Sul clima «la sfida del secolo» dice Kerry, ma l’Australia dei patti traditi rompe il fronte

Intesa a Milano tra i 50 ministri dell’Ambiente sull’impegno a rivedere al rialzo i tagli alle emissioni. «Entro il 2025, saranno erogati 100 miliardi di dollari l’anno ai Paesi poveri», anticipa John Kerry, inviato per il clima di Washington. Non sapendo che a tradire loro, l’inaffidabile alleato dei sommergibili nucleari, proprio l’australiano Morrison, orfano non pentito di Trump. Negazionista anche sul clima nonostante il quinto continente stia andando progressivamente a fuoco.

«Glasgow è la sfida del secolo»   

«L’accordo c’è. Almeno in teoria», mette la mani avanti Lucia Capuzzi, su Avvenire. Ammettendo la loro buona fede, i cinquanta ministri dell’Ambiente riuniti a Milano per preparare il vertice Onu sul clima, promettono di mantenere l’aumento della temperatura entro la soglia dell’1,5 gradi. Ad anticiparlo è stato John Kerry, inviato per il clima di Washington. E il presidente del vertice Onu di Glasgow, il Cop26, Alok Sharma, lo ha confermato poco dopo. «Abbiamo raggiunto un consenso sulla necessità di fare di più per contenere il riscaldamento del pianeta».

«Club del 55»

 Il “club del 55” – quanti producono, cioè, il 55 per cento del Pil mondiale: Canada, Giappone, Usa, Regno Unito e Unione Europea –, in particolare, ha garantito impegni seri. Buoni propositi e primi tradimenti. Ma rimaniamo per ora alle buone intenzioni.

Decarbonizzazione

Si prevede un’accelerazione della decarbonizzazione – come chiesto a gran voce dai quattrocento giovani attivisti convocati nei giorni scorsi e i 50’ mila che ieri hanno sfilato per le strade di Milano– e l’erogazione, entro il 2025 del fondo da cento miliardi di dollari l’anno per aiutare il Sud del mondo a far fronte all’emergenza climatica. Finora, però, la promessa è rimasta sulla carta. Adesso la necessità di mettere mano al portafogli da parte del Nord del pianeta è ineludibile.

“Rule book”, il libro delle regole

Scrivere un “Rule book”, il libro delle regole per mantenere gli impegni presi sei anni fa, e in gran parte non mantenuti. Perfino la Cina – principale inquinatore mondiale – si sarebbe detta disponibile a collaborare. «Biden e il presidente Xi hanno avuto una telefonata molto positive un paio di settimane fa: hanno concordato sulla volontà di trovare un terreno comune di collaborazione», ha affermato Kerry. «Già 70 nazioni hanno, però, deciso di aumentare gli obiettivi: così si può arrivare a un taglio del 26 per cento entro il 2030».

Trumpista alla Bolsonaro

La doccia fredda è arrivata dall’Australia dove il primo ministro, Scott Morrison, in un’intervista al quotidiano West Australian, ha escluso, in forma quasi definitiva, la propria partecipazione a Glasgow. La ragione ufficiale sono i 14 giorni di quarantena chiesti al rientro dalle autorità di Canberra. «Ho già passato troppo tempo in isolamento». Ovviamente nessuno gli crede. Il premier ha forti difficoltà a far accettare la rinuncia al carbone all’agguerrita ala più conservatrice della sua maggioranza, sostenuta dal settore minerario.

Sulla sponda opposta ci sono Usa e Gran Bretagna, con cui Canberra ha appena siglato un importante accordo militare in chiave anti-cinese. Il clima è una priorità sia per Washington sia per Londra, poco disponibili ad incassare la defezione australiana.

Camberra, cartellino giallo

L’alto commissario del Regno Unito a Canberra, Vicki Treadell ha subito avvertito Morrison che sarebbe «molto deluso» da una sua assenza al summit scozzese. «Fino ad ora, il premier australiano s’è mosso sul filo del rasoio», sottoplinea Lucia Capuzzi. Ufficialmente il governo ha assicurato taglio ai gas nocivi intorno al 26-28 per cento nel prossimo decennio e la neutralità carbonica entro il 2050. Garanzie ribadite anche nell’incontro con Joe Biden. Promesse a parole senza fatti. Ed eludere l’appuntamento di Glasgow potrebbe consentire di prendere ulteriore tempo.

Sfida e tradimenti

La «sfida del secolo», come ha enfaticamente sottolineato Kerry, potrebbe rivelarsi più dura del previsto. Intanto, la diplomazia climatica internazionale guarda già al dopo summit. Il prossimo vertice, secondo quanto annunciato dall’inviato Usa, nel 2022, sarà in Egitto, che si era candidato a nome dell’Africa, Continente per cui l’emergenza clima è quotidiana realtà.

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