
Ventinove cambi di ministri il soli 2 anno e mezzo di governo. L’ultima sostituzione riguarda il ministero ritenuto politicamente più importante, la “Casa Civil”, una sorte di coordinazione generale di governo, che viene affidata al senatore Ciro Nogueira, esponente di spicco del PP, partito progressista (solo nel nome, in realtà è di centrodestra).
Lo stesso Nogueira è stato in passato alleato di ferro di Lula e Dilma, poi di Michel Temer e ora si presta ad aiutare Bolsonaro nel momento forse più difficile da quando governa il Brasile.
«Il presidente è sotto pressione, la sua propensione allo scontro non lo aiuta quando c’è da costruire ponti, allearsi con i vecchi lupi di Brasilia viene bene pensando al futuro. Potranno venire nuovi rimpasti, c’è da trovare spazio per i diversi leader centristi e, così facendo, sfoltire la cosiddetta ala ideologica, i pasdaran trumpiani, ultraconservatori e negazionisti che potrebbero fargli perdere voti invece che conservarli».
La CPI (commissione parlamentare d’inchiesta) del Senato sta rendendo pubblica la disastrosa gestione del suo governo rispetto alla pandemia. Non solo la follia negazionista, ma anche sospetti sempre più fondati di corruzione e cattiva amministrazione, come richiesta di una mazzetta per l’acquisto dei vaccini anti-covid o l’assurdo ritardo nella fase di maggiore emergenza.
Ogni due settimane una nuova mobilitazione per chiedere il suo impeachment. L’ultimo sondaggio vede l’ex presidente Lula da Silva ampliamente favorito (58 a 31) in un eventuale ballottaggio tra i due. «Sono, però, numeri da prendere con le pinze perché manca ancora molto (si vota ad ottobre 2022) e perché di fatto molti elettori moderati nutrono ancora la speranza di una “terza via” che non li obblighi a scegliere tra i due estremi».
Lula e Bolsonaro si alimentano a vicenda; sanno che uno cresce come antitesi all’altro, ma sanno anche che esagerando negli estremi rischiano di lasciare uno spazio troppo scoperto al centro e il Brasile, si sa, è terra di sorprese.
«Il leader negazionista non si vaccina, ma sa che le sue sorti dipenderanno da quanti brasiliani riusciranno a vaccinarsi. È stato eletto sbandierando il mantra del liberalismo economico, ma adesso invoca a una maggiore tassazione di fortune e dei dividendi delle grandi imprese nella speranza di poter lanciare un nuovo piano “borsa famiglia” (probabile un cambio di nome per assicurarsene la paternità), con il quale conquistare il voto dei più poveri. Il secondo semestre di quest’anno sarà decisivo per capire chi inizierà da favorito la corsa elettorale».