
‘Dignitatis Humanae Institute’, titolo latino a copertura culturale e religiosa per una operazione tutta politica pensata in inglese-americano da Steve Bannon, l’anima colta e nera del clan presidenziale di Donald Trump (finito in carcere e poi graziato dallo stesso presidente in uscita). Bannon voleva trasformare la duecentesca Certosa di Trivulti, ormai abbandonata dagli ultimi monaci cistercensi, in una esclusiva accademia per formare i ‘quadri alti’ dei sovranisti nazionale-populisti del mondo.
Ma «Sotto il sole cocente delle 5 del pomeriggio e a bordo di una vecchia Fiat Uno strapiena di scatoloni e vettovaglie, Benjamin Harnwell, presidente del “Dignitatis Humanae Institute”, ha lasciato la Certosa di Trisulti», racconta su Avvenire Igor Traboni.
Arriva così a conclusione, dopo due anni e mezzo, una vicenda fatta di ricorsi e controricorsi, con la parola fine messa dalla Cassazione.
Tutto era nato a febbraio del 2018 quando la Certosa, dopo che i Cistercensi di Casamari l’avevano lasciata per carenza di vocazioni, era stata data in gestione alla “Dignitatis”, con tanto di assegnazione da parte del ministero, sulla base di requisiti falsi, come denunciato a suo tempo da alcune associazioni del territorio e come rilevato e accolto prima da una inchiesta della Procura di Frosinone e infine dal Consiglio di Stato.
Il ministero ha quindi revocato la concessione e a nulla sono valsi i vari ricorsi presentati dall’associazione sovranista.
A questo punto, però, si apre la pagina legata al futuro di questo immenso complesso architettonico, storico e religioso, con tanto di chiesa e annessa biblioteca nazionale. «Già nelle settimane scorse si è costituita “Trisulti bene comune”, una rete di associazioni che ha come obiettivo la restituzione della Certosa al territorio e alle finalità che sono proprie della sua storia, proponendosi nello stesso tempo di valorizzarla», segnala ancora Traboni. «Associazioni che si erano anche costituite nel giudizio e che ora hanno nominato alla presidenza l’ex consigliera regionale Daniela Bianchi».
Ieri si è mossa anche la Regione Lazio che ha sottoscritto un accordo con il Ministero e la direzione regionale dei Musei del Lazio: «In questo momento storico c’è bisogno di investire sulla cultura e sulle bellezze del patrimonio artistico del nostro Paese. Per questo faremo la nostra parte e lavoreremo per renderla fruibile al pubblico. È un luogo bellissimo. Un esempio importante di rinascita per il Lazio e per l’Italia che restituiremo al mondo», ha detto il presidente della Regione Nicola Zingaretti.
Nel 2016 l’edificio viene incluso nella lista dei «13 gioielli del patrimonio culturale italiano attualmente chiusi o poco valorizzati che saranno gestiti da privati» compilata dal ministero e lì rimasta. Poi arriva il cardinale Raymond Leo Burke coadiuvato da Steve Bannon e dal suo ufficiale di collegamento a Roma, il fedelissimo Benjamin Harnwell. Non è chiaro che si assume l’onere dei 100mila euro l’anno di affitto.
Il cardinale Burke, già prefetto della Segnatura apostolica, è stato patrono dell’Ordine di Malta sino al commissariamento da parte della Santa Sede. A lui fa riferimento l’arcipelago teocon, decisamente critico sulle riforme di Papa Francesco.
Attorno a Burke è riunita l’ultradestra cattolica americana. Con una posizione di rilievo, anche monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti che con il suo memorandum ha chiesto le dimissioni del Papa e che oggi vive proprio negli Usa, dove riceve sostegno dagli oppositori più strenui del pontificato di Bergoglio.
L’ex guru di Donald Trump, aveva allora annunciato che «Dignitatis Humanae Institute – Schola Palatina» – sede alla Certosa, aveva lo scopo di recuperare, coltivare e diffondere ampiamente la dottrina della antica saggezza insieme con i precetti cristiani, e corsi di leadership per politici cattolici conservatori», con un programma elaborato col cardinale Burke.