
Ma cosa vuole esattamente dire, “Global Britain”? «Sappiamo che non siamo più una grande potenza dell’Unione europea. E se siete ottimisti potreste indicare il patto di difesa e sicurezza Aukus siglato il mese scorso, sul fronte Indo-Pacifico contro la Cina». Inoltre, «Infastidire i francesi può essere divertente». Ma poi? Una volta liberato da tutti i compromessi legati all’Unione europea, «il leone britannico avrebbe ritrovato la sua voce autentica». «Ma – sorpresa, sorpresa – la voce della Gran Bretagna non risuona più forte nel mondo ora che siamo usciti dall’Unione europea». Per decenni la Gran Bretagna ha rivendicato una “special relationship” con Washington.
Nessuna attenzione agli inglesi quando gli americani hanno ideato il caotico ritiro dall’Afghanistan, «lasciando l’establishment della difesa britannico sbalordito e il governo sconcertato». Eppure «Fu proprio la nostra apparente vicinanza agli americani che ritardò di un decennio la nostra adesione al mercato comune». Motivate diffidenze di De Gaulle sulle tentazioni britanniche «di coccolare gli americani». Ora tutti i politici francesi e non solo a dare ragione alle perplessità al generale. La Gran Bretagna nell’Union e europea doveva essere un “interprete transatlantico”. Versione «un po’ gonfiata e un po’ paternalistica –ironizza Damazer-. Gli americani avevano molti modi di parlare con gli europei senza bisogno di alcuna copertura derivante dal potere o dalla competenza britannica».
Attenti alle preoccupazioni americane, «esempio sulla spesa per la difesa, sulla politica antiterroristica o sul riciclaggio di denaro o sul medio oriente». Tradurre l’America all’Ue in cenere per la sciagurata guerra in Iraq nel 2003. Tony Blair non riuscì a convincere gli europei ad andare in guerra. O le prove delle inesistenti armi di distruzione massa di Saddam, o il servilismo ‘speciale’. «Come tutti sappiamo Blair scelse la seconda strada e con quella fatidica decisione perse un’enorme quantità di potere e prestigio sia nel Regno Unito sia nell’Ue».
Quella scelta rese Blair una specie di eroe negli Stati Uniti ma non in casa. «Diciamolo chiaramente: noi non contiamo per loro quanto loro contano per noi». «L’America ha la popolazione, il potere militare, il peso economico, la valuta di riserva mondiale, e molto altro». «Ma a volte gli americani si dimenticano di dire che siamo i loro migliori amici». «E’ una verità scomoda per i fan della Brexit che i presidenti americani, tranne, ovviamente, Trump, volessero la Gran Bretagna nell’Unione europea piuttosto che fuori». Ora Boris Johnson, orfano di Trump. «Quando ha guidato la campagna per la Brexit, sei anni fa, Johnson ha parlato di un accordo commerciale speciale tra America e Gran Bretagna».
Prima di Trump il presidente Obama era stato chiaro, “Se la Gran Bretagna lasciasse l’Ue –disse nel 201 – sarebbe in fondo alla coda per qualsiasi accordo commerciale con l’America”. Trump ha detto altro -in gran parte per infastidire gli europei-, ma non fatto nulla. La questione UK non figurava tra le prime duecento delle sue priorità di politica estera. «E il presidente Joe Biden non è altrettanto interessato».
«Johnson lo ha visto a Washington il mese scorso e sulla via del ritorno nel Regno Unito ha fatto ciò che gli riesce meglio: pronunciare parole di ottimismo sfrenato e buon umore che sono, in realtà, aria fritta».
Critiche americane sul modo in cui Johnson sta gestendo la questione dell’Irlanda del nord nella Brexit. Grosso problema e piccoli successi che Boris s’è falsamente attribuito, dall fine dell’embargo Covid agli accordi sul clima. «Ma il patto commerciale con gli Stati Uniti – il magico ingrediente post Brexit – non si vede più». «Nell’Ue, abbiamo relazioni peggiori con molti dei nostri ex partner e nessun miglioramento significativo con nessun altro. Certamente non con gli americani. Rimaniamo un’interessante potenza di seconda classe con alcune risorse preziose».
Ma la vanagloria e l’arroganza che circondano gran parte della retorica britannica post Brexit sono ben lontani dal meglio di ciò che abbiamo da offrire.