Esercito afghano fasullo per rubare. Con le armi Usa abbandonate i talebani potenza militare

Mentre ancora il nuovo Afghanistan talebano prende forma nei timori del mondo e nel terrore ancora di molti afghani, cerca di capire come possa essere accaduto l’impossibile che stiamo vivendo.
Dopo 20 anni di guerra crudele, tante vite e una montagna di soldi persi, vite e soldi anche italiane, scopriamo che lo Stato dell’Afghanistan messo su dagli americani, in realtà non esisteva. Non esisteva una autorità politica credibile, non esisteva un esercito credibile tanto pletorico ed armato, quanto inconsistente. Anzi, spesso inesistente, inventato sulla carta per rubare.

Nel frattempo i talebani, da formazione di guerriglia diventano potenza militare con gli armamenti americani abbandonati dell’esercito afghano dissolto.

Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction

“Sigar”, acronimo per “Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction”. Un organismo incaricato non solo di pianificare l’esborso di risorse finanziarie e il loro impiego, ma anche di monitorare la situazione sul campo. Insomma, il Sigar non si occupava solo di dollari, ma fotografava anche i progressi politici e sociali del Paese. Offrendo suggerimenti al Congresso e, per la proprietà transitiva, anche al Dipartimento di Stato, al Pentagono e, soprattutto, al Presidente.

Fotografia di uno Non Stato

I report del Sigar, tra cui in particolare l’ultimo, che è del 30 luglio, esaminano la destinazione dei fondi stanziati per l’Afghanistan e sottolineano tutte le aree grigie del loro utilizzo e gli sprechi conclamati. Inoltre si occupano delle carenze amministrative del governo afghano, con speciale attenzione ai problemi della burocrazia, dell’ordine pubblico e delle forze armate. Una sezione, in particolare, è dedicata “agli errori da non ripetere” e mette in evidenza la necessità di uno screening continuo, per verificare come le risorse siano effettivamente impiegate sul campo.

Esercito a peso d’oro

Ma il dato folle di tutto il documento, che mette sul banco degli imputati non solo l’esecutivo Usa, ma anche l’intera classe politica d’oltreoceano, è che il Sigar avvisa tutti: dieci anni fa in Afghanistan c’erano 110 mila soldati americani, ad agosto ne resteranno meno di mille. E a fronteggiare i talebani, quindi, ci dovrà pensare solo l’esercito governativo addestrato a peso d’oro dall’US Army. Si parla di una cifra ben superiore agli 80 miliardi di dollari. A Washington erano certi di poter contare su una “finestra” di sicurezza di sei mesi-un anno. E questo perché la somma delle forze in campo dava 350 mila governativi da un lato e 50-100 mila talebani dall’altro.

L’esercito ingigantito per rubare

Poi, diversi analisti e qualche giornalista hanno scoperto una truffa da magliari, architettata da diversi generali dell’esercito governativo afghano. Questi ultimi gonfiavano a dismisura la lista delle reclute da addestrare e arruolare, che esistevano solo sulla carta e nelle buste paga. Washinton sganciava dollari senza fiatare, che finivano regolarmente nelle tasche degli ufficiali. Dei soldati neppure l’ombra. Così, quando si è trattato di contrastare l’avanzata talebana, i conti al Pentagono non sono più tornati. Infatti, quelle brigate che erano costate un sacco di dollari esistevano solo sui brogliacci dell’ufficio-stipendi.

Ora i talebani sono bene armati

Il video delle armi abbandonate all’aeroporto di Kabul durante la fuga delle truppe americane è tra le immagini simbolo delle riconquista talebana. L’arsenale e le strutture abbandonate hanno subito trovato nuovi padroni. Non solo armi da fuoco e munizioni ma anche artiglieria pesante e veicoli corazzati, tra cui centinaia di Humvees, del valore di milioni di dollari. Strumenti che Washington ha fornito alle forze afghane per riarmarle, istruirle e renderle autonome. Secondo un funzionario del Dipartimento della Difesa, le attrezzature di cui si sono impossessati i talebani sarebbero una quantità enorme.

Una nuova potenza militare

Decine di carri armati T-55 e T-60, mezzi corazzati come MSFV e MaxxPro, elicotteri, attrezzature per le operazioni notturne, Uav (velivoli senza equipaggio), lanciarazzi multipli Grad, obici D-30 da 122 mm, M114A1 da 155 mm, centinaia di mortai nonché diversi M4 e fucili M16 potrebbero in questo momento essere in possesso dell’Emirato islamico, elenca Lorenzo Santucci sull’HuffPost. Tutti materiali altamente sofisticati che gli insorti potrebbero non riuscire a utilizzare nella giusta maniera (come non era facile per l’esercito nazionale considerato il livello delle truppe). Armamenti in pronte vendita dall’Asia al Medio Oriente, in aree già altamente infiammabili.

Esercito afghano per campare

Afghanistan ancora legato alle milizie locali e l’ipotesi di combattere come fonte di guadagno. «Il denaro non può comprare la volontà. Non puoi acquistare la leadership», ha detto il portavoce del segretario della Difesa degli Stati Uniti, Kohn Kirby. Molti di loro che non sono scappati ma, rimasti senza soldi né cibo, si sono arresi di fronte l’avanzata dei talebani. «Gli insorti hanno giocato inoltre sul fattore corruzione, un germe diffuso anche al vertice dell’esercito e su cui gli alleati occidentali non sono riusciti a offrire alcun apporto significativo per contenerlo».

‘Bakshish’ e corruzione diffusa

Il carburante e pezzi di ricambio forniti da Washington, per esempio, sono stati rivenduti al prezzo maggiore, a volte anche ai talebani, cita ancora Lorenzo Santucci. «Gli stessi che da diversi mesi hanno continuato a stringere accordi con i funzionari governativi dei villaggi rurali con cui offrivano denaro in cambio di armi. Dinamiche che hanno motivato i funzionari statunitensi a fornire la maggior parte dell’assistenza al di fuori dei canali del governo afghano», scrive nel suo rapporto il SIGAR, lo  Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction da cui siamo partiti.

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