
«Per il 2022 linea dura della nuova leadership giapponese», avverte Giacomo Galeazzi su La Stampa, raccontandoci del Giappone. Il governo che ha sulla carta costituzionale (e dopo due bombe atomiche) il rifiuto della guerra, ha approvato un budget record per la difesa di 5,4 trilioni di yen (47 miliardi di dollari) per il 2022, compresi i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di un nuovo jet da combattimento e altri arma menti. «Tokyo punta a rafforzare la sua capacità militare in risposta all’ascesa della Cina e alle tensioni tra Pechino e Taiwan». Preoccupazioni per tutti in quell’area del mondo, pensiamo ai sottomarini nucleari australiani di fabbricazione Usa che verranno. Ma a far temere è l’insistenza, il segno di una precisa volontà politica nazionale. «L’aumento del budget (dell’1,1%) è il decimo consecutivo ed è in linea con l’impegno del Giappone nei confronti degli Stati Uniti di rafforzare le proprie capacità di difesa per affrontare problemi di sicurezza sempre più impegnativi nella regione».
E a proposito di America, torna il boia. Detto più elegantemente, «tornano le esecuzioni capitali in quello che appare a tutti gli effetti l’inizio di un nuovo corso avallato dall’amministrazione del premier Fumio Kishida». Già a ottobre, del resto, il ministro della Giustizia, Yoshihisa Furukawa, aveva definito la pena di morte “inevitabile” per i crimini efferati e giudicati atroci dalla comunità. Al patibolo sono stati condotti tre uomini i cui crimini erano stati affettivamente orrendi. Le esecuzioni nel Paese del Sol Levante vengono condotte quasi unicamente per impiccagione. «Nel dare conto dell’accaduto la stampa giapponese, anche la più liberale, ha preferito soffermarsi sulla crudeltà e la ferocia dei delitti, tralasciando ogni ipotesi di discussione sull’opportunità di un dibattito nazionale».
«Ad oggi il Giappone rimane l’unico paese assieme agli Stati Uniti, tra quelli dei G7, dove le pena capitale è ancora in vigore, e in un recente sondaggio governativo quasi il 90% degli intervistati ha definito il sistema utile alla sicurezza dei cittadini, contro appena il 10% di contrari». Attualmente nelle carceri nipponiche ci sono 107 persone nel braccio della morte, una vigilia di esecuzione in media di 13 anni. L’associazione degli avvocati denuncia la pratica considerata ‘incostituzionale’, di non consentire ai detenuti il preavviso sul giorno dell’esecuzione. Nessun ricorso di difesa possibile e i carcerati che vivono all’ombra del boia per il resto della propria esistenza, pensando che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo. Una mattina, al posto della colazione trovano la corda del boia. Denuncia alla Corte distrettuale di Osaka, per tentare di proteggere «la dignità umana di ogni persona, compresa quella dei condannati a morte».
La Cina, sul fronte dei diritti umani e delle sentenza capitali certo compete con Giappone, sul fronte economico militare è ormai oltre la semplice competizione. Lo schiaffo di non inviare una delegazione governativa ai Giochi olimpici invernali di Pechino, in programma dal 4 febbraio. Non si è fatta attendere la replica della Cina. «Sollecitiamo il governo giapponese a rispettare il suo impegno a non politicizzare lo sport», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri del gigante asiatico, Zhao Lijian, in dichiarazioni riportate dal Global Times in cui dà il benvenuto agli atleti e al Comitato olimpico giapponese.
La decisione del Giappone, che ha appena ospitato le Olimpiadi di Tokyo, allinea il Paese con la scelta degli Stati Uniti, ma a Tokyo non si parla esplicitamente di boicottaggio diplomatico, citando solo l’importanza che «vengano garantiti in Cina i valori universali, come la libertà, il rispetto dei diritti umani fondamentali e lo stato di diritto». Dopo il boicottaggio diplomatico deciso da Usa e poi da Regno Unito, Australia e Canada, Pechino avvertiva che i quattro Paesi avrebbero «pagato per le loro decisioni».
E sembra quasi di tornare, nell’elenco dei protagonisti, a quei sottomarini nucleari australiani che fecero arrabbiare tanto la Francia per i suoi rimasti invenduti, ma che hanno anche aumentato le distanza tra le due sponde del vecchio oceano della cultura occidentale. Atlantico ormai solo numero due, assieme alla storica alleanza militare da cui prende il nome.