraversamento del gas russo verso l’Europa sul suo territorio. Per il momento North Stream 2 è in sospeso, ma la questione della dipendenza europea dal gas russo non vale solo per la Germania. Nel 2021 dalla Russia è arrivato il 46,8% del gas consumato nella Ue, e sembra difficile che il Qatar, sollecitato dagli Usa, possa sostituirsi. L’economia Ue teme la penuria di gas, in un periodo di forti tensioni sui prezzi. E nel dubbio tra guerra e pace comunque decisa da altri, l’Ue ricorre alla politica del portafoglio: «1,2 miliardi per finanziamenti legati al conflitto».

Conflitto quale? quello in corso nel Donbass dove la colpe di Kiev nel non rispetto degli accodi 2014 di Minsk sono incontestabili, o quello che forse, sempre più minacciosamente, si prepara?

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