
Il suo europeismo convinto e i princìpi progressisti la collocano all’opposto di tutto ciò che incarna Orbán. Eppure i media orbaniani stanno cercando i gonfiare la sua candidatura.
«La ragione sta nel suo avversario al ballottaggio: l’economista conservatore indipendente, Péter Márki-Zay», sostiene Carretta. Il sindaco di Budapest, l’ecologista Gergely Karácsony, che era arrivato al secondo posto al primo turno con il 27,3 per cento dei voti, ha deciso di ritirarsi e sostenere Márki-Zay che aveva ottenuto appena il 20,4 per cento.
Il fatto è che, se Dobrev appare nettamente favorita per il ballottaggio che si concluderà sabato 16 ottobre, Márki-Zay ha più possibilità di sconfiggere Orbán alle elezioni legislative. Un po’ più a destra aiuta a prendere voti agli elettori potenziali dell’orco Orban.
«Klára Dobrev ha dalla sua la macchina organizzativa della Coalizione democratica, ma ha anche un handicap serio in un’eventuale sfida diretta con Orbán. E’ la moglie dell’ex primo ministro socialista, Ferenc Gyurcsány, che ha lasciato un pessimo ricordo di sé in Ungheria dopo che il suo mandato era stato macchiato da crisi economica e scandali».
E Fidesz carogna ha già speso milioni in una campagna per descrivere la coalizione di opposizione come una farsa controllata da Gyurcsány.
«Se Márki-Zay vince, Fidesz si troverà in una posizione scomoda, a fare una campagna contro un outsider conservatore senza precedenti collegamenti con l’élite politica postsocialista ungherese. Sarà molto più difficile screditarlo attaccandolo per il malgoverno del passato», spiega il giornalista dell’Ap, Justin Spike.
«Márki-Zay è una personalità per molti aspetti controversa», spiega David Carretta. «Alcuni lo potrebbero classificare come populista». Cattolico (ha sette figli), conservatore di destra, sostenitore dell’euro e del libero mercato, è anche ex elettore deluso di Fidesz, di cui denuncia ora l’autoritarismo e la corruzione. Nel 2018 aveva sorpreso tutti riuscendo a diventare sindaco della città di Hódmezovásárhely, uno dei bastioni storici di Fidesz, «la stessa strategia di unione dei partiti di opposizione che viene usata ora per le legislative del 2022».