
Il Tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Pignatone ha respinto le eccezioni di nullità del rinvio a giudizio avanzate dalle difese degli imputati –spiega sull’HuffPost Maria Antonietta Calabrò-, ma ha imposto al Promotore di giustizia, l’accusa, di depositare tutti gli atti e i supporti informatici delle prove, comprese le video registrazioni delle deposizioni spontanee (durate tre giorni) del testimone chiave: monsignor Alberto Perlasca. «Di Perlasca, capoufficio amministrativo della Segreteria di Stato, il Tribunale vuole conoscere lo status giuridico esatto (essendo stato in un primo tempo indagato, e poi non rinviato a giudizio)».
Il Tribunale, per sanare la violazione dell’articolo 289 del codice di procedura penale vaticano, e per garantire la “parità di armi tra accusa e difesa”, ha ordinato la restituzione degli atti al pubblico ministero per i capi di accusa sul finanziere Raffaele Mincione, per monsignor Mauro Carlino ex segretario di Becciu, e per Fabrizio Tirabassi, ex funzionario della Segreteria di Stato. Questi imputati dovranno essere reinterrogati. Nuovamente re-inviati a giudizio e la loro posizione riunita a quella di Becciu, Cecilia Marogna (la presunta agente segreto Aise) e Gianluigi Torzi, in carcere per riciclaggio da parte della magistratura italiana.
Tutti gli avvocati degli imputati avevano chiesto invece al Tribunale la nullità tout court del rinvio a giudizio. Il Tribunale invece ha accolto la richiesta dell’ufficio del Promotore Vaticano e respinto le eccezioni di nullità. Naturalmente desta più di un interrogativo la situazione che si è venuta a creare», rileva Maria Antonietta Calabrò. Un processo prova sulla capacità stessa del sistema giudiziario vaticano di sanzionare reati finanziari, i principali protagonisti del caso di Londra al centro dell’ interesse mediatico internazionale e del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa.
La decisione del Tribunale comporterà ovviamente un allungamento dei tempi: si andrà ben oltre ai tre mesi auspicati a giugno dal Segretario di Stato Pietro Parolin.