
Le donne candidate hanno stupito gli uomini conquistando 97 seggi sui 329 totali del parlamento iracheno. Shock per i principali partiti islamici. I candidati indipendenti hanno infranto il monopolio dei partiti tradizionali ottenendo 20 seggi.
Il vincitore principale, come previsto, è stato il popolare religioso Moqtada al Sadr, anche se nonostante le sue piroette pre elezioni non è riuscito ad avere i cento se3ggio per la maggioranza assoluta. «Con qualche alleanza – per esempio con i curdi, che hanno accolto con favore la sua vittoria, con i blocchi sunniti e con gli indipendenti – potrà mettere insieme una coalizione ampia abbastanza da formare il governo», ma non sarà facile, avverte il giornalista iracheno.
Il grande perdente di queste elezioni è stato l’Iran. La milizia filoiraniana Fateh ha perso 31 dei 46 seggi conquistati alle ultime elezioni del 2018. Altre milizie hanno ridotto la loro presenza in parlamento a soli quattro seggi. Dopo un vertice di emergenza il leader di Fateh, Hadi al Amiri, ha accusato la commissione elettorale di essersi “arresa alle pressioni straniere”. «Il pericolo rappresentato dai perdenti sta non nei loro consensi ma nelle loro armi». Tre di questi gruppi hanno minacciato una “guerra civile tra sciiti” se i risultati saranno confermati.
Il numero dei ricorsi è arrivato a 379. «Sono tutte pressioni per entrare a far parte del prossimo governo», ha scritto su Twitter Moqtada al Sadr. «Tutti i partiti sono tornati alla retorica del 2005, e fanno appello alla formazione di alleanze su base confessionale».
«Una fonte della coalizione guidata dall’ex premier Nouri al Maliki, ha rivelato che per la nomina del governo i leader dei partiti sciiti terranno probabilmente un vertice nella città santa di Najaf sotto la guida di un rappresentante dell’ayatollah Ali al Sistani». Questa è l’unica mossa, spiega la fonte, per evitare una guerra civile tra gli sciiti.
Sull’altro fronte, comincia a prendere forma una coalizione d’opposizione composta da partiti arabi e curdi che controlla circa trenta seggi, a cui si potrebbero unire i rappresentanti dei gruppi che hanno boicottato le elezioni. «È il più ampio fronte d’opposizione in Iraq dal 2003».