
«Ma il dramma lo vedi tutto all’aeroporto della capitale, dove migliaia di persone cercano di essere evacuate e premono sui cancelli d’ingresso, spesso sono respinte violentemente dai Talebani e anche dai soldati Usa che devano dividere chi può partire e chi deve restare». Chi sì e chi no, e per molti afghani potrebbe essere sentenza di vita o di morte. Voli umanitari stracolmi, fin che dura, con i talebani che ora controllano, schedano e spesso fermano chi cerca di raggiungere l’aeroporto.
Tra quanti restano, c’è chi prova a resistere. «Nella capitale decine di persone hanno trasportato per le strade del centro una bandiera di circa duecento metri. Il tricolore nazionale, simbolo di unità, in molte aree ammainato dai Talebani e sostituito con la bandiera dell’Emirato islamico». Manifestazioni circoscritte, ma significative, ribadisce Battiston. Ma sono anche i talebani ora ad avere molti più problemi difficili da risolvere.
«Oltre a chiederci come sono cambiati i Talebani in questi venti anni di guerriglia e clandestinità, dovremmo guardare a quanto è cambiata la società. I Talebani sanno che non è più la stessa. L’amnistia annunciata pochi giorni fa ha un valore di propaganda. Serve a rassicurare la popolazione e la comunità internazionale. Ma serve anche a reclutare personale, quadri intermedi, tecnici. Coloro che dispongono di quelle competenze che i Talebani – maldestri governanti al tempo dell’Emirato e poi feroci guerriglieri – non hanno».
I soldi come ultima arma degli Stati uniti sui Talebani. Washington ha congelato circa 9,5 miliardi della Banca centrale afghana, convincendo anche il Fondo monetario internazionale a congelare dei prestiti. Mossa probabilmente sbagliata e quasi certamente inutile, visto che due analisti di grande prestigio, già sul New York Times del 18 agosto, spiegano che i soldi verranno dalle rotte commerciali e dai posti di confine. I primi a essere conquistati, va ricordato, nella campagna militare che ha portato a Kabul.
Secondo un’analisi condotta da The Intercept, l’acquisto di 10mila dollari in azioni tra i principali fornitori militari del governo Usa (Boeing, Raytheon, Lockheed Martin, Northrop Grumman e General Dynamics) effettuato il 18 settembre 2001 -inizio della campagna afghana- varrebbe oggi, con utili reinvestiti, oltre 97mila dollari. Rendimento dell’872%. Lettura politica di Francesco Vignarca e Giorgio Beretta, esponenti dei movimenti pacifisti e per il disarmo, ma numeri incontestabili. Un semplice accenno sul tema, per ora, legato comunque alla stretta e drammatica attualità di oggi.