
Anche in una Cina ancora pressoché blindata agli ingressi internazionali la variante Delta rappresenta una minaccia. Tra giovedì e venerdì sono stati segnalati nuovi casi di Covid nella città di Nanchino, nella provincia orientale del Jiangsu, dove un focolaio partito dall’aeroporto ha provocato la diffusione dell’infezione in altre 26 città cinesi in poco più di una settimana. Benché il numero dei casi resti decisamente basso rispetto a quelli registrati nel 2020, quando cominciò la pandemia, in Cina c’è molta preoccupazione per questi nuovi contagi, tanto che il Global Times, giornale controllato dal Partito comunista cinese, ne ha parlato come del «focolaio più esteso dopo quello di Wuhan», la città da cui iniziò la diffusione del virus nel mondo.
Secondo le autorità sanitarie cinesi, il contagio ha avuto origine da un volo cargo in arrivo dalla Russia: «a causa di misure di pulizia e protezione non conformi agli standard, è possibile che alcuni membri dello staff siano stati infettati, causando la diffusione del virus tra il personale delle pulizie». Fattore che ha facilitato la propagazione della malattia dal Sud della Cina fino all’estremo Nord-Est, provocando la formazione di nuovi cluster.
Tra le zone più colpite quella di Zhangjiajie, noto sito paesaggistico del paese, dove il 22 luglio quattro persone infette che erano state all’aeroporto di Nanchino hanno preso parte a un evento culturale con 2.800 persone, segnala Alessandra Colarizi sul Manifesto. Le autorità cittadine hanno richiesto la chiusura di tutte le mete turistiche, cinema e teatri, vietando inoltre gli assembramenti per contenere la diffusione della malattia «La rapida diffusione del virus minaccia l’alta stagione turistica, mentre l’approssimarsi delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 lascia presagire nuove restrizioni, con possibili ripercussioni per la crescita economica».
Le autorità di Nanchino hanno sospeso tutti i voli fino all’11 agosto, e hanno avviato un test di massa per i 9,3 milioni di abitanti della città. Sono state inoltre rafforzate le restrizioni all’ingresso e all’uscita per i residenti, alcuni trasporti pubblici sono stati sospesi e agli autisti di taxi è stato detto di non uscire dai confini della città. A causa del nuovo focolaio molte altre città hanno deciso di intensificare i test sui possibili contatti dei contagiati e sulle persone che nei giorni scorsi sono state a Nanchino o nelle città in cui sono stati rilevati casi.
Nonostante le misure preventive a difesa della capitale, due casi sono stati segnalati anche a Pechino, dove il governo municipale ha provveduto a isolare nove complessi residenziali, limitando gli spostamenti di oltre 41.000 persone. A livello nazionale sono 18 i contagi collegati a Zhangjiajie. Da ieri l’Amministrazione per l’immigrazione ha persino smesso di rilasciare e rinnovare i passaporti per scopi non urgenti per cercare di ridurre al minimo i viaggi all’estero. Ma i disagi non interessano solo la popolazione cinese.
Preoccupazioni per le ferree disposizioni anti-Covid sono state sollevate anche dalle missioni diplomatiche che, durante un forum organizzato venerdì a Pechino, hanno perorato la causa delle centinaia di migliaia di studenti stranieri, a cui non è stato permesso di tornare nel paese a causa del mancato rilascio dei visti. Allo stato attuale, mancano i presupposti per un rapido ritorno alla normalità. Soprattutto considerati i timori per la dubbia efficacia dei vaccini cinesi contro la variante Delta. Secondo le autorità di Nanchino, alcune delle persone infette classificate tra i casi «gravi» erano state precedentemente immunizzate.
Il rapido aumento dei contagi ha riacceso il dibattito sulla cattiva gestione della crisi sanitaria in alcune aree del paese. La Commissione centrale per l’ispezione disciplinare, organo di controllo del Partito comunista cinese, giovedì ha criticato pubblicamente la gestione dell’aeroporto, accusando le autorità aeroportuali di negligenza e di non aver attuato tutte le misure di prevenzione e controllo necessarie per impedire la diffusione dei contagi. Messaggio ribadito durante un incontro tra i funzionari del partito e le autorità sanitarie, in cui i presenti hanno esortato l’amministrazione locale ad assumersi la «responsabilità politica di prevenire la diffusione del virus nelle altre città».