
Le parole del cancelliere austriaco non sono soltanto un appello ma un avvertimento. L’aumento dei casi nel paese, ancora sotto controllo, secondo le previsioni degli scienziati potrebbe subire una accelerazione e il governo ha già studiato le nuove restrizioni. Misure che andranno a colpire proprio i non vaccinati.
Il piano prevede diversi livelli di allerta a seconda del numero di ricoveri in terapia intensiva, che oggi sono circa 220 e rientrano ancora nel livello 1. Il livello massimo, il quinto, scatterà a quota 600 ricoveri, cioè il 30% dei posti disponibili negli ospedali. Il piano del governo entrerà in vigore dal primo novembre: se la situazione non sarà peggiorata per andare a lavorare verrà attuata la regola del “3G”, una sorta di Green Pass all’austriaca che varrà per ‘Geimpft’ (vaccinati), ‘Genesen’ (guariti da sei mesi) o Getestet (sottoposti a tampone, molecolare o rapido).
Se i ricoveri dovessero aumentare e raggiungere i 400 pazienti in intensiva scatterà il livello 3, e la regola del “2.5G”: il Green Pass sarà valido sempre per i vaccinati e i guariti, ma i tamponi rapidi non varranno più. Solo molecolari.
A partire dal livello 4, che prevede 500 pazienti in rianimazione, scatteranno le restrizioni più pesanti, sempre nei confronti di chi non si sarà ancora vaccinato. Per accedere al posto di lavoro, al ristorante, in alberghi, per partecipare a eventi di ogni tipo e sottoporsi a visite mediche bisognerà rispettare la regola del “2G”: nessun tampone valido, via libera solo ai vaccinati e ai guariti
Boris Johnson costringe il Regno Unito ad un altro giro di giostra sulla pandemia giocato sulla pelle della popolazione: «La pandemia non è finita, il pericolo non se ne è andato. Fate la terza dose di vaccino», ma non accenna a nuove restrizioni per non doversi rimangiare l’ormai contestatissimo ‘liberi tutti’ da ogni misura di prudenza, mascherine e distanziamento compresi. Intanto l’isola è alle prese con 50.000 nuovi contagi al giorno, e terapia intensive nuovamente verso la crisi.
Dose ‘booster’, il richiamo vaccinale. «Certo, è vero che quasi ogni adulto di questo paese ha già fatto la doppia dose ed è grazie a questo che siamo riusciti a riprendere le nostre vite» (un po’ troppo presto). «Ma sappiamo anche che la protezione del vaccino diminuisce col tempo, e così le persone che sono più vulnerabili al Covid e hanno avuto la seconda dose più di sei mesi fa ora corrono rischi maggiori. La pandemia non è finita e il pericolo non se n’è andato». Nessun accenno alla reintroduzione delle misure di sicurezza come consigliano scienziati e vertici delle sanità pubblica.
Dove è in crescita la curva del contagio Covid in Europa? Dalla Lettonia alla Bulgaria, dalla Romania all’Ucraina fino alla Russia, ecco dove il virus circola in maniera sostenuta, costringendo i governi locale ad adottare di nuovo misure restrittive e veri e propri lockdown. L’impennata di infezioni e decessi è collegata al fallimento delle campagne di vaccinazione. Non è un caso che tutti questi Paesi presentino tassi di vaccinazione molto bassi rispetto al resto dell’Ue.
Lettonia, Paese lilliput con contagi record, torna il lockdown. Dal 21 ottobre al 15 novembre coprifuoco dalle 20 alle 5 di mattina, mentre nel resto della giornata si potrà uscire di casa solo per motivi urgenti ed essenziali. 1.406 infezioni ogni 100.000 abitanti. Arrivo della stagione fredda, la variante Delta ormai dominante, ma soprattutto il fallimento della campagna di vaccinazione: appena il 49 per cento della popolazione è completamente vaccinata ed il 53,2 per cento ha ricevuto almeno una dose.
Campagna vaccinale critica in Bulgaria, Paese europeo con il tasso di vaccinazione più basso: solo il 20% della popolazione ha ricevuto due dosi. Oltre ad una impennata di casi e decessi, si registra l’aumento del 30% dei ricoveri. Dal 21 ottobre è obbligatorio presentare il certificato verde per poter entrare nei luoghi al chiuso. Molte le proteste con migliaia di persone che sono scese in piazza per manifestare contro il pass, anche qui organizzate da partiti nazionalisti di destra (Vasrazhdane e Ataka).
In Romania, un morto Covid ogni 5 minuti. C’è anche un 16enne tra le ultime vittime del virus. Anche qui c’è il problema del fallimento della campagna di vaccinazione: solo il 35 per cento della popolazione adulta è completamente vaccinata, contro il 74 per cento dell’intera Unione europea, penultimo posto della classifica avanti solo alla Bulgaria. L’Organizzazione mondiale della sanità ah inviato un esperto. Scuole chiuse per due settimane a partire da lunedì. Coprifuoco notturno per le persone che non sono state vaccinate.
Anche l’Ucraina ha registrato un record di decessi, 614 in 24 ore, 1.698 in appena tre giorni. Secondo il ministero della Sanità, il 95% delle persone ricoverate per Covid la scorsa settimana non era vaccinato. Su una popolazione di 44 milioni milioni di persone, solo in sette milioni sono completamente vaccinate mentre 8,3 milioni hanno ricevuto almeno una dose.
In Serbia obbligo del pass vaccinale per ristoranti, caffè, bar e altri locali al chiuso dalle 22 in poi, l’ora di maggiore affollamento dei locali. La premier Ana Brnabic, definisce la situazione catastrofica, con campagna vaccinale a rilento e la popolazione non attenta all’osservanza delle misure di prevenzione. Con la prima dose, vaccinato il 54,6%, con la seconda appena il 52,5%. Nelle terapie intensive oltre il 90% dei pazienti non è vaccinato, e a contrarre il contagio sono ora anche tanti giovani.
Grave la situazione anche in Russia, dove da giorni il numero dei decessi per Covid supera quota mille. Anche qui solo poco più del 30% della popolazione vaccinabile ha completato il ciclo. Per questo, il governo federale ha deciso nove “giornate non lavorative”, dal 30 ottobre al 7 novembre, legate alla Festa dell’Unità nazionale di giovedì 4. Non si tratta di un vero e proprio lockdown, ma in questo modo, pur con il mantenimento della retribuzione dei dipendenti, verranno chiuse le attività non essenziali, dai ristoranti ai musei ai parchi pubblici.