Brasile nero Bolsonaro: 550mila morti per covid, 29 cambi di ministri, corsa verso il ‘centrão’
Brasile nero Bolsonaro: 550mila morti covid e 29 cambi di ministri dopo, corsa al ‘centrão’

Superata la soglia di 550 mila morti per Covid, con il Brasile ancora nella black list globale per contagi coronavirus (è arrivata anche la variante Delta), ventinove cambi di ministri in due anni e mezzo di governo, una popolarità in calo e il fiato sul collo della commissione d’inchiesta sulla sua disastrosa gestione della pandemia) il presidente di estrema destra cerca di ricompattare i ranghi ed elaborare una nuova strategia per affrontare la lunga campagna elettorale di fatto già iniziata. L’analisi di Emiliano Guanella proposta dall’ISPI.

Bolsonaro trasformista verso il ‘centrão’

Ventinove cambi di ministri il soli 2 anno e mezzo di governo. L’ultima sostituzione riguarda il ministero ritenuto politicamente più importante, la “Casa Civil”, una sorte di coordinazione generale di governo, che viene affidata al senatore Ciro Nogueira, esponente di spicco del PP, partito progressista (solo nel nome, in realtà è di centrodestra).

«Nogueira è un nome pesante perché rappresenta il cuore del cosiddetto “centrão”, quella mezza dozzina di partiti di centro che pesano per più della metà del Congresso risultando decisivi per la continuità di un governo nei passaggi legislativi più delicati come l’approvazione della manovra finanziaria o delle riforme più importanti. Il “centrão” non ha una vera ideologia politica, oscilla secondo la convenienza tra destra e sinistra, l’unico vero baricentro è stare al potere».

Lo stesso Nogueira è stato in passato alleato di ferro di Lula e Dilma, poi di Michel Temer e ora si presta ad aiutare Bolsonaro nel momento forse più difficile da quando governa il Brasile.

Rimpasti a inseguire clienti al centro

«Il presidente è sotto pressione, la sua propensione allo scontro non lo aiuta quando c’è da costruire ponti, allearsi con i vecchi lupi di Brasilia viene bene pensando al futuro. Potranno venire nuovi rimpasti, c’è da trovare spazio per i diversi leader centristi e, così facendo, sfoltire la cosiddetta ala ideologica, i pasdaran trumpiani, ultraconservatori e negazionisti che potrebbero fargli perdere voti invece che conservarli».

La commissione parlamentare d’inchiesta

La CPI (commissione parlamentare d’inchiesta) del Senato sta rendendo pubblica la disastrosa gestione del suo governo rispetto alla pandemia. Non solo la follia negazionista, ma anche sospetti sempre più fondati di corruzione e cattiva amministrazione, come richiesta di una mazzetta per l’acquisto dei vaccini anti-covid o l’assurdo ritardo nella fase di maggiore emergenza.

Protesta e gli ‘opposti estremismi’

Ogni due settimane una nuova mobilitazione per chiedere il suo impeachment. L’ultimo sondaggio vede l’ex presidente Lula da Silva ampliamente favorito (58 a 31) in un eventuale ballottaggio tra i due. «Sono, però, numeri da prendere con le pinze perché manca ancora molto (si vota ad ottobre 2022) e perché di fatto molti elettori moderati nutrono ancora la speranza di una “terza via” che non li obblighi a scegliere tra i due estremi».

Lula e Bolsonaro si alimentano a vicenda; sanno che uno cresce come antitesi all’altro, ma sanno anche che esagerando negli estremi rischiano di lasciare uno spazio troppo scoperto al centro e il Brasile, si sa, è terra di sorprese.

Bolsonaro rischiatutto

«Il leader negazionista non si vaccina, ma sa che le sue sorti dipenderanno da quanti brasiliani riusciranno a vaccinarsi. È stato eletto sbandierando il mantra del liberalismo economico, ma adesso invoca a una maggiore tassazione di fortune e dei dividendi delle grandi imprese nella speranza di poter lanciare un nuovo piano “borsa famiglia” (probabile un cambio di nome per assicurarsene la paternità), con il quale conquistare il voto dei più poveri. Il secondo semestre di quest’anno sarà decisivo per capire chi inizierà da favorito la corsa elettorale».

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