Guerra delle spie tra Ankara e Roma per il controllo di Tripoli

Il governo libico del premier Dbeibah ha nominato a capo del Dipartimento contro l’immigrazione illegale il capo milizia filoturco Mohammed al-Khoja, accusato dalle agenzie Onu d’essere legato al business del traffico di persone. Ricatto all’Europa sfruttando i migranti, denuncia Nello Scavo su Avvenire. Con i destinatari dei fondi europei e le milizie che trafficano in persone che sono spesso la stessa cosa.

Il turco Gürcan presunta spia pagato dall’Italia

Anno nuovi vecchi inganni

Tra spy story e regolamenti di conti, in Libia l’anno riparte con il consueto spartito di milizie rapaci, potenze esterne che sgomitano e diritti umani calpestati. A Tripoli è la Turchia a fare da asso pigliatutto rivendicando con colpi sotto la cintola quella che considera ormai terra di propria influenza.

Alto tradimento

Ankara ha ufficialmente accusato di alto tradimento Metin Gürcan, ufficiale in congedo e fondatore del partito di opposizione Deva. «In un colpo solo il presidente turco Erdogan ha fatto fuori un nemico e lanciato messaggi ad alcune capitali europee. Gürcan è infatti accusato di avere passato ai servizi segreti italiani e spagnoli informazioni riservate sulle trame della Turchia in Libia».

Spionaggio di casa

Metin Gürcan, 45 anni, si era dimesso nel 2014 dalle Forze armate turche con il grado di capitano e da allora è noto per le sue analisi militari e geostrategiche. Gürcan era pedinato dai servizi segreti turchi dal 2020. Filmato dal controspionaggio un funzionario dell’ambasciata italiana, il ‘signor A.’, con Gürcan in un centro commerciale di Ankara. Altri due incontri col signor A. su un’auto del corpo diplomatico italiano. ″Mi aveva chiesto mappe della Siria e informazioni sul Mediterraneo orientale, sulla Libia, sulle relazioni con la Grecia, sulla rotta dei rifugiati dall’Afghanistan”, si legge nel verbale dell’interrogatorio. Gürcan ha dichiarato di aver ricevuto da lui 500 euro dopo l’incontro.

Tripoli-Turchia

Intanto Tripoli ha fatto un altro regalo alla Turchia, che di fatto già controlla buona parte della cosiddetta guardia costiera libica. «Il governo del premier Dbeibah ha nominato a capo del Dipartimento contro l’immigrazione illegale (Dcim) il capo milizia filoturco Mohammed al-Khoja, accusato da varie organizzazioni internazionali e dalle agenzie Onu d’essere legato al business del traffico di persone».

Libia dei clan e del ricatto migratorio

Il Dipartimento contro l’immigrazione illegale amministra, attraverso i clan sul territorio, i campi di prigionia ufficiali, denuncia Nello Scavo. Compreso il clan gestito militarmente da al-Khoja, che si era distinto nel 2020, quando venne scongiurato l’ingresso a Tripoli delle milizie del generale Haftar. Gratitudine da parte della Turchia, alleato chiave di Tripoli.

Interessi di parte e peggio

La Turchia che concede ad al-Khoja in controllo -dei guardacoste in mare agli aguzzini sul terreno-, le redini della principale arma di ricatto contro Il ricatto del flusso migratorio. «La sua nomina svela la follia del sostegno finanziario dell’Ue, dato che i destinatari dei fondi europei e le milizie che trafficano in persone sono spesso la stessa cosa », osserva Joe Galvin, del network giornalistico internazionale The Outlaw Ocean Project sull’illegalità nei mari.

Il direttore delle carceri di Malta

Al fianco del libico al-Khoja ci sarà il colonnello maltese Alex Dalli, ex direttore delle carceri. L’ufficiale era stato costretto alle dimissioni dopo che la testata Newsbook aveva scoperto e denunciato una serie di violazioni dei diritti umani che avevano portato a quadruplicare i suicidi tra i detenuti. Pestaggi sistematici e perfino l’invenzione di una «sedia di contenzione » su cui incatenare i detenuti dalla testa ai piedi.

Giustificazioni maltesi

Il ministro degli Interni maltese Byron Camilleri ha sostenuto che il colonnello è stato inviato a Tripoli «per merito della sua vasta esperienza» (nei pestaggi?). Col compito di rendere pienamente operativo l’accordo bilaterale firmato tre anni fa in segreto. Accordi che hanno visto adoperare anche una flottiglia di pescherecci fantasma per catturare i migranti e riconsegnarli ai campi di prigionia libici.

Bruxelles ‘distratta’

L’Ue aveva inizialmente concesso gli stanziamenti per equipaggiare e addestrare i guardacoste libici a patto che sulle motovedette venissero montate delle videocamere. Le registrazioni avrebbero permesso di valutare l’effettiva capacità operativa e il trattamento a bordo delle persone intercettate in mare. Immagini che però sono sparite.

Europarlamento

Rispondendo a una interrogazione di undici europarlamentari italiani, il commissario Ue agli Esteri, Josep Borrell cade dalle nuvole: «la Commissione non è al corrente della presenza di videocamere a bordo delle motovedette della Guardia costiera libica». Che è un dire per non dire. Forse potrà aiutare la neo presidente del parlamento, la maltese Roberta Metsola.

Non negare ma non dire

Borrell non ha negato l’esistenza dei filmati: «La Commissione non dispone di video delle operazioni della guardia costiera libica». Tuttavia Bruxelles «non ha la competenza per richiederli». Ma nel 2018 l’allora rappresentante per gli Esteri Ue Federica Mogherini aveva scritto che la consegna di «Go-Pro camera è stata completata».

Sfortunatamente, «la mancanza di una connessione internet affidabile ostacola la capacità della Guardia costiera e della Marina libica di caricare e condividere il materiale registrato».Tanto volenterosi ma sfortunati.

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