L’Amerika che deve far paura al mondo

Ricordate Kyle Rittenhouse, il sedicenne che nell’agosto 2020 a Kenosha, in Wisconsin, uccise due attivisti di sinistra con un fucile semiautomatico e ne ferì un terzo sostenendo che aveva agito per legittima difesa? Ai tempi del processo, nella strana società Usa estremizzata da quattro anni di eversione democratica Trump, erano in molti a temere esplosioni di violenza qualunque fosse stata la sentenza.
La condanna di un giovane che ai tempi dei due omicidi era ancora minorenne avrebbe probabilmente fatto di Rittenhouse un martire agli occhi dell’America che considera sacro il suo diritto di armarsi fino ai denti. Un’assoluzione rischiava di provocare una sommossa tra gli attivisti di sinistra e le organizzazioni per la difesa dei diritti civili.

Assassino o eroe? Comunque Amerika da rifondare

La nuova vita di Kyle Rittenhouse dopo l’assoluzione, lo spunto di Massimo Gaggi sul Corriere della sera.

«Alla fine Rittenhouse fu assolto e le piazze di sinistra protestarono ma non insorsero. Le tv trasmisero le sue lacrime durante il processo mentre ripercorreva, singhiozzando, quelle tragiche ore. Molti sostennero che l’assoluzione di un omicida che si era recato alle manifestazioni con un’arma semiautomatica a tracolla creava un pericoloso precedente. La giuria decise, però, di credere alle minacce e gli riconobbe la legittima difesa. Kyle, commosso, sostenne di essere stato travolto dagli eventi, di non aver agito per moventi politici e di essere, anzi, un sostenitore di Black Lives Matter. E promise di sparire».

Le recita del bravo ragazzo pentito

Assassino e bugiardo

Ma non è andata esattamente così. Dopo quei timori diffusi e legittimi, «Un anno dopo, da assolto, è ospite d’onore a un raduno di estrema destra: una conferma della degenerazione del dibattito in America».

«Lunedì a Phoenix, in Arizona, Kyle è stato l’ospite d’onore di Turning Point Usa, un raduno di migliaia di attivisti dell’estrema destra». Salito sul palco in mezzo a un tripudio di fuochi d’artificio accompagnato da musiche assordanti da concerto rock, ha avuto la standing ovation dei 6.700 presenti che scandivano slogan come «sei il nostro eroe».

E Kyle non si è tirato indietro, indottrinato e montato a dovere, sulla scia di chi aveva reso possibile che un sedicenne andasse in giro armato come un marine in una giungla vietnamita.

Aggressivo e minaccioso

E il giovinotto, graziato da una giuria decisamente generosa, anziché mostrarsi grato per l’assoluzione si è invece detto vittima di una persecuzione del governo e ha descritto il processo come un attacco al Secondo Emendamento della Costituzione, quello che difende il diritto di tutti i cittadini di armarsi.

Un altri figlio politico di Trump

«Poi un avvertimento minaccioso alla stampa: Kyle si riserva azioni legali contro i media che, sostiene, lo hanno diffamato». Noi, nani del web, passeremmo volentieri all’insulto, ma sarebbe degradarci al suo livello (al suo e di chi lo manovra, con una curiosità fortissima sui suoi genitori). Per non fare e scrivere sciocchezze, lasciamo spazio alle considerazioni più sagge e conclusive di Massimo Gaggi da New York.

Chi salverà l’America e chi ci salverà da questa Amerika

«Il fatto che l’uccisione di dimostranti -comunque si giudichino circostanze e movente- venga glorificata su un palcoscenico politico è di per sé spaventoso. Una conferma della degenerazione del dibattito in America e dell’affiorare di pulsioni violente. Non fosse per la norma che impone un’età minima di 25 anni per essere eletto parlamentare, Kyle oggi sarebbe probabilmente già candidato per un seggio in Congresso».

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