Le armi dell’indiano Modi ai golpisti assassini birmani
Le armi dell’indiano Modi ai golpisti assassini birmani

Myanmar. Nel luglio 2021 la ‘Bharat Electronics’, azienda pubblica di armamenti in mano al governo di Delhi, ha venduto alla giunta birmana i suoi «sistemi automatizzati». Tra i partner internazionali della multinazionale indiana anche alcune aziende italiane del settore armamenti.

Armi sofisticate per golpisti assassini

Ennesima vendita di armi ai golpisti birmani. In questo caso, luglio 2021, sistemi d’arma a controllo remoto (Rcws) per far operare le mitragliatrici in modo robotizzato, installabili su veicoli, navi, velivoli o edifici. «Con la piena consapevolezza che tali forniture possono contribuire e favorire gli atroci crimini di cui si sta macchiando l’esercito del Myanmar», denuncia ‘Justice for Myanmar’.

India complice consapevole

La maggioranza delle quote di questa grande azienda del settore aerospazio e difesa (il 51%) è direttamente nelle mani del governo indiano, mentre tra i maggiori azionisti figurano la filiale locale della Nippon Life Insurance Company (colosso assicurativo giapponese) e gli statunitensi Goldman Sachs Asset Management (tra i principali gestori di investimenti al mondo), sottolineano Alessandro De Pascale ed Emanuele Giordana sul Manifesto.

Un assaggio da 600mila dollari

Sul proprio sito internet, l’indiana Bharat Electronics Ltd, la Bel, descrive le caratteristiche di questi sistemi d’arma: caricamento, tracciamento del bersaglio e correzione balistica completamente automatici, grazie al proprio sistema di controllo. Dai dati raccolti da Justice for Myanmar, il valore di tale spedizione di Rcws sarebbe di «oltre 600.000 dollari, trattandosi probabilmente di una singola unità che l’esercito del Myanmar sta sperimentando, per un probabile acquisto futuro più ampio. Nei mesi precedenti la Bel aveva già effettuato spedizioni multiple di sistemi per la sorveglianza destinati Marina del Myanmar».

Modi, fascio-trumpista e soci

La vendita da parte della Bharat Electronic di questi sistemi automatizzati ai militari birmani al potere conferma la linea del premier Modi, chiarita al mondo esattamente un mese prima del loro invio in Myanmar, «quando nel giugno 2021 l’India si è astenuta dal votare la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che invitava «tutti gli Stati membri a impedire il flusso di armi verso il Myanmar». Tra i partner d’affari, si legge ne report annuali d’impresa, figurano anche due importanti aziende italiane del settore: la Elettronica SpA (colosso romano nel comparto della guerra elettronica, accordo siglato nel 2019) e la Beretta.

L’Italia armiera, regole e distrazioni

L’ultima brochure aziendale dell’Elettronica SpA, datata 5 marzo 2021, indica diverse sedi e partecipazioni all’estero del gruppo (Stati Uniti, Germania, Emirati Arabi Uniti, Singapore), tra le quali c’è anche l’India, che detiene altre partecipazioni nella ‘industria italiana dell’Aerospazio e Difesa. Parliamo di un colosso del settore: «Da settant’anni leader nella guerra elettronica e cyber, con 3.000 sistemi forniti gli eserciti di oltre 28 nazioni per caccia, navi, sottomarini e installazioni terrestri, nonché prima azienda europea del comparto ad aver avuto la meglio su molti concorrenti, incluso Israele, in Asia orientale», riporta trionfalmente la loro ultima brochure aziendale.

Un favore chiesto dal Myanmar

Ecco perché Justice for Myanmar, visti gli accordi di questa ditta italiana anche con l’indiana Bharat Electronics Ltd, chiede a «Elettronica SpA di usare la propria influenza per impedire al suo partner di vendere armi al Myanmar». Il gruppo birmano per i diritti umani non ha finora ottenuto risposta dalla Bel indiana, ma al momento nemmeno i due giornalisti italiani sono riuscito a parlare con la Elettronica SpA. Distratti o arroganti? Forse in attesa di qualche interrogazione parlamentare che li costringa.

Ora questione europea

L’ombra dei generali birmani su troppi affari e affarucci italiani, mentre il dossier sulla situazione torna in sede europea. Discussione sul futuro delle relazioni tra le istituzioni Ue e i militari birmani, sulla base di una proposta di risoluzione presentata dal gruppo socialista democratico al Parlamento europeo, la quale in sostanza rispecchia le richieste dell’opposizione al regime del golpe del 1° febbraio. Con questioni che restano da chiarire. Il riconoscimento delle opposizioni alla giunta come unici legittimi rappresentanti del popolo birmano, e di approvare le loro credenziali all’Onu.

Questo permetterebbe di mantenere come ambasciatore il diplomatico che il governo democratico aveva accreditato all’Onu, Kyaw Moe Tun, che ha condannato il golpe pubblicamente e che è stato oggetto di un complotto per ucciderlo.

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AVEVAMO DETTO

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