
Oro nell’Ituri e nel Sud Kivu, diamanti a Kisangani, uranio, rame e cobalto nel Katanga, senza contare il legname pregiato un po’ ovunque. Nel Nord Kivu il coltan, la columbo-tantalite da anni l’oro delle nuove tecnologie la cui estrazione clandestina finanzia i gruppi armati locali, che la contrabbandano in cambio di denaro o di armi. Poi gli idrocarburi: petrolio all’interno del Parco Nazionale dei Virunga, casa degli ultimi gorilla di montagna. E gas naturale sul fondo del lago Kivu, condiviso col Ruwanda. Valore di ricchezze incalcolabile.
In diverse regioni dell’enormità territoriale Congo, è in vigore il coprifuoco per i contagi Covid che stanno facendo strage in tutta l’Africa centrale, ma anche per le violenze di gruppi jihadisti e filo ruandesi. Regole anti virus decisamente blande e inosservate. Incontenibili più del Coronavirus, «la violenza delle milizie spesso sostenute da potenti e velati interessi esteri. La loro violenza, priva di ogni scrupolo, si manifesta in molti modi, ma le vittime principali di questo delirio della forza sono le giovani donne, che – con sotterfugi e un po’ di fortuna – dopo gli stupri qualche volta riescono a rivolgersi alle organizzazioni umanitarie per delle visite ginecologiche».
Quasi 7 milioni di persone, il 25% della popolazione nazionale , sopravvivono in uno stato di ‘insicurezza alimentare’. In Congo la fame è una condizione cronica da anni, una crisi umanitaria definita “diffusa” dagli analisti geopolitici, perché i conflitti armati si sommano ai disastri naturali, alle epidemie costanti e alla scarsità di cibo. «Negli ultimi 3 anni, nelle regioni orientali si stanno verificando migrazioni di massa a seguito di atti violenti di guerriglia ad opera di gruppi etero guidati da interessi stranieri». Solo il 7% della popolazione vaccinata contro il Covid, ma colpiscono anche morbillo, colera, ebola. Rapporto ufficiale del Congo Research Groupdella la New York University: «Sistema sanitario, carente e sotto finanziato». E cattiva gestione delle ridotte risorse finanziarie.
«Negli ultimi 3 anni, nelle regioni orientali, si stanno verificando migrazioni di massa a seguito di atti violenti di guerriglia ad opera di gruppi jihadisti in realtà eteroguidati da interessi stranieri, Cina e Turchia in primis, sui giacimenti di terre rare, coltan, oro». Guerra per il controllo del cobalto, miniere cielo aperto dove lavorano i bambini anche di sei e sette anni, morti per incrementare il mercato congolese nella corsa alle forniture di cobalto di cui abbiamo detto all’inizio. Il Paese è appartenuto alla sfera d’influenza occidentale ed è rimasto un componente fondamentale dell’economia internazionale.
Divenuto indipendente nel ‘60, il Congo fu al centro di un sanguinoso scontro tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Furono gli Usa a vincere la partita, instaurando il regime del generale Mobutu, tra i più i più sanguinari del continente. Da sempre obiettivo sfruttamento delle sue risorse, del più feroce colonialismo europeo nel ‘Congo Belga’. Risorse strategiche o spesso mortali. Passando dal produrre gomma per la guerra mondiale all’esportazione dell’uranio, necessario per la produzione delle prime bombe atomiche.
Ad oggi si registra solo sfruttamento, con capitali che vanno esclusivamente all’estero, lasciando la popolazione spesso persino senza energia elettrica.