
Riferisce la televisione inglese, si stanno monitorando tutti canali di comunicazione (principalmente messaggistica), che il jihadismo internazionale usa solitamente per le rivendicazioni degli attentati. È stata diffusa la notizia, ma senza alcun commento. Che però, avvertono gli specialisti, potrebbe anche arrivare nelle prossime ore. D’altro canto, è vero che si propende per i motivi religiosi prima che politici. Il terrorismo “individuale” è, spesso, la catastrofica risultante di un algoritmo psico-sociale molto complesso. Dove si incrociano e si sovrappongono diversi elementi, che vanno dalla diversità culturale al deficit di integrazione, e dall’emarginazione al basso livello di qualità della vita.
Così, la religione può diventare la “colla”, che mette assieme questi fattori, nella mente di una persona senza equilibrio e in guerra col mondo. Un mondo che, molte volte, nel caso di un musulmano, non è genuinamente il suo. Perché la cultura occidentale, sia lui “immigrato” anche di seconda o terza generazione, non è la sua. Per carità, non è né meglio, né peggio. Semplicemente è diversa. Ecco perché il terrorismo dei “lupi solitari”, in Europa, spesso interessa le periferie, più o meno degradate, dei grandi centri urbani: le “banlieue” di Parigi, Edgware Road a Londra, Molenbeek a Bruxelles, Neokoelln a Berlino.
Secondo noi l’Intelligence occidentale conosce poco l’Islam e ne dà spesso un’interpretazione deformata. Lo tratta come un universo monolitico. E invece è un mosaico di tessere più o meno traballanti, quasi sempre scollegate fra di loro. Applicare un unico metro di giudizio è sbagliato. Esistono mille terrorismi jihadistici, che vanno affrontati secondo le loro specificità, magari adottando la vecchia tattica latina del “divide et impera”.
Al Qaida non è lo Stato Islamico, i talebani della Rete Haqqani si scontrano con quelli del Mullah Baradar; così come Boko Haram in Nigeria o gli Shaabab in Somalia hanno obiettivi diversi dai terroristi caucasici, dalla Cecenia al Daghestan; o da quelli del Kashmir o delle Filippine.

Nel mazzo mettiamoci anche i “foreign fighters”, che hanno combattuto col Califfato in Siria e il quadro è pressoché completo. Ma in tal modo torniamo al punto di partenza. Secondo gli esperti, esiste una sorta di “scala di durezza” del terrorismo, che va dal “lupo solitario della porta accanto” fino ai grandi gruppi organizzati, passando per “cellule” e “cluster” intermedi. E’ chiaro, poi, che la pianificazione degli assalti è double face: da un lato la militarizza che rende precisa l’azione, il bersaglio e la sua portata politica, ma assieme espone la catena di comando jihadista a possibili infiltrazioni di agenti avversari. Ed ecco il terrorismo fai da te a personalizzare i tutti la stessa paura per la sua imprevedibilità.
Esistono “lupi in sonno”, cioè individui che stanno fermi per anni e che si attivano con un semplice segnale lanciato in codice, via telefonino o, perfino, via etere. Grazie a programmi radio o televisivi di certe emittenti, da ascoltare e guardare a orari fissi. Questi soggetti, avendo un pur minimo legame con le centrali terroristiche, in teoria, sarebbero meno difficili da schedare. Come invece risulta per i terroristi che si improvvisano “lupi solitari”, mossi da un caleidoscopio di motivi, dove il Corano c’entra solo con un’abbondante forzatura. Cioè, con quel “Principio di abrogazione”, che cancella le “sure” della pace e le sostituisce con quelle che potremmo definire “della guerra”. Quali sono state scritte prima?
I terroristi “fai-da-te” la maggior parte delle volte non sono “indottrinati” nelle Madrase (scuole coraniche), o dai sermoni di qualche imam ultra fondamentalista. No, spesso agiscono “per sentito dire”. Col passaparola, maturano il loro odio verso una società, le istituzioni e gli uomini che le rappresentano, che percepiscono come discriminatorie. La loro cultura originaria era quella dei grandi spazi, dei grandi silenzi e del tempo che scorreva lento. Nessuna frenesia produttiva, nessuna foia consumistica e la “zakat”, la carità araba come principio universale del welfare islamico.
La Costituzione? “E’ tutta nel Corano”, ti diranno. E la libertà? “Te la concede Dio. Quella che ti danno gli uomini finisce presto. Quella di Allah dura per sempre”. Ecco, una parte ancora consistente del pianeta-Islam è questa.