Congo dove tutto è PIÙ: risorse naturali, virus, malgoverno, terrorismo e fame

Nel Paese dell’Africa centrale dalle clamorose risorse e delle emergenze continue. Una crisi sanitaria tra le più serie del continente si unisce alle violenze di gruppi jihadisti, alla fame, alla lotta per il controllo delle risorse naturali. L’avanzata della Cina.
E il petrolio, i diamanti, l’oro e il cobalto diventano la tragedia per la vita dei congolesi.

Miniere clandestine di cobalto

Emergenza Congo dove tutto è iper

Repubblica Democratica del Congo, dove la democrazia, se mai è passata, è scappata di corsa. «Qui, nel quasi totale silenzio della politica mondiale, si sta consumando un’emergenza umanitaria di livelli spaventosi, mescolandosi, zona per zona, a una profonda insicurezza dei territori a Est del Paese, che rimangono preda di violenti gruppi armati, cioè bande locali legate al controllo di un territorio che è fuori controllo», denuncia Dorella Cianci su Avvenire.

Le ricchezze nascoste e rapinate

Oro nell’Ituri e nel Sud Kivu, diamanti a Kisangani, uranio, rame e cobalto nel Katanga, senza contare il legname pregiato un po’ ovunque. Nel Nord Kivu il coltan, la columbo-tantalite da anni l’oro delle nuove tecnologie la cui estrazione clandestina finanzia i gruppi armati locali, che la contrabbandano in cambio di denaro o di armi. Poi gli idrocarburi: petrolio all’interno del Parco Nazionale dei Virunga, casa degli ultimi gorilla di montagna. E gas naturale sul fondo del lago Kivu, condiviso col Ruwanda. Valore di ricchezze incalcolabile.

Coprifuoco da Covid e bande armate

In diverse regioni dell’enormità territoriale Congo, è in vigore il coprifuoco per i contagi Covid che stanno facendo strage in tutta l’Africa centrale, ma anche per le violenze di gruppi jihadisti e filo ruandesi. Regole anti virus decisamente blande e inosservate. Incontenibili più del Coronavirus, «la violenza delle milizie spesso sostenute da potenti e velati interessi esteri. La loro violenza, priva di ogni scrupolo, si manifesta in molti modi, ma le vittime principali di questo delirio della forza sono le giovani donne, che – con sotterfugi e un po’ di fortuna – dopo gli stupri qualche volta riescono a rivolgersi alle organizzazioni umanitarie per delle visite ginecologiche».

Terribile crisi alimentare

Quasi 7 milioni di persone, il 25% della popolazione nazionale , sopravvivono in uno stato di ‘insicurezza alimentare’. In Congo la fame è una condizione cronica da anni, una crisi umanitaria definita “diffusa” dagli analisti geopolitici, perché i conflitti armati si sommano ai disastri naturali, alle epidemie costanti e alla scarsità di cibo. «Negli ultimi 3 anni, nelle regioni orientali si stanno verificando migrazioni di massa a seguito di atti violenti di guerriglia ad opera di gruppi etero guidati da interessi stranieri». Solo il 7% della popolazione vaccinata contro il Covid, ma colpiscono anche morbillo, colera, ebola. Rapporto ufficiale del Congo Research Groupdella la New York University: «Sistema sanitario, carente e sotto finanziato». E cattiva gestione delle ridotte risorse finanziarie.

Sfera di influenza occidentale a perdere

«Negli ultimi 3 anni, nelle regioni orientali, si stanno verificando migrazioni di massa a seguito di atti violenti di guerriglia ad opera di gruppi jihadisti in realtà eteroguidati da interessi stranieri, Cina e Turchia in primis, sui giacimenti di terre rare, coltan, oro». Guerra per il controllo del cobalto, miniere cielo aperto dove lavorano i bambini anche di sei e sette anni, morti per incrementare il mercato congolese nella corsa alle forniture di cobalto di cui abbiamo detto all’inizio. Il Paese è appartenuto alla sfera d’influenza occidentale ed è rimasto un componente fondamentale dell’economia internazionale.

Congo indipendente anni ’60 tra Usa e Urss

Divenuto indipendente nel ‘60, il Congo fu al centro di un sanguinoso scontro tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Furono gli Usa a vincere la partita, instaurando il regime del generale Mobutu, tra i più i più sanguinari del continente. Da sempre obiettivo sfruttamento delle sue risorse, del più feroce colonialismo europeo nel ‘Congo Belga’. Risorse strategiche o spesso mortali. Passando dal produrre gomma per la guerra mondiale all’esportazione dell’uranio, necessario per la produzione delle prime bombe atomiche.

Il nuovo colonialismo asiatico

Oggi un consorzio di società statali cinesi hanno firmato un accordo per diritti di estrazione di 10 milioni di tonnellate di rame e 600 mila tonnellate di cobalto in 25 anni, per un valore tra i 40 e gli 84 miliardi di dollari. In cambio la Cina si sarebbe impegnata ad investire oltre 6 miliardi di dollari nel miglioramento delle tecniche estrattive. Questioni sociali non previste nell’accordo commerciale.

Ad oggi si registra solo sfruttamento, con capitali che vanno esclusivamente all’estero, lasciando la popolazione spesso persino senza energia elettrica.

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