Est contro Ovest in Europa, l'ultima mediazione Merkel. Germania al 'semaforo'
Est contro Ovest in Europa, ultima mediazione Merkel. Germania al semaforo

Orban contro i Golia dell’Occidente, il caso Polonia posto formalmente dall’Olanda. il tweet (rimosso) dello sloveno Jansa. In vista del difficile summit di giovedì, la cancelliera in uscita -governo ‘semaforo’ in Germania come regalo di Natale-, prova a ricucire.

Frattura Est Ovest senza comunismo

«Mai sanata completamente, anzi forse nemmeno curata a dovere, la frattura tra est e ovest dell’Unione Europea riesplode con una potenza forse mai così distruttiva», avverte Angela Mauro sull’HuffPost. Una situazione tanto tesa da costringere Angela Merkel, agli sgoccioli del suo lungo mandato, a riproporre il ruolo geopolitico della Germania tra le quattro Europa: tra nord e sud, ma soprattutto, tra Est e Ovest.

Tra flop e disastro

Ieri abbiamo scritto dell’intransigente Olanda contro la repressiva Polonia, con la minaccia esplicita sul rispetto degli accordi anche di democrazia, o niente soldi. Messaggio destinato a più orecchie.  E subito il tweet al veleno del premier sloveno Janez Jansa –presidente di turno Ue- contro gli europarlamentari arrivati a Lubiana per ‘indagare’ sul rispetto dello stato di diritto. Jensa, astioso, attacca anche l’olandese Rutte, poi qualcuno gli ricorda che sarebbe presidente di turno dell’Ue, e ‘ritira’ i tweet. Scempiaggini politioche. Viktor Orban, il vero capo del sovranismo aggressivo all’interno dell’Unione, cerca di nascondere certe inadempienza di regole o di democrazia “i Golia” dell’Occidente che, a suo dire, “si intromettono” negli affari del “Davide” ungherese.

Sotto, cova la tensione per i piani di ripresa e resilienza polacco e ungherese ancora bloccati in Commissione Ue per violazioni dello stato di diritto, con l’Olanda pronta a tirare il ‘freno di emergenza’ in cassa.

Merkel, compromesso

«Abbiamo grandi problemi sullo stato di diritto ma dovremmo risolverli col dialogo», dichiara Merkel, rivolta senza dirlo alla confinante a diffidente Polonia che –ancora Agela Mauro-, «l’ha fatta più grossa di tutti seminando sulla via dei rapporti con Bruxelles una sentenza che è un macigno sulla stessa adesione del paese all’Unione». La Polonia che rifiuta ogni arbitro esterno ma ne accetta i soldi. Non può reggere, ma dalla parte sua (e di Orban e Jansa), resta il ricatto della unanimità che dà il potere a un solo Stato di bloccare praticamente tutto.

Arbitrato giudiziario a prendere tempo

«Dobbiamo aspettare la sentenza della Corte di giustizia europea prima di prendere una decisione sui piani di ripresa polacco e ungherese», prova a rinviare Merkel. Tradotto: prima di decidere di bloccare le risorse europee per Budapest e Varsavia, prima di stabilire che i due paesi violano lo stato di diritto, bisogna attendere l’esito del ricorso presentato da Polonia e Ungheria in Corte di giustizia europea. «Si tratta di aspettare al minimo un anno, ma anche due o più». Sì, ma se Varsavia ha già detto che quelle sentenze comunque per lei non valgono?

La politica del ‘Non detto’

Gettare acqua sul fuoco delle polemiche per evitare di ‘ingrassare’ con slogan anti-europeisti la campagna elettorale di Orban, in vista delle politiche dell’anno prossimo. Contando sulla probabilità -il ‘Non detto- che tra un anno a Varsavia, Budapest e Lubiana, siano cambiati i personaggio al comando e le loro politiche .

Le rozzezze anche stupide restano

Il tweet di Jansa contro gli europarlamentari “burattini di Soros”, rimosso dall’account del premier sloveno in segno di resa, ma le cose dette, anche se rimangiate restano. E descrivono mestamente i protagonisti. Ancora col diavolo Soros, complottismo un po’ antisemita. «Tweet di cattivo gusto quello di Jansa», la replica dall’Olanda che convoca l’ambasciatore sloveno. Jansa intigna: «In vece che convocare ambasciatori proteggi i tuoi giornalisti dall’essere uccisi in strada». La tragedia di Peter R. de Vries, il giornalista investigativo olandese ucciso dalla criminalità organizzata ad Amsterdam l’estate scorsa. Toni da osteria.

Parlamento infuocato

Temperatura del dibattito alta anche al Parlamento Europeo. Martedì interverrà direttamente il premier polacco Mateusz Morawiecki. E ci sarà anche Ursula von der Leyen. «E mercoledì potrebbe non essere da meno: l’aula discuterà della “ascesa dell’estremismo di destra e del razzismo in Europa, alla luce dei recenti eventi a Roma. Potrebbe essere l’ultima mediazione di Merkel prima della nascita del nuovo governo in Germania, che, promette lei, “sarà comunque pro-europeo”, chissà se capace di spegnere anche i fuochi più insidiosi nell’Unione«.

Semaforo tedesco al via

I liberali ottengono il ritorno al pareggio di bilancio, lo stralcio della Patrimoniale e zero aumenti delle tasse, i Verdi l’uscita anticipata dal carbone entro il 2030, la mobilità sostenibile e i pannelli solari obbligatori su ogni nuovo tetto, mentre la Spd incassa l’aumento del salario minimo a 12 euro già nel 2022, il «Bürgergeld» (reddito di cittadinanza) e la «modernizzazione industriale» che secondo il cancelliere in pectore Olaf Scholz sarà «il più grande progetto realizzato dalla Germania negli ultimi cento anni», la sintesi di Sebastiano Canetta sul manifesto.

Tags: Europa
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