
E possono inoltre lanciare missili armati con testate nucleari miniaturizzate, rimanendo di fatto invisibili.
Il sottomarino nucleare è una tra le armi più costose che esistano: richiede molta manutenzione, oltre che un personale specializzato e addestrato che lo sappia usare, e non dura per molto tempo (normalmente, dopo 20-30 anni comincia a perdere le sue potenzialità strategiche). I sottomarini nucleari, infine, sono enormi: solitamente lunghi quanto un piccolo grattacielo, tra i 100 e i 200 metri (fino a quattro volte la Torre di Pisa, per fare un esempio), e pesano migliaia di tonnellate.
Nel mondo, solo sei paesi possiedono questo tipo di sottomarini: Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito, Cina e India. L’Australia sarà il settimo, e si prevede che riceverà i suoi primi sottomarini nucleari dal 2030 in poi. Fino all’inizio degli anni Ottanta, solo la Russia, gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito possedevano i sottomarini nucleari. La Cina si aggiunse nel 1987, seguita poi dall’India.
Il primo sottomarino a propulsione nucleare del mondo fu il Nautilus, inaugurato dagli Stati Uniti il 21 gennaio del 1955 e celebrato allora come un grande successo militare. Attualmente sono gli Stati Uniti il paese che ne ha di più, con una flotta di 68 sottomarini nucleari (su circa 300 in totale), seguiti dalla Russia.
La Cina, che al momento ha ancora pochi sottomarini nucleari, sta investendo moltissimo per averne di più e perfezionarli, rendendoli più potenti e silenziosi.
Anche la Russia sta investendo per averne altri, più nuovi e moderni di quelli che ha già.

Il sottomarino nucleare è fatto per stare nascosto. Almeno per i mezzi attuali, è molto difficile rilevare la loro presenza in mare (anche se alcuni esperti ritengono che sia una caratteristica destinata a scomparire e che le nuove tecnologie digitali possano rendere i mari sempre più «trasparenti»). Possono però emergere in modo relativamente agile e veloce grazie alla loro enorme potenza, per poi sparare missili e rendere più complicato per il nemico prevederne la provenienza e intercettarli.
Su un sottomarino nucleare si possono caricare decine di missili di vario tipo, sia balistici che da crociera, sistemandoli nel corpo lungo e cilindrico del sommergibile.
Un video diffuso dal ministero della Difesa russo in cui vengono effettuati dei test militari mostra tre sottomarini nucleari carichi di circa 200 missili in tutto che emergono con una forza impressionante nel mezzo dell’Artico, frantumando lastre di ghiaccio spesse svariati metri con molta facilità.
Nonostante la loro potenza, i sottomarini nucleari sono anche silenziosi, il che facilita il loro uso per compiere degli attacchi (parte della loro invisibilità è dovuta infatti anche al silenzio: più un sottomarino nucleare è rumoroso, più è facile rilevarlo). Parlando del rischio di collisioni tra sottomarini nucleari – un problema serio, per cui si sono anche resi necessari degli accordi che regolassero il traffico sott’acqua – l’ex ministro della Difesa francese Herve Morin ha detto che questi sottomarini «fanno meno rumore di un gambero».
Armamento nucleare a bordo. Non riguarda però il caso dell’Australia (non dovrebbe), che ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare del 1968, impegno che non permette ai paesi che allora non avevano l’arma nucleare di dotarsene, e non potrà (potrebbe?) armare i propri sottomarini con testate nucleari. Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Russia hanno già dotato i propri sottomarini con armi nucleari, e secondo diverse analisi lo faranno presto anche l’India e la Cina.

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