
Pandemia
RITORNO AL VIRUS ETERNO? Su cui si interroga David Quammen, autore di “Spillover”, testo sull’evoluzione delle pandemie.
Economia
RITORNO ALL’INFLAZIONE? Quesito e risposta di Marco Buti, della Commissione europea
Clima ed Energia
RITORNO AL CARBONE? (o al nucleare, il nostro dubbio), con l’analisi della Stanford University.
Medio oriente
RITORNO ALL’OBLIO? Oblio del Medio Oriente con gli squilibri attuali che diventano la regola dalla forza, con i dubbi di Ghassan Salamé, ex capo missione Onu in Libia.
Stati Uniti
RITORNO A(L) TRUMP(ISMO)? Ritorno a Trump o al trumpismo, ed è quasi incubo.
Iran
RITORNO AL “NUCLEAR DEAL”? La niente affatto certa la soluzione del problema del nucleare iraniano con un accordo: trattive in difficolta a Vienna e minacce incombenti da Israele.
E una raffica di questi sul mondo che verrà, che già da soli fanno paura.
LA NUOVA ERA DELLA SCARSITÀ? Diseguaglianze, Deglobalizzazione, Società e Proteste, e infine Big Tech, ‘Nuove regole e nuovi signori’.
Se non vi basta, l’analisi di Piero Orteca
“Entro il 2025 la Cina potrebbe lanciare un’invasione su larga scala della nostra isola”. Parola del Ministro della Difesa di Taiwan, Chiu Kuo-Cheng. Previsione inquietante dopo le dichiarazioni d’inizio 2021, con il portavoce del governo cinese che aveva parlato senza mezzi termini di “guerra”, se i governanti di Taipei decidessero di proclamare l’indipendenza. E gli americani, per ora, hanno il fiato grosso in politica estera, sono pieni di debiti, guai sociali ed economici diffusi e, una bilancia commerciale che più rossa non si può.
“Inquietanti” i segnali che arrivano dall’establishment militare israeliano, sulla possibilità di una guerra con l’Iran. Lo stallo dei negoziati di Vienna sul trattato nucleare, apre a scenari complicati. Analisi del quotidiano Haaretz è che, né Israele e nemmeno gli Stati Uniti hanno il colpo militare del knock-out per distruggere definitivamente le installazioni nucleari iraniane. E allora? La “strategia del carciofo”, la chiama Orteca. Attacchi mirati, sperando che non scocchi la scintilla sbagliata che farebbe saltare la polveriera, mettendo a rischio le rotte del petrolio dello Stretto di Hormuz e di Bab-el-Mandeb.
Sull’Ucraina ormai il caos diplomatico regna sovrano, ma dietro questa crisi ce ne sono altre, più gravi. Non solo politiche, ma anche commerciali. A cominciare da quella che coinvolge energia, materie prime e semilavorati ad alto valore aggiunto. Parlando dell’Ucraina, sembra di assistere a una partita di poker, in cui ognuno alza la voce, ma poi si accontenta di un ‘passa parola’. Ancora la strategia di allargare la Nato, costi quel che costi, per strangolare la Santa Madre Russia. Un’operazione di politica egemonica, denuncia il Cremlino, mascherata con la favola della ‘esportazione della democrazia’.