
I talebani hanno permesso ai loro combattenti di entrare nelle aree della capitale Kabul che sono state evacuate dalla polizia e dalle altre forze dell’ordine per «mantenere la legge e l’ordine. La decisione è stata presa per evitare il rischio di furti e rapine in assenza di polizia e altro personale di sicurezza», ha affermato il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid.
In precedenza, l’ordine per i talebani era di «attendere alle porte della città, senza entrare». Gli insorti sono stati in ogni caso visti all’interno della capitale, ma la maggior parte di loro era rimasta nella periferia di Kabul, con confermando l’idea di non voler prendere la capitale con la forza. I talebani hanno chiesto ai loro combattenti di non entrare nelle case o interferire negli affari personali della popolazione.
«Non abbiate paura dei talebani, ha detto Zabihullah Mujahid ai residenti di Kabul.
«E negoziatori talebani si sono diretti al palazzo presidenziale per arrivare ad un trasferimento pacifico dei poteri», scrive l’agenzia ANSA. «Una transizione che il ministro dell’Interno afghano ad interim, Abdul Sattar Mirzakwal, ha confermato, assicurando che la capitale non sarà attaccata e che ci sarà un “pacifico passaggio di poteri verso un governo di transizione”».
Secondo fonti diplomatiche citate dai media internazionali, sarà l’ex ministro dell’Interno afghano ed ex ambasciatore in Germania Ali Ahmad Jalali, a guidare il governo di transizione dopo che saranno ufficializzate le dimissioni del presidente Ashraf Ghani, al momento scomparso. Secondo diverse fonti e ribadito dall’agenzia locale Tolonews, Ghani avrebbe già lasciato il Paese.
I talebani hanno anche rivendicato il controllo della base aerea e della prigione di Bagram, alla periferia di Kabul, ‘ex roccaforte del contingente statunitense. Un complesso arrivato a contenere fino a 10 mila soldati che è stato una delle basi più importanti nell’offensiva contro gli insorti e al-Qaeda per circa 20 anni. Fino al mese scorso, quando l’esercito americano è partito nel cuore della notte.
Secondo il Cremlino, la situazione in Afghanistan resta fluida, e il passaggio di poteri ai Talebani non sarebbe cosa certa, e la commissione Difesa della Duma, la camera bassa del parlamento russo, ha chiesto che l’Afghanistan passi sotto il controllo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Mosca sta lavorando con altri paesi alla realizzazione di una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha detto alle agenzie di stampa russe il funzionario del ministero degli Esteri, Zamir Kabulov. Mossa diplomatica tutta ancora da valutare per i suo reali obiettivi.
La gente sta scappando da Kabul anche in auto, causando lunghe code di traffico in uscita dalla città. Alcune persone, secondo quanto viene riferito, abbandonano i veicoli fermi in coda e proseguono a piedi verso l’aeroporto per gli ultimi voli internazionali ovviamente organizzati dai governi per il loro personale d’ambasciata e dintorni.

L’ambasciata Usa svuotata in 72 ore, elicotteri americani in azione, ma nella notte, ad evitare la immagini drammatiche e vergognose di Saigon sul tetto dell’ambasciata Usa. Ancora questa mattina alcuni elicotteri sono invece atterrati vicino all’ambasciata degli Stati Uniti. Il Regno Unito completerà il ritiro del proprio personale e collaboratori afghano entro domani.
Decisione politica a inseguire l’incredibile velocità militare. E ora via di corsa italiano da Kabul che poteva essere fatto prima con minori paure e fretta. «Un ponte aereo assicurato con voli commerciali il 16 agosto e dal 17 proseguirà con aerei KC767 dell’Aeronautica Militare», fa sapere lo Stato Maggiore della Difesa. Presenza militare italiana in aeroporto, «fino all’imbarco dell’ultimo collaboratore, fino a quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno» (non è detto che le due cose coincidano), e lascerà l’Afghanistan con un C130 dell’Aeronautica Militare.
Il primo volo per Roma è previsto questa sera, alle 21.30 locali (le nostre 19). Già dalle 16 (ora italiana) il personale dell’ambasciata e i connazionali italiani che hanno risposto all’appello della Farnesina di rientrare, erano all’aeroporto di Kabul.