«La divisione fra Europa occidentale ed Europa orientale è ancora con noi. Semmai si accentua. Chi immaginava che l’apertura della cortina di ferro comportasse l’unificazione del Continente non faceva i conti con la maledizione del lungo periodo».

«Un’Europa che ricorda a tutti che oltre la ex cortina di ferro non c’è solo un insieme di Stati, ma un insieme di culture. Popoli diversi, modi di vita diversi, confessioni diverse che si intrecciano tra loro costruendo una trama ben diversa da quella occidentale». La Polonia, con la sentenza con la quale è stata decretata la superiorità del diritto nazionale rispetto a quello dell’Unione europea, è sicuramente l’esempio più eclatante dell’errore di considerare l’ingresso nel club occidentale come certificazione dell’adesione a tutto ciò che esso comportava e che ancora comporta.
Varsavia ma non soltanto. «Segnali diversi ma costanti che ci ricordano come l’Europa, spesso concentrata sulla divisione tra sud e nord del continente, si è colpevolmente dimenticata di quella altrettanto profonda tra est e ovest».
«Divisa tra frugali e ‘cicale’, tra mediterranei e nordici, tra proiezioni verso l’Africa e disinteresse al tema, l’Ue ha riscoperto quella frattura che sembra far affiorare un confine che si credeva cancellato».
Mentre l’Europa occidentale ragiona su una difesa comune continentale a supplire una Nato sempre troppo americana e sempre meno credibile, gli Stati dell’Europa orientale insistono a guardare all’Alleanza atlantica che li ha ereditati dal crollo sovietico e che li ha ‘favoriti’ verso l’Unione, come il solo tutore rispetto alla presunte ambizioni russe sul continente. Lo aveva ribadito la presidente dell’Estonia, Kersti Kaljulaid, pochi giorni prima di lasciare il mandato: «La Nato ci ha sempre protetto. No a un piano di Difesa Ue poco chiaro».
La cortina di ferro non è ancora realmente caduta, scoprono oggi in molti. Il rapporto Est-Ovest si è basato sulla priorità degli aiuti economici rispetto ad una più vasta adesione a tutto il blocco occidentale. Polonia e Ungheria (ma non soltanto), e la questione dello ‘stato di diritto’, ma non solo quello. Valori chiave come l’indipendenza della magistratura, e dell’arbitro giuridico dell’Unione tra i vari Stai. Regole elementari a cui ora viene contrapposta la ‘democrazia illiberale’ alla Orban, o la statualità clientelare e corrotta che sta strangolando il sud dell’oriente Ue.
Quando il motore economico Ue viene fiaccato dalla competizione internazionale e dalle crisi contingenti, e si impongono scelte politiche più stringenti anche nel rigore della spesa, si scopre che la ‘cortina di ferro’ sopravvive alla storia proprio per questa incapacità di adeguarsi a certi contenuti politici-culturali, e per le risposte economiche inefficienti.
«E se c’è nel cuore della Germania e della sua Kerneuropa, tanto più esiste in un continente i cui destini si sono uniti ma dopo secoli di differenze e di diffidenze».