
E’ di assoluta importanza che tutti si vaccinino, perché nessuno è protetto fino a quando tutti saranno protetti, avverte l’OMS
Continua la crescita dei casi in Italia, ma a un ritmo più lento di qualche giorno fa. Con i 5.905 casi positivi di ieri, l’aumento settimanale si attesta al 15%, meglio del +33% registrato nella settimana precedente. Stabile il numero dei decessi (una quarantina al giorno in media, da inizio ottobre) almeno per il momento. La situazione italiana rimane migliore rispetto a quella dei vicini.
Ieri 34 mila nuovi positivi in 24 ore, il dato più alto dall’inizio della pandemia. Turingia e Sassonia sono le regioni attualmente più colpite, con un incidenza settimanale di oltre trecento nuovi casi per centomila abitanti (oltre il doppio della media nazionale). Un centinaio di decessi al giorno, quasi raddoppiato nell’ultima settimana: ieri 165. Nelle terapie intensive tedesche (molto più capienti delle nostre) ci sono 19 persone per milione di abitanti, contro i 5,6 italiani, ci ricorda Andrea Capocci sul Manifesto.
Berlino alle prese con la scadenza dello stato di emergenza, prevista per il 25 novembre e la politica (Merkel uscente e nuova coalizione Semaforo), a litigare sulla sua proroga.
A guardare la mappa del centro europeo di prevenzione e controllo (Ecdc), il focolaio tedesco appare come una propaggine di una più ampia ondata epidemica che sta investendo l’Europa orientale e che per ora risparmia il sud-ovest del continente, e in particolare Italia, Francia, Spagna e Portogallo (che guida la classifica delle vaccinazioni in Europa con l’86,28%).
I dati di ieri riportano 40mila nuovi casi in Russia (1195 vittime), e 27mila in Ucraina (699 vittime)…… In proporzione alla popolazione, i paesi con il maggior numero di nuovi positivi al mondo sono oggi distribuiti tra i paesi dei Balcani e il Baltico a partire da Slovenia, Croazia e Estonia.
Questo dato spiega – ben più delle manifestazioni contro il Green Pass – perché la regione italiana con la più alta incidenza sia proprio il Friuli-Venezia Giulia.
In Europa e Asia centrale sono localizzati il 59% dei casi e il 48% dei decessi causati dalla pandemia nell’ultima settimana. «L’Europa è tornata l’epicentro della pandemia, proprio come un anno fa» ha dichiarato ieri il direttore Hans Kluge, dopo la cifra terrificanti di mezzo milione di vittime temute in Europa e Asia Centrale. Con i sistemi sanitari potrebbero entrare in crisi in 43 paesi dell’area. «La differenza è che oggi ne sappiamo di più e potremmo fare di più».
Kluge ha fatto appello a non solo sui vaccini. «Sono la nostra arma più potente, ma solo se usata insieme ad altri strumenti. Le previsioni più accreditate mostrano che se si raggiungesse il 95% di utilizzo delle mascherine in Europa e Asia centrale – ha spiegato – di quel mezzo milione di vite potremmo salvarne 188 mila entro febbraio».
Anche in Germania, il tasso di immunizzazione è inferiore alla media europea, segnala ancora Adrea Capocci: solo il 68% dei tedeschi ha ricevuto almeno una dose, contro il 77% degli italiani e l’81% degli spagnoli. In tutta l’Unione Europea le vaccinazioni hanno rallentato fino quasi a fermarsi. In Italia come in Germania, oggi si somministrano un quinto delle dosi rispetto ai massimi toccati all’inizio di giugno (terze dosi comprese).
Nonostante le evidenze dei numeri le campagne di prevenzione si scontrano con lo zoccolo duro dell’esitazione vaccinale, che ha dimensioni diverse da un paese all’altro e tocca livelli record nell’ex-Jugoslavia. «Ha rinunciato al vaccino il 43% degli sloveni, il 53% dei croati e il 54% dei serbi. E ancora più a est va pure peggio, con solo il 39% dei russi e il 25% degli ucraini vaccinati con almeno una dose».