
In un discorso tv il neopresidente ha criticato l’attuale situazione in Iran puntando il dito contro la precedente amministrazione di Hassan Rohani per i problemi economici del Paese. «I problemi nel Paese sono dovuti da un lato ad ostilità da parte di nemici e dall’altra da questioni interne, che hanno minato la fiducia della popolazione nel sistema. Non faremo affidamento sugli stranieri», ha dichiarato Raisi
«Da oggi, la mia amministrazione seguirà un programma urgente e a breve termine per rimuovere i dieci problemi più importanti del Paese, compresi quelli relativi alla carenza di budget, investimenti, inflazione, diffusione del coronavirus, carenza di acqua ed elettricità». Più o meno l’evocazione di un miracolo.
Nelle ultime 24 ore in Iran sono stati registrati oltre 37mila casi di Covid, il dato giornaliero più alto dall’inizio della pandemia Nel Paese altri 411 decessi, mai così tanti negli ultimi tre mesi, per arrivare agli oltre 91 mila morti dall’inizio della pandemia. Per le autorità di Teheran si tratta della “quinta ondata” del virus. La ‘guida suprema’, ayatollah Ali Khamenei, ha ordinato al governo di discutere la possibilità di imporre un lockdown di due settimane.
Per il principio della giurisdizione universale un tribunale di Stoccolma apre un procedimento su un massacro iraniano. Era l’estate del 1988 in Iran, quando migliaia di oppositori politici vengono prelevati dalle loro celle e portati di fronte alla “commissione della morte” per essere poi giustiziati senza processo e senza possibilità di difendersi. Tra i quattro giudici che ordinano quelle esecuzioni c’è anche un ventottenne ambizioso che, nonostante la giovane età, è già vice procuratore a Teheran. Si chiama Ebrahim Raisi, da stamane nuovo presidente della Repubblica islamica d’Iran.