
Tra Iraq e Afghanistan c’è una antica storia di ripercussioni non particolarmente positive, ricorda il giornalista. «La rabbia degli Stati Uniti dopo l’11 settembre aveva scatenato una guerra americana che rovesciò due governi, l’emirato taliban in Afghanistan nel 2001 e il governo di Saddam Hussein in Iraq nel 2003», il primo passaggio storico e noto.
Meno conosciuto, che quando gli statunitensi arrivarono al palazzo presidenziale di Baghdad avevano con loro il consulente afgano-americano Zalmay Khalilzad, e applicarono applicarono lo stesso modello su cui avevano lavorato in Afghanistan: «la loya jirga, l’assemblea con cui i capi tribali afgani collettivamente decidevano la forma del sistema politico e le modalità di gestione del paese dopo i taliban».
Zuhair al Jezairy, è giornalista scrupoloso, ed ascoltando o analizzando i social, ha riscontrato una netta divisione tra gli iracheni su come interpretare quanto accade in Afghanistan. Molti post su faceboork, lo considerano un complotto statunitense per mettere in difficoltà la Russia e l’Iran, d’accordo con i taliban. Altri meno complottisti, lo considerano una sconfitta militare e politica, tre di questi pensano che la situazione avrà dei riflessi in Iraq.
Ma la maggior parte dei post allegavano immagini della grande fuga e del caos all’aeroporto di Kabul: «Accadrà questo anche a noi?». Fiducia negli Usa in precipitoso calo. «Secondo il presidente Joe Biden la presenza militare statunitense in Iraq sarà ridotta entro la fine di quest’anno come concordato lo scorso luglio con il primo ministro iracheno Al Kadhimi. Il timore è che questo ritiro avverrà tragicamente, come è successo in Afghanistan».
Noi in Iraq abbiamo due specie di taliban: il gruppo Stato islamico dall’ovest che aspetta con ansia di tornare operativo, e le milizie irachene filoiraniane impazienti di controllare quel poco che resta del governo ufficiale.
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