Processo Vaticano con inciampo, gli atti mancanti dell’accusa per la privacy di chi?

Il processo Vaticano va avanti, ma l’accusa deve depositare tutti gli atti mancanti entro un mese. Mancano le deposizioni accusatorie audiovideo di monsignor Perlasca, non prodotte per motivi di privacy. Privacy di chi?

Monsignor Alberto Perlasca, accusatore

La compravendita truffa londinese

Il processo Vaticano per la compravendita-truffa del palazzo londinese di Sloane Avenue, che ha provocato una voragine nei conti della Segreteria di Stato, va avanti, nonostante un inciampo da parte della pubblica accusa, il Promotore di giustizia. Resta a giudizio l’ex sostituto della segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu, per tutti i principali capi di accusa, anche se dovrà essere riascoltato dai pm su due fatti specifici: la subornazione di un testimone, il vescovo di Como, e i finanziamenti della segreteria di Stato alla cooperativa SPES di Ozieri, che aveva a capo a suo fratello. La prossima udienza è fissata per il 17 novembre.

Inciampo procedurale dell’accusa

Il Tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Pignatone ha respinto le eccezioni di nullità del rinvio a giudizio avanzate dalle difese degli imputati –spiega sull’HuffPost Maria Antonietta Calabrò-, ma ha imposto al Promotore di giustizia, l’accusa, di depositare tutti gli atti e i supporti informatici delle prove, comprese le video registrazioni delle deposizioni spontanee (durate tre giorni) del testimone chiave: monsignor Alberto Perlasca. «Di Perlasca, capoufficio amministrativo della Segreteria di Stato, il Tribunale vuole conoscere lo status giuridico esatto (essendo stato in un primo tempo indagato, e poi non rinviato a giudizio)».

Parità tra accusa e difesa

Il Tribunale, per sanare la violazione dell’articolo 289 del codice di procedura penale vaticano, e per garantire la “parità di armi tra accusa e difesa”, ha ordinato la restituzione degli atti al pubblico ministero per i capi di accusa sul finanziere Raffaele Mincione, per monsignor Mauro Carlino ex segretario di Becciu, e per Fabrizio Tirabassi, ex funzionario della Segreteria di Stato. Questi imputati dovranno essere reinterrogati. Nuovamente re-inviati a giudizio e la loro posizione riunita a quella di Becciu, Cecilia Marogna (la presunta agente segreto Aise) e Gianluigi Torzi, in carcere per riciclaggio da parte della magistratura italiana.

Tentativo di affossare il processo

Tutti gli avvocati degli imputati avevano chiesto invece al Tribunale la nullità tout court del rinvio a giudizio. Il Tribunale invece ha accolto la richiesta dell’ufficio del Promotore Vaticano e respinto le eccezioni di nullità. Naturalmente desta più di un interrogativo la situazione che si è venuta a creare», rileva Maria Antonietta Calabrò. Un processo prova sulla capacità stessa del sistema giudiziario vaticano di sanzionare reati finanziari, i principali protagonisti del caso di Londra al centro dell’ interesse mediatico internazionale e del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa.  

La decisione del Tribunale comporterà ovviamente un allungamento dei tempi: si andrà ben oltre ai tre mesi auspicati a giugno dal Segretario di Stato Pietro Parolin.

Omissione per ‘privacy’ di chi?

Resta la domanda sui motivi di privacy che hanno indotto i pm il 9 agosto a chiedere al Tribunale di non consegnare agli avvocati degli imputati gli audiovisivi di Perlasca,  come sottolineato dalla stessa ordinanza di oggi del Tribunale. Entro il 3 novembre dovranno essere depositati. Il processo riprende il 17 novembre.

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