Servizi segreti inglesi, sospettabili sospetti sulle spie di Pechino in casa

Tocca all’MI5 di gloriosa letteratura e tanta cinematografia tentare un grosso intralcio nei rapporti economici un tempo idilliaci tra Cina e Regno Unito, tanto mal visti da Washington. Praticamente chiusa la ‘Golden Era’ con la Pechino, inaugurata dal primo ministro David Cameron. L’allerta dei servizi segreti di sua Maestà sulle spie interne al servizio della Cina, annidate anche nei palazzi alti della politica.

L’ex premier Camerun e la presunta spia di Pechino

Un Regno di traditori?

«L’insolita allerta dei servizi segreti di Sua Maestà, rilanciata dallo Speaker della House of Commons sir Lindsay Hoyle, è scarna, senza ma appello», avverte Rita Fatiguso sul Sole24ore. Il Governo cinese, la denuncia, cerca di condizionare la politica britannica dal di dentro, dagli scranni del Parlamento, attraverso l’attività di spie disposte a corrompere deputati di ogni schieramento pur di aumentare l’influenza di Pechino.

Comprati e venduti

Un’accusa gravissima soprattutto per i parlamentari del Regno della povera Elisabetta tradita non solo dal figlio Adrea, rispedita al mittente ieri solo dal portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin per il quale «la Cina non ha alcun bisogno di comprare favori».

Spia con gli occhi a mandorla

Il clima è incandescente, l’MI5 ha puntato il dito accusatore sul ruolo svolto dall’avvocato Christine Lee, originaria di Hong Kong, residente in Gran Bretagna dagli anni Settanta, che avrebbe pagato lautamente parlamentari in cambio di favori per il Governo cinese.

Lobbyng nucleare

Un’intensa attività di lobbying, la sua, che avrebbe compreso anche la controversa centrale nucleare di Hinkley Point di cui i cinesi sono soci di minoranza. E a conferma della svolta britannica, segnala il nostro principale giornale economico, negli ultimi mesi il Regno Unito sta cercando di incentivare l’uscita dei cinesi dagli investimenti nel nucleare fatti con i francesi.

Aiuti elettorali e Brexit

Christine Lee avrebbe pagato un deputato laburista, Barry Gardiner, sostenitore di Jeremy Corbin, ma la sua presenza è rintracciabile in molti settori e ambiti, inclusi gli eventi organizzati da David Cameron, l’ex premier conservatore che ebbe l’idea del referendum sulla Brexit, convinto di vincerlo e di rimanere, lui e il Regno, in Europa più potenti di pria.

Londra Pechino, intrecci inestricabili

Ed è a partire dalla incrinatura britannica nei rapporti con l’Unione europea e le sue regole, che i rapporti economici tra le voglie represse di impero e quello reale del lontano oriente si sono talmente intrecciati, da risultare praticamente inestricabili, denunciano oggi gli 007 di casa.

La ‘trappola’ degli affari

Dalla ricerca avanzata sul design dei chip a Cambridge, al grafene a Cardiff, alle massime istituzioni anche scolastiche e universitarie sulle quali negli anni si è riversata la manna dei finanziamenti cinesi. «E d’ora in poi, riavvolgere la pellicola richiederà tempo e, come si può già notare, strappi dolorosi», annota Rita Fatiguso.

Quando Xi a Buckingam Palace

Utile ricordare che solo nel 2015 il presidente cinese Xi Jinping veniva accolto con tutti gli onori a Buckingham Palace. Ma, da quella fase politica, lo scenario internazionale è cambiato drammaticamente e su più fronti per il Paese leader degli investimenti cinesi in Europa. Londra, già terzo hub per il cambio bancario del ‘renminbi’, la valuta cinese, dopo Hong Kong, protagonista della ‘stock connection’ Londra-Shanghai, uno dei più grandi mercati di capitali che consente agli investitori globali di beneficiare della crescita della Cina attraverso Londra, mentre le società quotate alla Borsa di Londra possono accedere direttamente agli investitori cinesi.

Bersaglio cinese con Boris di rimbalzo

A condurre la campagna anti-cinese che costrinse anche Boris Johnson a demolire il contratto e le torri 5G su spinta molto decisa da parte americana, oggi, con l’aiuto delle mossa a sorprese (?) dell’MI5, è l’ala destra dei conservatori guidata da Ian Duncan Smith, una pattuglia quasi ‘trumpiana’ da sempre refrattaria alla Cina e, ovviamente, alla presenza cinese nell’Isola.

Londra degli 007 cinematografici

«Oggi Londra, patria di 007, deve trovare la quadra all’intreccio tra politica e lobby», lancia lì l’autrice che cita il caso Cameron-Greensill Capital. Il fallimento della società finanziaria di cui Cameron da due anni era consulente, con l’ex primo ministro che scrive al cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, per cercare aiuti alla società, azionista di maggioranza della terza acciaieria più grande del Paese.

Segreti svelati sempre mirati

Gli sms di Cameron a Sunak sono finiti sui giornali, e subito è partita la caccia all’uomo, ma anche adottare una ‘National Security Bill’ con tanto di registro degli agenti stranieri. Una trovata molto inglese, come se le vere spie sui registrassero in una sorta di albo professionale. La trovata molto ‘british’ al massimo servirà a mettere in difficoltà l’avvocata Christine Lee senza poterla neppure espellere mancando gli strumenti giuridici per farlo.

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