
La maggioranza delle quote di questa grande azienda del settore aerospazio e difesa (il 51%) è direttamente nelle mani del governo indiano, mentre tra i maggiori azionisti figurano la filiale locale della Nippon Life Insurance Company (colosso assicurativo giapponese) e gli statunitensi Goldman Sachs Asset Management (tra i principali gestori di investimenti al mondo), sottolineano Alessandro De Pascale ed Emanuele Giordana sul Manifesto.
Sul proprio sito internet, l’indiana Bharat Electronics Ltd, la Bel, descrive le caratteristiche di questi sistemi d’arma: caricamento, tracciamento del bersaglio e correzione balistica completamente automatici, grazie al proprio sistema di controllo. Dai dati raccolti da Justice for Myanmar, il valore di tale spedizione di Rcws sarebbe di «oltre 600.000 dollari, trattandosi probabilmente di una singola unità che l’esercito del Myanmar sta sperimentando, per un probabile acquisto futuro più ampio. Nei mesi precedenti la Bel aveva già effettuato spedizioni multiple di sistemi per la sorveglianza destinati Marina del Myanmar».
La vendita da parte della Bharat Electronic di questi sistemi automatizzati ai militari birmani al potere conferma la linea del premier Modi, chiarita al mondo esattamente un mese prima del loro invio in Myanmar, «quando nel giugno 2021 l’India si è astenuta dal votare la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che invitava «tutti gli Stati membri a impedire il flusso di armi verso il Myanmar». Tra i partner d’affari, si legge ne report annuali d’impresa, figurano anche due importanti aziende italiane del settore: la Elettronica SpA (colosso romano nel comparto della guerra elettronica, accordo siglato nel 2019) e la Beretta.
L’ultima brochure aziendale dell’Elettronica SpA, datata 5 marzo 2021, indica diverse sedi e partecipazioni all’estero del gruppo (Stati Uniti, Germania, Emirati Arabi Uniti, Singapore), tra le quali c’è anche l’India, che detiene altre partecipazioni nella ‘industria italiana dell’Aerospazio e Difesa. Parliamo di un colosso del settore: «Da settant’anni leader nella guerra elettronica e cyber, con 3.000 sistemi forniti gli eserciti di oltre 28 nazioni per caccia, navi, sottomarini e installazioni terrestri, nonché prima azienda europea del comparto ad aver avuto la meglio su molti concorrenti, incluso Israele, in Asia orientale», riporta trionfalmente la loro ultima brochure aziendale.
Ecco perché Justice for Myanmar, visti gli accordi di questa ditta italiana anche con l’indiana Bharat Electronics Ltd, chiede a «Elettronica SpA di usare la propria influenza per impedire al suo partner di vendere armi al Myanmar». Il gruppo birmano per i diritti umani non ha finora ottenuto risposta dalla Bel indiana, ma al momento nemmeno i due giornalisti italiani sono riuscito a parlare con la Elettronica SpA. Distratti o arroganti? Forse in attesa di qualche interrogazione parlamentare che li costringa.
Questo permetterebbe di mantenere come ambasciatore il diplomatico che il governo democratico aveva accreditato all’Onu, Kyaw Moe Tun, che ha condannato il golpe pubblicamente e che è stato oggetto di un complotto per ucciderlo.
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