Talebani, mosaico più tribale che politico con possibili regolamenti interni anche violenti

La presunta scomparsa del Mullah Baradar. Una delle prime riunioni del governo talebano sarebbe finita in rissa. Ad avere la peggio, almeno secondo gli articoli proposti dalla BBC e dal Washington Post, sarebbe stato nientemeno che il Mullah Baradar, capo dell’ala che potremmo definire “movimentista” dei talebani.

Mappa da Limes

Baradan vicepremier ‘moderato’

Baradar è vicepremier ed è l’interlocutore di cui si è fidato Donald Trump a Doha, in Qatar. Il Mullah, in quell’occasione, ha fatto agli americani un sacco di promesse. Che poi si è rimangiato a una a una. A cominciare dalla garanzia di una ritirata tranquilla dall’Afghanistan, per finire con l’impegno per una riconquista talebana “graduale” di tutto il Paese. Dove, però, i sei mesi concessi a Biden per tornarsene a casa, sono poi diventati sei giorni con le spalle ormai scoperte .

L’ala militarista

Baradan bugiardo o solo perdente in casa?  Il ministro per i Rifugiati, Khalil Haqqani. Esponente dell’ala “militarista”, col nipote Sirajuddin noto in occidente come terrorista, diventato addirittura responsabile degli Interni. I due sono gli attuali leader della “Rete Haqqani”, un arcipelago di tribù jihadiste coinvolte col terrorismo, domestico e internazionale.

Eredi del mitico Jalaluddin

Gli Haqqani sono da sempre considerati i protettori di al Qaida e, probabilmente, hanno anche buoni rapporti con lo Stato Islamico “Khorasan”. Pur essendo esponenti di primo piano del governo talebano, gli Haqqani si portano addosso due taglie dell’FBI, per un totale di 15 milioni di dollari. Comunque sia, dopo lo “scontro” tra Khalil e Baradar, quest’ultimo è scomparso dalla circolazione per diversi giorni, alimentando addirittura voci su un suo presunto ferimento.

Lo scomparso e il mai visto

Baradar è poi ricomparso, ma per modo di dire, con un messaggio video, da Kandahar, in cui smentiva dissapori e augurava “pace e bene a tutti”, come un vecchio terziario francescano. Ma i dubbi restano tutti. Tra le altre cose, da almeno un mese, non si hanno nemmeno notizie del Primo Ministro, Haibatullah Akhundzada. Insomma, i misteri si infittiscono e fanno pensare a qualche possibile resa dei conti dentro la cerchia, abbastanza variegata, dei nuovi padroni afghani.

‘Splitting’ diplomatico talebano

Diversi analisti pensano che possa esserci un vero e proprio “splitting”, una scissione sulla strategia diplomatica da seguire. I più  “aperturisti” sottolineano la necessità di accedere ai finanziamenti delle istituzioni internazionali (in ballo c’è 1 miliardo di dollari), che per ora sono congelati degli americani. Al riguardo il segretario di Stato Usa Antony Blinken è stato chiaro.

Pensiero in bianco e nero, tutto o niente

Mentre il suo omologo afghano, Khan Muttaqi, ha replicato affermando che il suo Paese non si fa dettare la linea di condotta da nessuno, ma è rito diplomatico. Poi i “duri e puri”, come quelli della “Rete Haqqani”, che invece ragionano  solo in termini di sharia. La legge coranica. I dissidi dentro il governo potrebbero essere, quindi e non ci sarebbe da meravigliarsene, solo la punta di un iceberg.

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