Obama sul clima: «Il tempo sta scadendo, dobbiamo fare di più»
«Il tempo sta scadendo: abbiamo fatto significativi progressi dall’accordo di Parigi ma dobbiamo fare di più», dichiara Barack Obama a Glasgow. «I cambiamenti climatici sono sempre più evidenti». Rivolto ai giovani: «Voglio che rimaniate arrabbiati, ma canalizzate questa rabbia, spingete sempre di più, questa è una maratona non uno sprint». Ovviamente proteste social anche contro di lui per ‘promesse mancate da parte di tutti i giovani volutamente esclusi dal vertice.
Allarme McKinsey & Company
Se si superano 1,5 gradi di riscaldamento dai livelli pre-industriali, nel prossimo decennio quasi metà della popolazione mondiale sarà esposta al rischio di ondate di calore, siccità, inondazioni o carenza d’acqua. In uno scenario peggiore, di 2 gradi sopra i livelli pre-industriali al 2050 (oltre l’obiettivo minimo dell’Accordo di Parigi), 800 milioni di persone in più rispetto ad ora vivrebbero in aree urbane con gravi problemi idrici, a causa dell’aumento della domanda d’acqua.
Circa 100 milioni di persone (1 su 7 degli agricoltori del mondo nel 2050) sarebbero esposte a gravi livelli di siccità, riducendo la loro capacità di produrre cibo.
Quattrocento milioni di persone che vivono sulle coste di mari e fiumi rischierebbero inondazioni costiere, con morti e ingenti danni materiali.
Davvero il vertice di Glasgow sta fallendo?
Tempo di bilanci all’inizio della seconda settimana di COP26 e la domanda la pone in maniera diretta Sara Gandolfi sul Corriere della Sera, prima delle dura reprimenda del’ex presidente Usa. «Capisco la frustrazione di molti, ma non tutto è perduto», prova ad attenuare il presidente di COP26 Alok Sharma. «Perché ci sono sempre due vertici che viaggiano paralleli: quello dei leader (assenti e presenti), con dichiarazioni altisonanti ma non vincolanti, e quello dei negoziatori, che lavorano nell’ombra».
Una seconda COP dentro la COP26
La differenza tra successo e fallimento. «Se tutti gli impegni presi saranno pienamente raggiunti», ha detto il direttore dell’International Energy Agency (Iea), Fatih Birol, «metteranno il mondo sulla buona strada per limitare il riscaldamento globale a 1,8 °C». Siamo 0,3° sopra l’obiettivo invocato dagli scienziati ma è un grosso salto rispetto al +2,7° prospettato all’apertura di COP26. «Gli impegni, però, non sono vincolanti e solo tra qualche anno sapremo se le promesse saranno state mantenute».
Premesse troppe volte tradite
Oltre 100 Paesi si impegnano a «fermare e invertire» la deforestazione a livello globale entro il 2030», dall’Amazzonia alle foreste tropicali in Indonesia e nel bacino del Congo. Ma chi si fida di un Bolsonaro o simili? «I governi hanno già fatto in passato dichiarazioni simili che non sono state rispettate», denuncia l’esperto forestale di Global Witness.
Sono 103 i Paesi che hanno firmato l’accordo per ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030, ma tre dei maggiori emettitori -Cina, India e Russia- non hanno firmato.
Oltre 20 Paesi, tra cui l’Italia, si impegnano a terminare i finanziamenti all’estero per tutti i combustibili fossili per il 2022.
Altri 40 Paesi ad uscire dal carbone (entro il 2030 i Paesi sviluppati, entro il 2040 quelli in via di sviluppo), ma Cina, Russia e Usa hanno detto no.
«Joe Biden si è affrettato a criticare l’assenza di Xi Jinping, ma la sua decisione di non firmare il patto sul carbone ha dato un duro colpo a quella che doveva essere una politica di punta della COP», commenta il Financial Times.
I grandi inquinatori o ipocriti o spregiudicati o assenti
John Kerry, inviato speciale Usa sul clima, avverte: «Le parole non significano nulla se non sono seguite dai fatti». E se lo dice il rappresentante del Paese che più inquina l’ambiente al mondo… L’india ha promesso di raggiungere il Net Zero nel 2070, 20 anni dopo Usa e Ue e dieci anni dopo Cina, Russia e Arabia Saudita. L’India si è impegnata anche ad ottenere metà dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Survival International denuncia che «nelle foreste dell’India centrale sono state pianificate 55 nuove miniere di carbone e l’ampiamento di 193 esistenti».