Il 2022 che ci aspetta, analisi geopolitica senza magheggi

Cerchiamo di scoprire assieme il nuovo anno con un minimo di ottimismo, rispettando sempre e comunque la promessa di onesta sincerità. Non siamo molto sicuri che la sintesi di ciò che prevedibilmente ci aspetta potrà allietare questo capodanno, ma certamente il conoscere, potrà aiutarci ad affrontare maglio il seguito di 2022 che verrà.
ISPI, studi di politica internazionale, subito ma senza esagerare. Sintesi per titoli. E poi il sempre puntuale Orteca.

Il mondo che verrà: ritorno al futuro?

Il titolo del poderoso dossier ISPI che eventualmente potete andare a leggervelo, già con i titoli ci dice molto, quasi tutto, delle partite planetarie aperte nel nostro futuro prossimo. Partiamo ovviamente dalla pandemia che ancora di affronta col dannato Omicron, che forse non ammazza come Delta, ma corre infinitamente più veloce. Ritorno a… Ritorno come ripiegamento, come regressione.

Pandemia
RITORNO AL VIRUS ETERNO? Su cui si interroga David Quammen, autore di “Spillover”, testo sull’evoluzione delle pandemie.

Economia
RITORNO ALL’INFLAZIONE? Quesito e risposta di Marco Buti, della Commissione europea

Clima ed Energia
RITORNO AL CARBONE? (o al nucleare, il nostro dubbio), con l’analisi della Stanford University.

Medio oriente
RITORNO ALL’OBLIO? Oblio del Medio Oriente con gli squilibri attuali che diventano la regola dalla forza, con i dubbi di Ghassan Salamé, ex capo missione Onu in Libia.

Stati Uniti
RITORNO A(L) TRUMP(ISMO)? Ritorno a Trump o al trumpismo, ed è quasi incubo.

Iran
RITORNO AL “NUCLEAR DEAL”? La niente affatto certa la soluzione del problema del nucleare iraniano con un accordo: trattive in difficolta a Vienna e minacce incombenti da Israele.

E una raffica di questi sul mondo che verrà, che già da soli fanno paura.
LA NUOVA ERA DELLA SCARSITÀ? Diseguaglianze, Deglobalizzazione, Società e Proteste, e infine Big Tech, ‘Nuove regole e nuovi signori’.
Se non vi basta, l’analisi di Piero Orteca

Le tre possibili bombe mondiali

La “saldatura” tra le aree di crisi ha trasformato conflitti regionali in possibili conflagrazioni di più vasta portata. Da monitorare con estrema attenzione, sono, nell’ordine, il Mar Cinese meridionale (Taiwan), il Golfo Persico e il Golan (Iran, Israele ed Hezbollah) e, last but not least, il Donbass, la regione di confine tra Russia e Ucraina.

Cina Taiwan e Usa ovunque

“Entro il 2025 la Cina potrebbe lanciare un’invasione su larga scala della nostra isola”. Parola del Ministro della Difesa di Taiwan, Chiu Kuo-Cheng. Previsione inquietante dopo le dichiarazioni d’inizio 2021, con il portavoce del governo cinese che aveva parlato senza mezzi termini di “guerra”, se i governanti di Taipei decidessero di proclamare l’indipendenza. E gli americani, per ora, hanno il fiato grosso in politica estera, sono pieni di debiti, guai sociali ed economici diffusi e, una bilancia commerciale che più rossa non si può.

Golfo Persico

“Inquietanti” i segnali che arrivano dall’establishment militare israeliano, sulla possibilità di una guerra con l’Iran. Lo stallo dei negoziati di Vienna sul trattato nucleare, apre a scenari complicati. Analisi del quotidiano Haaretz è che, né Israele e nemmeno gli Stati Uniti hanno il colpo militare del knock-out per distruggere definitivamente le installazioni nucleari iraniane. E allora? La “strategia del carciofo”, la chiama Orteca. Attacchi mirati, sperando che non scocchi la scintilla sbagliata che farebbe saltare la polveriera, mettendo a rischio le rotte del petrolio dello Stretto di Hormuz e di Bab-el-Mandeb.

Ucraina ultima

Sull’Ucraina ormai il caos diplomatico regna sovrano, ma dietro questa crisi ce ne sono altre, più gravi. Non solo politiche, ma anche commerciali. A cominciare da quella che coinvolge energia, materie prime e semilavorati ad alto valore aggiunto. Parlando dell’Ucraina, sembra di assistere a una partita di poker, in cui ognuno alza la voce, ma poi si accontenta di un ‘passa parola’. Ancora la strategia di allargare la Nato, costi quel che costi, per strangolare la Santa Madre Russia. Un’operazione di politica egemonica, denuncia il Cremlino, mascherata con la favola della ‘esportazione della democrazia’.

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