Bataclan, l’«11 settembre d’Europa»: a Parigi si apre il processo attorno si perde la memoria
Bataclan, l’«11 settembre d’Europa»: a Parigi si apre il processo, attorno si perde la memoria

«Era il 13 settembre del 2015 a Parigi, un venerdì sera…». Ieri è iniziato il più grande processo francese dal dopoguerra per gli attacchi terroristici rivendicati dall’ISIS, al teatro Bataclan, allo Stade de France e in alcuni locali del X e XI arrondissement, che provocarono 130 morti e più di 400 feriti. Tra gli imputati ci sarà anche Salah Abdeslam, l’unico rimasto in vita dopo gli attacchi di Parigi, arrestato a Bruxelles nel marzo 2016.
Circa 1.800 persone di venti nazionalità diverse si sono costituite parte civile, gli avvocati coinvolti saranno 330 e 141 sono i media accreditati.
L’inchiesta, che è durata quattro anni e mezzo e ha coinvolto 19 paesi, ha portato all’accusa di 20 persone.

13 novembre 2015 alle 21.10 inizia l’attacco

1 Allo Stade de France, il principale stadio della città dove si stava giocando una partita amichevole di calcio tra le nazionali di Francia e Germania, a cui era presente anche l’allora presidente della Repubblica francese, François Hollande. Ci furono due esplosioni e un morto

2 Pochi minuti dopo nel centro di Parigi il secondo commando, composto da tre terroristi armati di fucili d’assalto, cominciò a sparare alle persone sedute in due locali tra il X e l’XI arrondissement, il Carillon Café, il Petit Cambodge, vicino a Rue Alibert, e poi nei ristoranti di Rue de Charonne: 36 morti.

3 Alle 21.41, pochi chilometri più a sud, un attentatore colpì da solo la brasserie Comptoir Voltaire azionando la sua cintura esplosiva e ferendo una quindicina di persone, ma uccidendo soltanto se stesso.

Bataclan, sala concerti, suonano gli Eagles of Death Metal

4 L’attacco inizia alle 21.47. Dopo aver sparato ad alcune persone all’entrata che stavano fumando e a un addetto alla sicurezza, il terzo commando composto da tre terroristi salì su un piano rialzato tra la platea e i palchi e cominciò a sparare a caso sulla folla. Secondo diverse ricostruzioni, la maggior parte delle persone morte al Bataclan furono uccise nei primi minuti dall’arrivo dei terroristi; molte si sdraiarono a terra fingendosi morte, molte altre provarono a scappare nei bagni, dalle uscite di sicurezza e sul tetto, e altre ancora vennero prese in ostaggio.

5 I primi agenti di polizia arrivarono al Bataclan attorno alle 22. Spararono a un terrorista, facendo azionare la sua cintura esplosiva, e pochi minuti dopo furono raggiunti dagli uomini della “Brigades de Recherche et d’Intervention” , un’unità d’élite delle forze speciali francesi.

6 Attorno alle 23.45 gli agenti della BRI sfondarono la porta della stanza dentro cui gli altri due terroristi avevano preso in ostaggio le persone, costringendoli ad arrivare fino alla fine del corridoio e lasciando agli ostaggi lo spazio per mettersi in salvo. Le cinture esplosive dei terroristi vennero azionate – non fu chiaro se a causa dei proiettili o se attivate da loro – e l’operazione si concluse: i morti furono in tutto 90.

7 Gli attentatori che morirono durante gli attacchi, o pochi giorni dopo durante le operazioni di polizia, furono nove in totale.

Cosa deve ancora chiarire il processo

Durante il processo dovranno essere chiarite molte questioni che l’inchiesta non è riuscita a stabilire con precisione e che hanno a che fare con lo svolgimento dei fatti, con il ruolo di Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando attivo a Parigi, e anche con chi abbia dato l’ordine e deciso l’attacco.

L’armiere e la logistica

Salah Abdeslam è sospettato di aver gestito la logistica degli attacchi di Parigi. È accusato di aver contattato, in Ungheria e in Germania, tra i dieci e i dodici jihadisti inviati dalla Siria, e di averli poi scortati a Bruxelles tra l’agosto e l’ottobre del 2015: sette di loro avrebbero poi preso parte agli attacchi di Parigi. Salah Abdeslam è anche accusato di aver acquistato, l’8 ottobre, 15 litri di un prodotto per la manutenzione delle piscine che consente la produzione di un esplosivo, oltre ad aver fornito diversi veicoli e nascondigli per i membri della cellula.

La cellula belga dell’allora Isis

Per motivi che non si conoscono, Salah Abdeslam abbandonò la sua cintura di esplosivo, rinunciando a farsi saltare in aria come gli altri membri del commando. Dal suo arresto è rimasto praticamente sempre in silenzio e c’è molta attesa per come deciderà di comportarsi durante il processo. Accanto a lui comparirà uno dei suoi amici d’infanzia, Mohamed Abrini. Il 36enne belga-marocchino è accusato di aver assistito Salah Abdeslam in diversi punti chiave dell’operazione.

Imputati minori

Tre degli imputati sono invece liberi, accusati di aver aiutato i membri del commando che ha compiuto gli attacchi. Sei imputati saranno processati in contumacia. Uno di loro, Ahmed Dahmani, amico di Salah Abdeslam, è in carcere in Turchia e condannato per terrorismo. Gli altri cinque imputati in contumacia, tutti dell’ISIS, si presume siano morti nella zona iracheno-siriana, ma, in assenza di prove formali della loro morte, possono essere perseguiti.

I testimoni dell’orrore

«Come raccontare l’orrore? Quali parole per descrivere la carneficina? Come evitare la ridondanza, quando saranno circa 280 a testimoniare?», scrive Libération e riporta il Post a cui dobbiamo la ricostruzione dei fatti. «Grandi accorgimenti per tutelare tutte le parti civili dallo tsunami mediatico». Affronteranno comunque un paradosso, conclude Libération: da un lato la paura di essere identificati, di ridiventare un bersaglio, dall’altro la necessità di parlare in pubblico di ciò che stanno attraversando. Testimonieranno, tra gli altri, anche François Hollande, presidente al tempo degli attentati, e l’ex ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve.

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AVEVAMO DETTO

BATACLAN – LA FOLLIA DELL’ORRORE (https://www.remocontro.it/2015/11/14/follia-dellorrore/)

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